Sell-off Usa, nessuna ragione sostanziale
La causa di questa massiccia ondata di vendite non va ricercata in un singolo catalizzatore, quanto piuttosto in un'ampia serie di rischi, abbinata a un posizionamento estremo
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ott – Nov 2018 |

Martedì 6 novembre 2018. È la data che rende incandescente la poltrona del presidente Usa, Donald Trump. In quel giorno i cittadini degli Stati Uniti voteranno per l’elezione di 470 senatori del Congresso e il risultato sarà cruciale per le politiche che il Tycoon intende attuare e per cui ha necessità dell’appoggio di una larga maggioranza repubblicana. Che potrebbe non esserci: lo sostengono i sondaggi, secondo cui i livelli di approvazione di Trump sono bassi (si pensi che sia Bush sia Obama durante l’intero primo mandato non toccarono mai l’attuale livello di Trump, oggi in media stimato al 41,5%) e il rapporto con parte del partito non è idilliaco. Le elezioni Usa di mid-term sono un banco di prova del governo in carica. Esiste al riguardo una sola certezza, secondo la statistica, ovvero che il partito del presidente perde dei seggi. La vera domanda di quest’anno è quanti seggi perderà Trump e se perderà o meno la maggioranza in una o entrambe le Camere del Congresso. “Penso, ed è la mia ipotesi di base – dice a Focus Risparmio David Ross, gestore di Echiquier World Equity Growth di La Financière de l’Echiquier – che i Democratici si aggiudicheranno una maggioranza risicata in entrambe, generando parecchia volatilità per gli investitori, viste le indagini politicamente motivate promosse contro l’amministrazione Trump”.
Il riferimento è in particolare alla vicenda che ha visto il 21 agosto scorso Michael Cohen, l’ex avvocato di Trump, dichiararsi colpevole di otto reati federali commessi. E Paul Manafort, coordinatore della campagna elettorale del nostro, essere incriminato per altri otto capi di accusa: i reati commessi vanno dalla frode fiscale alla violazione della legge sul finanziamento della campagna elettorale.
Le notizie sono state talmente dirompenti che si è anche parlato nuovamente di impeachment. Il Presidente da parte sua non ha certo contribuito a rasserenare gli animi. La sua condotta poco ortodossa ha testato in continuazione i limiti che stabiliscono ciò che è permesso e ciò che non è permesso al presidente. Come se non bastasse sono emerse dal passato recente e lontano di Trump una lunga serie di vicende controverse che hanno gettato dei dubbi, secondo i detrattori, sull’adeguatezza del presidente a ricoprire l’ufficio. Comunque, è difficile che il tycoon venga sfiduciato, ma c’è una crisi politica evidente che impone di restare vigili. Ciò che può veramente cambiare le carte in tavola sarebbe l’accumularsi di ulteriori elementi compromissori nell’ambito di qualcuno dei numerosi procedimenti giudiziari, scandali o presunti tali in cui il Presidente è direttamente o indirettamente coinvolto. A quel punto l’opinione pubblica e il partito Repubblicano potrebbero veramente voltare le spalle al Presidente. Sarebbe senza precedenti, ma senza precedenti per molti versi è stata anche l’elezione di Trump alla Casa Bianca. A quel punto le elezioni di mid-term di novembre potrebbero trasformarsi in un referendum. Nella democrazia americana l’ultima parola come al solito spetterà al popolo, the people.
