L’esperto è abbastanza ottimista e vede possibilità interessanti in settori come le Tlc, le Utilities “verdi” o in transizione verso il green, il settore auto. L’economia europea? La ripresa non sarà tanto rapida
Gherardo Spinola, Chief Investment Officer di IMPact SIM
Le reazioni istintive non premiano e in occasione di eventi estremi e dalle conseguenze imponderabili non sempre è saggio attivare strategie di protezione, che possono far perdere le occasioni di rimbalzo qualora i mercati si riprendessero rapidamente (come in effetti è avvenuto). è Questa l’opinione di Gherardo Spinola, Chief Investment Officer di IMPact SIM, che nella fase più difficile ha aumentato l’esposizione azionaria.
Quali sono le sue attese sull’economia europea, ci possiamo attendere una ripresa a V o forse è una prospettiva troppo ottimistica? Quali prospettive per il mercato azionario?
L’economia europea difficilmente vedrà una veloce ripresa. Ottimisticamente potremmo pensare che nel 2022 potremo tornare a vedere dei valori assoluti prossimi al 2019, tanto grande è stato l’effetto della pandemia. Per quanto riguarda il mercato azionario europeo possiamo osservare che già sconta una serie di notizie negative, in particolare nei settori più ciclici, in quelli finanziari e in alcune utilities.
Sugli Stati Uniti pesa l’incognita delle elezioni presidenziali. Pensa che questo fattore possa avere dei risvolti positivi o piuttosto si aspetta che il fattore politico possa ripercuotersi negativamente sui listini?
Il fattore politico potrebbe avere degli effetti sulla Borsa americana. Se venisse eletto Joe Biden potremmo assistere ad un presidente che seriamente può portare dei cambiamenti favorevoli alla middle class e alla low class, anche alla luce delle recenti manifestazioni anti-razzismo che si sono verificate in quasi tutti gli stati degli Usa. E questa è una possibilità poco scontata nelle aspettative degli operatori, a mio avviso.
Quali strategie avete adottato per proteggere i portafogli durante i mesi di lockdown? Avete effettuato un riposizionamento nelle ultime settimane, visto che i mercati sono più tranquilli?
In verità non abbiamo adottato strategie di protezione dei portafogli durante il lock down perché in linea di massima non lo facciamo mai di fronte ad eventi estremi e dalle conseguenze imponderabili. È mia impressione che le reazioni istintive non sempre premino. E anche in questo caso o si era così illuminati da capire già a metà febbraio la gravità della situazione, oppure il recupero dei mercati ha già reso inutile se non dannoso ogni successiva azione di riduzione dei rischi. Noi abbiamo aumentato in parte le posizioni azionarie nel periodo difficile, vedremo se sarà stata una scelta saggia.
Pensa che questa crisi abbia cambiato i paradigmi del mondo degli investimenti? In quale modo? Ad esempio è aumentata l’attenzione verso la sostenibilità?
Sicuramente l’arrivo del Covid ha accelerato dei processi che erano già in corso. Quindi, da un punto di vista funzionale abbiamo visto il proliferare dello smart working, degli ordini digitali, dell’uso della moneta elettronica, dei videogames, eccetera. L’attenzione degli investitori di conseguenza si è rivolta alle società che beneficiano di questi processi e da qui è avvenuta una forte espansione dei multipli di Borsa delle stesse. Sempre in questo senso notiamo anche un incremento di interesse verso il tema della sostenibilità, dell’ecologia e sopravvivenza del pianeta, dell’alimentazione biologica, come se più o meno inconsciamente la gente collegasse questa epidemia agli eccessi causati da una economia globale solo preoccupata a crescere a dismisura, senza riguardo dell’ambiente.
La crisi sembra aver ridato slancio ai titoli growth, alcuni dei quali vantano oggi valutazioni stellari, mentre in molte altre aree di mercato sembrano esserci titoli che ancora non si sono ripresi dai cali dei mesi scorsi. Crede che questo sbilanciamento a favore del growth sia coerente, o che in alcuni casi si possa parlare di valutazioni da “bolla”?
Possiamo affermare che lo stile cosiddetto growth investing sia stato quello premiante da ormai quasi quattro anni, con una accelerazione impressionante post pandemia. Le valutazioni sono a livelli record e soggette ad una contrazione, ma non ancora così assurde perché le prime capitalizzazioni dello S&P ormai sono degli imperi che dominano il mondo, con barriere all’ingresso nei loro business praticamente insormontabili e con il vento ancora più a loro favore di recente. Uno scenario purtroppo non allegro per l’umanità ma allegro, finora, per i loro azionisti. Biden proverà a cambiare qualcosa nelle regole ma finora queste società sono sempre uscite praticamente indenni da tentativi di regolarle o far loro pagare tasse (vedi ad esempio Facebook e lo scandalo Cambridge Analytica o la recente vittoria di Apple in appello per i 13 miliardi di euro non versati all’erario irlandese). Inoltre i bassi tassi di interesse favoriscono i titoli di crescita.
Dove si trovano oggi le opportunità di mercato più interessanti e quali sono le migliori strategie per coglierle?
Bisogna farsi delle domande per impostare i propri investimenti. Se si ritiene che nel tempo le cose torneranno più o meno come prima, allora esistono molte opportunità e soprattutto al di fuori dei settori a forte crescita. A maggior ragione se si temesse che l’epilogo di tutto questo easing monetario e spinta della spesa pubblica possa essere una futura ripresa dell’inflazione. Io tendo ad essere ottimista e quindi a vedere più opportunità nei settori che hanno sofferto maggiormente per via della crisi o che presentano crescita a valutazioni accettabili, come ad esempio le TLC, le Utilities già nell’energia verde o in transizione verso di essa, il settore auto.
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