Aim Italia si rifà il look e strizza l’occhio ai Pir alternativi
Al via le modifiche al regolamento e un nuovo segmento riservato agli investitori professionali. Aim Italia si rifà il look e ammicca al mondo dei Pir alternativi
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Meno interventi sul piano del debito e maggiori risorse per finanziare il capitale di rischio delle imprese, nell’ottica di promuovere una cultura del mercato che oggi manca presso le piccole e medie imprese (Pmi) del Paese.
È il succo dell’Audizione AssoAim dello scorso 15 luglio svolta nell’ambito dell’‘Indagine conoscitiva sui mercati finanziari al servizio della crescita economica’ presso la VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati.
L’associazione che riunisce le società quotate sul mercato azionario Aim Italia sottolinea al Parlamento l’importanza di misure che cerchino di capitalizzare e rafforzare le imprese italiane, concentrandosi sul lato dell’equity e non del debito, per non aggravare lo strutturale squilibrio finanziario e la bassa patrimonializzazione che caratterizzano storicamente le imprese domestiche.
Oggi infatti la presenza di investitori domestici sul listino delle Pmi di Borsa Italiana è ancora limitata. Secondo i dati dell’ultimo Osservatorio AIM stilato dalla società di advisory IR Top Consulting al 30 giugno scorso sono 109 gli investitori istituzionali presenti nel capitale delle società AIM Italia, il 77% dei quali è di diritto estero. L’investimento complessivo degli operatori istituzionali è di 570 milioni di euro.
“I risparmi privati – incentivati fiscalmente tramite fondi Pir, Pir alternativi o Eltif), ma anche assicurazioni e fondi pensione, potrebbero ulteriormente aumentare le masse disponibili per l’economia reale, se venissero sostenuti dalle risorse dello Stato”, spiega Emilia Orsini, segretario generale e responsabile delle relazioni istituzionali di AssoAIM.
L’intervento ipotizzato dall’associazione, in estrema sintesi, dovrebbe vedere come destinatari un limitato numero di operatori qualificati, selezionati da Cassa Depositi e Prestiti o dalla sua controllata Fondo Italiano di Investimento, che tramite strumenti di risparmio gestito vigilati intervengano in operazioni di patrimonializzazione di imprese che, a fronte della crisi, mantengano posizionamenti di mercato e prospettive di sviluppo. “Le quote sottoscritte con fondi pubblici – prosegue Orsini – potrebbero essere di tipo subordinato rispetto alle quote che il medesimo fondo può raccogliere da terzi, facilitando così la raccolta presso altri soggetti istituzionali”.
La segretaria generale AssoAIM è consapevole che l’intervento dovrà essere compatibile con il Temporary Framework sugli aiuti di Stato della Unione Europea ma, si legge nel resoconto della relazione, “[queste misure] servono ad assicurare alle Pmi quante più possibili fonti di finanziamento alternative”.
“La quotazione [su AIM Itlaia] e il capitale di rischio rappresentano la vera alternativa al debito per patrimonializzare le PMI italiane che esprimono il 92% delle aziende nazionali secondo la fonte Ocse ancora poco rappresentate sul listino. L’esperienza positiva di AIM e degli imprenditori delle società quotate dovrebbe far riflettere le aziende private nel valutare questo canale di finanza alternativa per la crescita”, interviene Anna Lambiase, Ceo di IR Top Consulting, nel corso della presentazione dell’Osservatorio AIM Italia in Borsa Italiana.
Oggi nell’azionariato delle società AIM Italia sono presenti 109 investitori istituzionali, di cui 25 italiani (23%) e 84 esteri (77%). L’investimento complessivo è pari a circa 570 milioni di euro, che corrisponde a circa il 9% della capitalizzazione del mercato. Sono i dati dell’Osservatorio AIM pubblicati oggi.
A livello puramente quantitativo gli investitori italiani detengono un investimento pari a 305 milioni di euro (54% del totale), gli esteri un investimento pari a 265 milioni di euro (46%).
Il numero complessivo delle partecipazioni detenute è pari a 845, che corrisponde a una media di 7,8 partecipazioni per investitore. Il valore mediano della singola partecipazione è pari a 0,2 milioni di euro. Il 23% delle partecipazioni è detenuto in società con capitalizzazione compresa tra 16-30 milioni di euro e il 22% è detenuto in società con capitalizzazione compresa tra 31-60 milioni di euro.
L’analisi degli investitori mostra che i primi tre investitori su AIM sono Banca Mediolanum (69 milioni di euro investiti), Azimut (61 milioni di euro investiti) e la banca privata svizzera Julius Bär (49 milioni di euro investiti). Poco presenti altri tipi di investitori istituzionali come fondi pensione e assicurazioni.
“Le compagnie assicurative italiane, in misura maggiore rispetto a quelle dei principali Paesi Ue, continuano a prediligere l’investimento in titoli a reddito fisso, in particolare in titoli di Stato italiani. L’investimento in titoli azionari è ancora contenuto e si nota una spiccata preferenza per gli investimenti in società del settore finanziario/bancario ed assicurativo (87%), in misura meno rilevante nel settore immobiliare (5%) e ancor meno nel settore manifatturiero (3%)”, analizza Orsini di AssoAIM.
Dai dati portati in Parlamento dall’associazione emerge che le compagnie assicurative italiane, nel 2019, hanno effettuato investimenti azionari (azioni quotate, fondi azionari e fondi di private equity) per circa 25 miliardi, con un’incidenza inferiore al 5% rispetto al patrimonio, contro il 20% della Francia, il 28% della Germania e il 29% del Regno Unito.
Per quanto riguarda il capitolo fondi pensione – prosegue Orsini– gli operatori italiani sono già presenti in modo significativo sui mercati azionari, ma prediligono investimenti esteri. “Gli investimenti diretti nelle imprese italiane sono marginali: prevalgono gli investimenti in titoli di Stato, mentre quelli nelle imprese domestiche rappresentano meno del 3% del patrimonio investito”.
È la richiesta che proviene dagli operatori specializzati su questo segmento di mercato. La legge finanziaria 2020 estende le agevolazioni fiscali previste per i Pir a favore delle persone fisiche anche dei fondi pensione, con un limite massimo pari al 10% del patrimonio. “Il solo incremento del peso dell’azionario domestico dall’attuale 3% al 10% comporterebbe un afflusso di capitale di rischio nei mercati borsistici per oltre 16 miliardi”, sostiene la segretaria generale AssoAIM.
“Si tratta di cogliere questi spunti per intervenire sulle debolezze strutturali del capitalismo italiano – conclude le riflessioni AssoAIM –, avvicinando un numero importante di società nazionali, prevalentemente Pmi, alla cultura del mercato, con i vantaggi che tutti noi conosciamo, per il bene del Paese”.
