Le pmi hanno sconfitto il Covid: per il 35% merito creditizio invariato
Modefinance: nonostante la contrazione di oltre il 33% del fatturato aggregato, la classe credito non si è deteriorata in massa. E per il 2021 si prevede un miglioramento
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Un futuro roseo attende le imprese italiane, anche se incombono diversi rischi in grado di cambiare le carte in tavola. È quanto prevede S&P Global Ratings, che stima per le aziende del nostro Paese un 2022 e un 2023 con fatturato e investimenti ancora crescita. Quattro in particolare i pericoli da tenere d’occhio, a cominciare dalle strozzature al commercio globale e dalle pressioni inflazionistiche, che già stanno rallentando la crescita dei margini di profitto, per finire con le incertezze sull’evoluzione della pandemia e la possibilità che arrivi una stretta monetaria.
La previsione è contenuta nello studio intitolato appunto “Italian corporate outlook 2022: recovery widens, with new risks”, stando al quale molti degli indicatori sono in miglioramento e la crescita dei ricavi supererà quella del Pil del Paese come avvenuto nel 2021. “Il 75% delle imprese ora ha prospettive stabili (sul rating, ndr). Gli outlook negativi sono scesi fino al 4% dal 40% di fine 2020, una ripresa forte che riflette condizioni di business migliorate”, afferma infatti l’analista del credito di S&P Global Ratings, Renato Panichi.
Gli esperti evidenziano inoltre come gli investimenti aziendali siano in forte crescita. Le società italiane prese in esame mostrano infatti una crescita del 30% per il 2021 e si prevede un aumento del 9% nel 2022. Migliora in particolare la leva finanziaria, con le società con rating speculativo in ripresa più veloce di quelle con rating d’investimento Inoltre le moratorie sul debito sono scese al 4% del debito totale dal picco del 15% di fine 2020, alla luce delle migliori condizioni di liquidità. Da segnalare però che i prestiti con garanzia statale sono ancora a 237 miliardi, il 19% del debito totale.
Il recupero dei margini sta invece rallentando, in gran parte a causa di un ritardo nel passaggio al cliente finale dell’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, i cui effetti diventeranno più visibili nel 2022.
Quanto ai pericoli, da tenere d’occhio ci sono soprattutto “le persistenti pressioni sulla catena delle forniture e le pressioni inflazionistiche, l’incertezza sulla pandemia e una stretta alle condizioni finanziarie con le banche centrali che valutano se rallentare gli acquisti”, avverte l’analista del credito Arianna Valezano.
Pesano poi anche i rischi ambientali, con il piano europeo ‘Fit for 55’ che avrà impatto soprattutto sulle società dei trasporti, automobilistiche, le utility, le aziende delle costruzioni, siderurgiche e del cemento. Secondo gli esperti Usa, insomma, le aziende dovranno sostenere costi crescenti legati alle loro emissioni dirette di CO2 e potrebbero aver bisogno di investimenti maggiori del previsto in tempi relativamente brevi.
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