I multipli del mercato americano sono in linea con le medie storiche: il p/e è a 16,2 nei 12 mesi e gli utili nel range 5-8%. Le azioni non sono a sconto, ma l’economia resta solida e nuovi rally sono possibili
Marco Piersimoni, senior investment manager di Pictet Asset Managament
La stagione delle trimestrali Usa ha mostrato una corporate apparentemente indebolita con bilanci che hanno riportato cali degli utili in molti casi inattesi e che non hanno risparmiato neppure aziende di settori anticiclici, come l’alimentare. Come vanno interpretati questi numeri?
“L’indebolimento degli utili ha diversi motivi – spiega a Focusrisparmio.com Marco Piersimoni, senior investment manager di Pictet Asset Managament – Il primo è di natura tecnica: il confronto rispetto ai numeri del 2018 è particolarmente sfidante, visto che la crescita degli utili (+24%) è imputabile per un terzo alla riforma fiscale. In secondo luogo, il rallentamento congiunturale peserà sui risultati aziendali del 2019, così come la normalizzazione dei margini di profitto per le imprese. La remunerazione per gli azionisti, intesa come dividendi e buyback è stata in linea con il passato”.
Nadia Grant, responsabile azionario Usa di Columbia Threadneedle Investments
Tuttavia, i dati di bilancio non tengono conto di quanto è avvenuto sui mercati negli ultimi due mesi. “Il mercato ha sperimentato un solido rialzo a gennaio e febbraio, recuperando gran parte della correzione accumulata nell’ultima parte del 2018 – aggiunge Nadia Grant, responsabile azionario Usa di Columbia Threadneedle Investments – grazie a un approccio rivisto in chiave dovish da parte della Fed e all’ottimismo rispetto alle trattative in corso tra Cina e Usa sul commercio. Il risultato è che i p/e prospettici sono tornati a essere in linea con le medie storiche. Ci appare una condizione fair, in quando i fondamentali dei mercati Usa restano solidi: l’economia domestica è attesa crescere in base al potenziale, se non leggermente al di sopra e ci attendiamo che gli utili si incrementino in linea con le medie storiche, nel range 5-8%”.
Dunque, non c’è nessun rischio eccessivo all’orizzonte. Il mercato Usa tratta a 16,2 volte gli utili dei prossimi 12 mesi: questo dato è leggermente superiore alle medie di lungo periodo ma nulla di preoccupante. Certamente non sono i multipli particolarmente depressi, e come tali interessanti, di inizio anno, ma la discesa dei tassi reali li rende accettabili per gli investitori. Così, nonostante un ciclo rialzista durato dieci anni, Wall Street potrebbe essere ancora appetibile.
“L’occasione basata sul caso valutativo di inizio anno non è più presente, anzi guardando avanti le stime sulla crescita dei profitti (+6,5% per i prossimi 12 mesi) sembrano ancora ottimiste – conclude Piersimoni – Funge da supporto l’atteggiamento attendista della Fed, completamente diverso rispetto a quanto minacciato ad inizio anno. Infine, questo rally è stato poco amato e molti investitori sono rimasti alla finestra: questo può lasciare spazio ad un ultimo spunto rialzista”.
Tentori (Axa Im): “Ci aspettiamo da parte delle banche una contrazione delle condizioni di credito alle famiglie e alle piccole e medie imprese che sarà la causa del rallentamento economico negli Stati Uniti per questo e per il prossimo anno”