Guerra Commerciale, la Cina ha più da perdere rispetto agli Usa
L'analisi di Léon Cornelissen, Chief Economist di Robeco. Intanto il Pil cinese rallenta
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Il Fondo monetario internazionale ha confermato sugli Usa la sua attesa di una crescita del Pil del 2,9% nel 2018 e del 2,7 per cento il prossimo anno. Eppure, solo pochi giorni fa lo spread tra i Treasury Usa a 10 anni (2,85%) e 2 anni (2,59%) era crollato ad appena 26 punti base. Un movimento prodromico di una inversione della curva che è il segnale che gli investitori temono l’avvicinarsi di una recessione. In effetti il rischio esiste, nonostante le previsioni, non solo di Fmi, siano ancora piuttosto rosee.
“Le politiche fiscali espansive stanno temporaneamente alimentando un’economia statunitense già forte e, di questo passo, potrebbero condurre una poco lungimirante Federal Reserve a una politica esageratamente restrittiva”, dice Craig Burelle, macro strategies research analyst di Loomis Sayles, che precisa: “politiche eccessivamente aggressive della Fed e tensioni commerciali potrebbero attenuare il quadro previsionale. In particolare, un innalzamento dei tassi eccessivamente brusco potrebbe invertire la curva dei rendimenti, stimolare l’ampliamento dei differenziali di credito e generare una più ampia volatilità degli asset rischiosi, rallentando l’economia”. La retorica protezionistica, inoltre, riduce la propensione al rischio perché l’economia globale è profondamente connessa tramite scambi commerciali e questo potrebbe posticipare le spese in conto capitale e altri investimenti, riducendo il potenziale di crescita economica.

Una visione condivisa anche se si affronta la questione da un punto di vista diverso, quello di uno stock picker come Amiral Gestion. “Da tre anni siamo sottopesati sull’indice Usa, basandoci sull’analisi dei fondamentali. In particolare lo Schiller P/E Ratio mostra che a fronte di una media storica a dieci anni di 16,5 volte, oggi l’S&P 500 tratta a 24. Decisamente sopravvalutato, per cui la nostra quota in quel mercato è di appena il 6% contro il 55% del benchmark”, afferma Francisco Rodríguez D’Achille, head of institutional business development di Amiral Gestion.
Antenne drizzate dunque sullo scenario Usa, anche se Rodriguez ritiene “positivo lo scenario in cui a un aumento dei tassi da parte della Fed farà fronte una riduzione dei prezzi dell’obbligazionario che negli ultimi anni ha avuto un comportamento artificiale. Ed è giusto, come è stato necessario precedentemente l’intervento delle banche centrali, che si torni a una normalizzazione, a una situazione in cui sono le forze del mercato a determinare i prezzi degli asset”. Dunque, per continuare a puntare sul mercato statunitense la strada maestra sarà lo stock picking, tanto più in un momento in cui la volatilità è tornata a padroneggiare sui listini. “Oggi facciamo fatica a trovare titoli con una valutazione corretta sul mercato Usa – conclude Rodriguez – ma abbiamo in portafoglio delle posizioni storiche su azioni che continuiamo a ritenere promettenti. Alcune, marginali, nei settori di servizi e turismo; la più pesante in Berkshire Hathaway holding di investimento tra le più grandi del mondo, il cui amministratore delegato nonché presidente è Warren Buffett”.
