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Le stime provvisorie anticipate dal Financial Times quantificano in 48,7 miliardi i riscatti sui fondi azionari in Europa lo scorso mese, “il peggior dato mensile per la macrocategoria dopo quello di gennaio 2008”
Marzo è stato un mese drammatico per l’economia globale nel suo complesso e l’industria europea del risparmio gestito non poteva non risentirne.
Se le prime stime che circolano dovessero rivelarsi corrette, infatti, il mese da poco concluso rischia di superare il precedente record negativo di deflussi netti mensili dai fondi azionari in Europa che risale ai tempi della crisi finanziaria dei mutui subprime.
A formulare queste ipotesi è Morningstar nel report mensile i cui dati provvisori sono stati anticipati questa mattina da Ignites Europe, sito del gruppo FT – Financial Times.
I riscatti dai fondi azionari europei a marzo vengono quantificati in 48,7 miliardi di euro, “il peggior dato mensile dopo quello di gennaio 2008”, sottolinea la società di rating dei fondi d’investimento. A risentirne, in particolare, sono state le categorie US large-cap equity, Global emerging market equity e Global large-cap equity.
Il report analizza i flussi dell’industria settimana per settimana, individuando in quella che va dal 16 al 20 marzo 2020 il picco di panico: in quei cinque giorni gli investitori hanno riscattato in totale 24,4 miliardi di euro dai fondi azionari europei, stima Morningstar.
Trimestre in frantumi
Prima della crisi da coronavirus il 2020 non era sembrato iniziare così male. Sempre secondo Morningstar a gennaio e febbraio in Europa gli asset manager di fondi comuni che investono sui mercati azionari avevano raccolto, rispettivamente, 14,3 miliardi e 803 milioni di euro.
Alla base dei forti deflussi dai fondi, ovviamente, c’è il crollo verticale che ha interessato i listini azionari di mezzo mondo a marzo. Per farsi un’idea basta osservare le performance dell’S&P 500 che a fine marzo valeva il 16% in meno del suo valore di inizio mese.
Non è un caso, osserva Morningstar, che i maggiori riscatti abbiano interessato prodotti che investono su azioni large cap quotate a Wall Street. E nelle prossime settimane la tenuta dei listini americani potrebbe peggiorare ulteriormente: in giornata è arrivato il dato sulle richieste di sussidi alla disoccupazione negli Stati Uniti, volate alla cifra record di 6,648 milioni di unità rispetto ai 3,31 milioni della scorsa settimana.
Chi e perché fugge dall’azionario?
Ma il crollo dei mercati azionari non è probabilmente l’unica causa. Il FT osserva che molta parte dei deflussi dagli azionari è dovuta alle turbolenze del mercato obbligazionario che hanno lasciato poche opzioni agli investitori in cerca di liquidità e protezione.
Per il quotidiano britannico i fondi pensione sono tra gli investitori che hanno venduto di più le loro quote di fondi azionari a marzo, operazioni fatte con il fine di “raccogliere la liquidità che non riuscivano a reperire altrove per effettuare i normali pagamenti di prestazioni mensili ai sottoscrittori”.
Ora non resta che attendere i dati ufficiali. Marzo è passato e la speranza di tutti è che con aprile la diffusione dell’epidemia ceda il passo consentendo una prima parziale ripresa delle normali attività produttive in Europa e negli Stati Uniti.
I mercati in queste prime sedute di aprile sembrano meno nervosi. Le Borse europee attendono la riunione dell’Eurogruppo prevista il 7 aprile dove emergeranno le proposte per finanziare un budget di spesa per contrastare i danni provocati dal coronavirus.
Con i flussi provenienti dalla Bce e gli stimoli fiscali promessi dai governi, l’auspicio è che anche l’industria dei fondi possa ripartire e lasciarsi alle spalle lo scivolone di marzo.