Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ott – Nov 2018 |
Colpa di una elevata percezione del rischio Paese. Per il futuro del decennale italiano saranno decisive le azioni del governo del cambiamento. Con lo spread pronto a infiammarsi
Fabrizio Santin, portfolio manager di Pictet Asset Management
Il decennale italiano soffre. E la colpa è di una percezione del rischio Paese oltremodo elevata. Rischio che è facilmente leggibile nell’andamento dello spread, tornato a sfiorare ad agosto i 300 punti base contro il Bund tedesco. “Il giusto valore dello spread Btp-Bund è su valori significativamente più bassi rispetto ai 300 punti base registrati ad agosto – dice a Focus Risparmio Fabrizio Santin, portfolio manager di Pictet Asset Management – Parlo di un valore intorno a 150 punti base, anche grazie a un avanzo primario stabilmente in territorio positivo. Tuttavia la strada per ritrovare la fiducia degli investitori sarà lunga e la prossima legge di bilancio sarà soltanto il primo passo. Speriamo nella giusta direzione”. Non è un caso che tra maggio e giugno ci sia stata una vera e propria fuga dai Btp, con gli investitori stranieri che hanno venduto circa 57 miliardi di euro di titoli di Stato.
Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim
A maggio 34 miliardi e a giugno 23, secondo i bollettini di Banca d’Italia. E ora per capire cosa succederà il mercato guarda con attenzione al governo del cambiamento, che è il vero termometro di spread e Btp. Come dimostrano i fatti. “L’insediamento del governo gialloverde è dell’inizio di maggio: non è una casualità che il deflusso dai titoli di Stato italiani sia iniziato da lì. Le ragioni si trovano in prima battuta nelle incertezze che nascono dal contestualizzare l’azione di un governo che si pone in termini di rottura rispetto ai precedenti esecutivi – ci ricorda Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim – La seconda fase è quella della retorica antieuropeista sempre più accesa: flat tax, revisione della legge Fornero e reddito di cittadinanza, nonostante i risicati margini di manovra in termini di reperimento delle risorse finanziarie necessarie, vengono chiesti giorno dopo giorno anche a costo di dover scardinare i paletti del rigore finanziario sancito da Bruxelles”. Tuttavia il recupero dei mercati nel mese di settembre e la contrazione dello spread Btp-Bund ci dicono che i margini per fare passi indietro ci sono. “È stato sufficiente infatti un atteggiamento più aperto da parte del governo populista verso il rispetto del rigore finanziario per innescare un rimbalzo che la dice lunga sulle preoccupazioni e sul posizionamento dei mercati in un contesto del genere – argomenta Cesarano – Possiamo dire che la manovra 2019 è certamente determinante per riportare gli investitori stranieri a investire nel debito italiano: in prospettiva sarà importante anche il giudizio sul rating che arriverà da S&P e Moody’s a fine ottobre”, conclude.
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