Il mattone soffre. Ma tornerà a essere un bene rifugio post-Covid
Le previsioni di Nomisma e gli scenari delineati da Francesca Zirnstein, direttore generale di Scenari Immobiliari e da Fabiana Megliola, responsabile Ufficio Studi Gruppo Tecnocasa
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Il ciclone Covid si abbatte anche sull’investimento preferito dagli italiani: il mattone. Causa pandemia, infatti, nel primo semestre di quest’anno gli investimenti immobiliari nel nostro Paese si sono fermati a quota 3,5 miliardi di euro, registrando una decisa contrazione del -32% rispetto allo stesso periodo del 2019, quando avevano raggiunto 5,1 miliardi.
Stando ai dati elaborati da Duff & Phelps, la sola ad essersi rivelata immune al virus è Milano, che si conferma “città calamita” degli investimenti real estate italiano: nel primo semestre 2020, infatti, il capoluogo lombardo ha raggiunto gli 1,8 miliardi di euro, confermando di fatto l’ammontare dello stesso periodo del 2019.
Passando alle diverse asset class, nel report si sottolinea come l’impatto della pandemia non sia stato uguale per tutti. Il comparto uffici ha raccolto più della metà (il 53%) del totale degli investimenti nei primi sei mesi dell’anno, mostrando quindi una sostanziale tenuta, in vista di una fase in cui gli effetti dell’adozione su larga scala dello smart working porteranno a ripensare in modo profondo spazi e organizzazione dei luoghi di lavoro.
Buona performance anche per la logistica, spinta dalla significativa crescita dell’e-commerce nel periodo di lockdown, che raggiunge il 16% del valore complessivo degli investimenti. Le flessioni maggiori si evidenziano invece nei settori maggiormente colpiti dalle misure restrittive, che faticano a trovare spunti di ripresa, come quelli del retail, con una quota del 14%, e dell’hospitality, che non va oltre il 12% del totale.
Analizzando la provenienza geografica degli investitori, lo studio Duff & Phelps mostra che, nel comparto office, del valore complessivo di 1,8 miliardi di euro nel primo semestre 2020, la parte del leone (il 67%) la fanno ancora gli italiani, seguiti a distanza dai tedeschi, con una quota del 15%, e dagli statunitensi, che rappresentano il 12% del totale.
Soffermandosi sul settore logistico, gli investitori italiani e inglesi, entrambi con una quota del 30%, si spartiscono la maggioranza degli investimenti, che raggiungono i 545 milioni di euro, seguiti dagli statunitensi con il 15%. Infine, i 421 milioni di euro del segmento hospitality arrivano per il 61% dall’Austria, seguita dagli investitori italiani con il 18% e da statunitensi e svizzeri, entrambi con il 9%.
Una comparazione a livello europeo, infine, evidenzia che, fra i maggiori Paesi, solo la Germania ha fatto registrare un aumento degli investimenti immobiliari nel primo semestre dell’anno, con un progresso del +16% rispetto al 2019. Nelle altre nazioni, le contrazioni vanno dal -10% e -15% rispettivamente di Francia e Regno Unito al -33% della Spagna. Nel valutare questi dati – si sottolinea nel report -occorre anche tenere presente che nei vari Paesi europei la curva epidemiologica ha raggiunto picchi in periodi temporali differenti, e comunque con un ritardo rispetto all’Italia.
“Le misure di lockdown hanno sicuramente avuto un’influenza significativa sul comportamento degli investitori e di conseguenza sul livello degli investimenti immobiliari in Italia nella prima metà dell’anno. Questi cambiamenti costringeranno gli operatori a pensare e sviluppare nuovi prodotti, in particolare per i settori residenziale e uffici, in grado di rispondere alle nuove esigenze degli utenti”, osserva Paola Ricciardi, country managing director di Duff & Phelps REAG in Italia.
“Guardiamo però con interesse e cauto ottimismo a quelle asset class che hanno saputo resistere meglio alla tempesta del Covid-19, tra le quali anche lo student housing e il senior living, per una ripresa che, anche se non immediata, potrebbe arrivare nel medio termine. Dà fiducia anche l’assenza di drastiche cancellazioni di operazioni nel corso degli ultimi mesi, pur in un contesto privo di grossi spunti. Infine, il fatto che gli investitori stranieri detengano ancora quote significative di investimenti in diversi comparti, conferma l’attrattività del nostro Paese e completa il quadro degli elementi che rappresentano le leve strategiche su cui fare affidamento per una ripartenza dell’intero settore real estate nazionale”, conclude la Ricciardi.
