Che Italia sarà. Focus Risparmio magazine analizza tutti i tasselli del Belpaese
Il nuovo numero accompagna i lettori alla scoperta Sistema Italia. Dalle opportunità di investimento ai driver per la crescita
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ott-Nov 2017 |
L’Italia ha ingranato la quinta. Da inizio anno è tra i mercati con le migliori performance e non sembra volersi fermare. Tutto merito dei Pir? Sicuramente i nuovi cassetti fiscali introdotti dal Governo rappresentano un driver importante. Fiumi di liquidità che stanno letteralmente inondando il mondo delle pmi quotate, generando performance da capogiro. Ma non sono l’unico propulsore di perfomance.

“I Pir sono stati un volano importante per le Pmi – conferma Stefano Reali, vice direttore di Pharus Management Sa – Da inizio anno le società dell’indice Star stanno registrando un rialzo del 37% (dato al 18 settembre 2017, ndr) contro un +20% circa delle aziende del Ftse Mib. Performance supportate anche da un aumento significativo dei volumi che non si vedeva sul’indice italiano da diversi anni. Sono nati tanti prodotti Pir compliant, con una raccolta netta che è stata impressionante e che sta continuando a essere consistente. Questo ci fa pensare che il supporto dei volumi proseguirà anche nei prossimi anni”. In seguito al successo dei Pir, dunque, l’attrattiva e l’attenzione da parte degli investitori per il segmento delle imprese a piccola e media capitalizzazione è stato un driver importante per le performance.

Ne è convinto anche Filippo Di Naro, direttore investimenti e prodotti di Anima, che però individua altri due fattori di sostegno: “In primis la crescita economica migliore delle attese, in quanto i dati macro confermano il progressivo recupero del Pil in Italia ed Europa. E poi la composizione degli indici azionari italiani, in cui prevalgono i titoli finanziari, che hanno consegnato i migliori rendimenti, data la prospettiva di una futura risalita dei tassi, che avrebbe un impatto positivo sul margine di interesse”. Una ritrovata buona performance legata in parte anche al salvataggio delle banche venete del Monte dei Paschi di Siena. “Il mercato ha capito che il fallimento di un istituto di credito non è all’ordine del giorno – aggiunge Reali – Se a questo uniamo uno scenario macro di generale miglioramento, allora il settore finanziario diventa un player fortemente leveregiato”.
IL FUTURO SI TINGE DI ROSA
In questo contesto, salvo complicazioni derivanti da fattori esogeni quali le tensioni geopolitiche con la Corea del Nord e la politica americana, il giudizio degli esperti sull’Italia si mantiene costruttivo. “Il sovrappeso allocativo dei fondi azionari tricolori resta concentrato sul settore finanziario – fa notare Di Naro – in quanto l’intervento dello Stato ha garantito stabilità al sistema bancario e ridotto il rischio sistemico. Inoltre, si continuano a privilegiare i titoli del segmento small/mid cap e, trasversalmente, quelli maggiormente esposti all’economia domestica”. Inoltre, i volumi Pir continueranno a essere molto forti. “Lo vediamo anche nel numero di società che vengono quotate sull’Aim – sottolinea l’esperto di Pharus Management Sa –Sono segnali di un trend che non è un fuoco di paglia. Come settori, oltre a quello finanziario guardiamo con favore anche al comparto industriale, in particolare alle società esposte all’export o ancora a temi specifici, come Fiat”.
IL NODO ELEZIONI
E difficilmente le elezioni politiche, previste per il primo semestre 2018, cambieranno le carte in tavola. “Ci troviamo in una fase dove si guarda altro – continua Reali – La performance attuale non si sta basando sulla stabilità politica. Non aspettandoci cambiamenti significativi, quindi, non vediamo le elezioni come un evento rilevante per i mercati”. Anche se, a detta del direttore investimenti e prodotti di Anima, ci potrebbe essere un incremento della volatilità per l’incertezza sulla composizione della coalizione che guiderà il nostro Paese. In merito agli altri fattori di rischio – conclude – saranno determinanti le scelte di politica monetaria assunte da Fed e Bce e, pertanto, sarà decisivo l’eventuale rialzo dei tassi di interesse americani a dicembre, che l’ultima riunione ha confermato possibile, e l’adeguamento dei mercati al graduale futuro percorso di tapering”.
