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Nel secondo mese dell’anno deflussi per 883 milioni di euro non impediscono al settore di raggiungere una crescita patrimonio complessivo di oltre il 6% rispetto a dodici mesi fa
Dopo i 9,9 miliardi di euro di raccolta di gennaio, nel secondo mese dell’anno l’industria del risparmio gestito registra una lieve flessione (non accadeva dal giugno del 2016), in calo di 883 milioni. Da inizio anno il saldo è dunque positivo per oltre 9 miliardi.
Dati alla mano, le statistiche dell’Ufficio Studi di Assogestioni mostrano che a fine febbraio l’industria gestisce un patrimonio complessivo di 2.083 miliardi, in aumento del 6,2% anno su anno (erano 1.960 a fine febbraio 2017) e del 14% in due anni, seppur in diminuzione rispetto ai 2.097 miliardi di gennaio.
A fine febbraio i fondi aperti rappresentano la quota prevalente degli assets gestiti con i loro 1.009 miliardi (48,5%), segnando un aumento del 9,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Seguono i mandati istituzionali con 892 miliardi (42,8%), i mandati retail con 130 miliardi (6,3%) e i fondi chiusi con 52 miliardi (2,5%).

A pesare sulle vendite nette dei fondi aperti sono i riscatti dai fondi monetari (-4 miliardi).
Bilanciano parzialmente il dato la raccolta i fondi di lungo termine che attirano asset per 2,2 miliardi, spinti soprattutto dai fondi flessibili (2,6 miliardi) e dai bilanciati (1,2 miliardi).
I mandati istituzionali e i fondi chiusi hanno registrato flussi positivi rispettivamente di 842 e 255 milioni. Di converso, i mandati retail hanno registrato deflussi per 157 milioni di euro mentre la raccolta complessiva delle gestioni di portafoglio a febbraio è stata pari a 685 miliardi.

Il 51% degli asset, 1.061 miliardi, è impiegato in gestioni collettive. Il restante 49%, 1.021 miliardi, è investito nelle gestioni di portafoglio.
Sgr sul podio
A febbraio i tre gruppi con la raccolta netta migliore sono stati Bnp Paribas (+2,1 miliardi), Eurizon (+1,8 miliardi) e Amundi (+1 miliardo).
Tra le società che hanno invece chiuso il mese con riscatti netti si segnala il gruppo Generali (-6,7 miliardi, con la società che precisa in una nota che il risultato “è dovuto prevalentemente ad operazioni infragruppo, a cui si aggiunge l’effetto one-off dovuto alla dismissione, in seguito alla cessione delle attività olandesi, dei portafogli in precedenza detenuti nei Paesi Bassi”), State Street Global Advisors (-840 milioni) e Banca Intermobiliare (-227 milioni).