Pir, pubblicate le linee guida del Mef
Per il Ministro Padoan attesi 10 mld di euro nel 2017. Rossi (Bankitalia) è soddisfatto della raccolta. Se ne è parlato durante la 49° Giornata del Credito
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Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) spiana la strada a un utilizzo più flessibile dei Pir, i piani individuali di risparmio a lungo termine destinati a finanziare l’economia reale, con la pubblicazione sul sito del Dipartimento delle Finanze di linee guida a cui l’Agenzia delle Entrate farà seguire una circolare con istruzioni dettagliate per gli uffici preposti alle attività di controllo e accertamento.
Il documento rappresenta una guida all’interpretazione della legge di bilancio 2017 – normativa di riferimento per lo strumento dei Pir – che ne ha delineato lo speciale regime fiscale agevolativo, e fornisce chiarimenti in merito alle principali questioni interpretative sollevate da Assogestioni sin dall’entrata in vigore della nuova normativa, con particolare riferimento sia alla sfera oggettiva che a quella soggettiva dell’applicazione del beneficio fiscale.
“Si segnalano, in particolare, la possibilità di sottoscrivere un Pir da parte di un minore e, in caso di decesso del titolare del Pir, la non tassazione in capo all’erede dei redditi percepiti dal de cuius in relazione a strumenti finanziari per i quali non è stato maturato l’holding period, ivi compresi i redditi di capitale delle quote di OICR detenute nel piano maturati alla data di apertura della successione che, diversamente, sarebbero sottoposti a tassazione al momento dell’intestazione in capo all’erede”, spiega a Focus Risparmio Arianna Immacolato, direttore del settore fiscale di Assogestioni.

Pir e fondi comuni, alcuni dubbi interpretativi
In particolare, l’analisi dell’associazione italiana dei gestori del risparmio si sofferma successivamente sugli effetti che le linee guida del Mef hanno sulla disciplina che attiene all’utilizzo dei fondi comuni come strumenti finanziari che concorrono a formare un investimento Pir-compliant, ossia conforme ai vincoli relativi alla composizione del patrimonio sottostante (qui un riepilogo dettagliato dei requisiti e dei limiti per la costruzione di un Pir).
L’impatto delle disposizioni del Mef appare profondo. Le linee guida, infatti, “ampliano notevolmente l’ambito di applicazione dell’agevolazione per quanto concerne le possibilità di movimentazione del piano e le modalità di calcolo dell’investimento Pir-compliant nel caso di investimenti effettuati tramite OICR, fornendo una lettura delle norme che va al di là del dato letterale e pone alcuni dubbi interpretativi circa le concrete modalità di applicazione di queste interpretazioni”, commenta Immacolato.
Fondi di fondi
In primo luogo, per quanto riguarda gli investimenti effettuati tramite OICR viene precisato che, qualora un fondo di fondi non possa qualificarsi come Pir-compliant in base agli investimenti diretti dallo stesso effettuati, “sia possibile considerare gli attivi dei fondi sottostanti in funzione della percentuale di partecipazione detenuta dal fondo dei fondi”, osserva Immacolato.
In questo caso, il nodo da sciogliere concerne il fatto che “non viene tuttavia chiarito in che modo debba essere effettuata tale verifica e se ne debba essere effettuato un monitoraggio giornaliero, al fine di assicurare il rispetto dei vincoli di concentrazione e di investimento per almeno i due terzi dei giorni dell’anno”, argomenta l’esperta.
Disapplicazione del limite di concentrazione
Inoltre, prosegue il direttore del settore fiscale di Assogestioni, “per quanto concerne gli investimenti in OICR non Pir-compliant viene prevista la disapplicazione, in capo all’investitore, del limite di concentrazione del 10% sugli strumenti finanziari di uno stesso emittente, qualora l’OICR preveda la garanzia di un rendimento minimo, stante l’assenza di rischio”.
È pertanto possibile investire il 30% del valore del piano cosiddetto “libero”, ossia non vincolato, in quote o azioni di un medesimo fondo comune che garantisca un rendimento minimo.
Modalità di movimentazione dei titoli
Le linee guida targate Mef contengono infine rilevanti indicazioni sulla possibilità – a determinate condizioni – di cessione dei titoli in merito alla quale, spiega Immacolato, “viene data un’interpretazione del tutto innovativa in merito al rispetto del vincolo di detenzione dei titoli per almeno cinque anni”.
Ai fini del decorso di questo termine temporale, infatti, la norma contenuta nella legge di Bilancio per il 2017 considera neutrale solo l’ipotesi della scadenza dei titoli seguita dal reinvestimento del controvalore entro 90 giorni.
Le linee guida, tuttavia, “applicano lo stesso principio anche all’ipotesi di cessione dei titoli, consentendo di fatto le movimentazioni dei titoli all’interno di un deposito titoli, di una rubrica di fondi o di una gestione Pir-compliant”.
Tuttavia, conclude Immacolato, “le modalità applicative di tale principio risultano piuttosto complesse, alla luce delle molteplici variabili di cui l’intermediario presso il quale è aperto il Pir deve tener conto al fine di rispettare i vincoli qualitativi, quantitativi e temporali previsti dalla normativa di agevolazione”.
La corsa dei Pir
Continua intanto il momento d’oro di questi strumenti, che a oggi hanno già raggiunto oltre cinque miliardi di euro di raccolta secondo le stime annunciate dal direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi nel corso della quarantanovesima Giornata del Credito organizzata dall’Anspc, l’associazione per lo studio dei problemi del credito.
Soddisfazione anche da parte di Tommaso Corcos, amministratore delegato di Eurizon Capital e presidente di Assogestioni. “I Pir hanno riscosso un grande successo, superando ampiamente le aspettative iniziali”, ha dichiarato Corcos intervenendo al convegno.
“Ci aspettiamo che il trend di crescita possa proseguire considerando anche il confronto con gli altri paesi: questa tipologia di strumenti ha raggiunto 517 miliardi di euro nel Regno Unito con gli Isa, 120 miliardi in Francia con i Pea e 150 miliardi in Canada con i Tfsa”, ha osservato Corcos.
“È fondamentale ampliare l’offerta sul mercato italiano in termini di soluzioni d’investimento da una parte e, dall’altra, di nuove emissioni di strumenti azionari e obbligazionari verso cui far confluire la liquidità”.
Effetto Pir sulle piccole e medie imprese
E cominciano a intravedersi i primi segnali di trasmissione del risparmio raccolto in fondi Pir sul tessuto produttivo italiano. Quasi un miliardo di euro sono stati infatti investiti nei primi sei mesi dell’anno nelle piccole e medie aziende attraverso i Pir, secondo la stima diffusa dalla banca d’investimento Equita in uno studio presentato a inizio settimana in occasione dell’Italian Mid Cap Conference.
Dei 5,33 miliardi raccolti nel primo semestre 2017, 2,65 miliardi si sono tradotti in acquisti di azioni italiane, di cui circa 930 milioni sulle mid-small cap, stando ai numeri di Equita.
Avanti di questo passo, la società stima che nella seconda metà dell’anno affluiranno verso i Pir quasi altri 5 miliardi, così da portare il totale della raccolta netta del 2017 a quota 10 miliardi.
“I fondi Pir – scrive nella ricerca Matteo Ghilotti di Equita – hanno avuto un successo superiore alle aspettative e stanno avendo il merito di fare crescere il numero delle Ipo (offerte pubbliche iniziali, ndr), la taglia media delle Ipo della società a minore capitalizzazione e di rivitalizzare il mercato azionario dell’Aim, che era completamente fuori dal radar degli investitori istituzionali”.
Altro dato importante è che sin dal lancio dei Pir le mid-small cap italiane hanno realizzato una performance assoluta del 33%. “Visto che le stime di utile sono salite del 6%, ciò significa che i Pir hanno favorito un re-rating delle mid-small caps italiane del 26%”, ha osservato Ghilotti.
