Italia, il Covid fa crollare il Pil 2020 dell’8,9%. Schizza il debito
La pressione fiscale sale al 43,1%, mentre il debito italiano tocca quota 2.569 miliardi ed è pari al 155,6% del Pil. A febbraio, l’inflazione sale per il secondo mese consecutivo
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Record su record. Il debito pubblico italiano ha aggiornato il suo massimo anche a febbraio raggiungendo la quota monstre di 2.643,8 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati Bankitalia, stando ai quali l’aumento rispetto al mese precedente è stato di 36,9 miliardi ed è dovuto principalmente all’incremento delle disponibilità liquide del Tesoro (27,8 miliardi, a 102,9).
A pesare sulle casse dello Stato anche il fabbisogno, pari a 9,2 miliardi, mentre l’effetto di scarti e premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio ha ridotto il debito per 0,2 miliardi.
Nel dettaglio dei sottosettori, il debito delle Amministrazioni centrali è aumentato di 36,7 miliardi mentre quello delle Amministrazioni locali di 0,2 miliardi. Il debito degli Enti di previdenza, spiega Bankitalia, è rimasto invece pressoché invariato.
Alla fine del mese la quota del debito detenuta da Via Nazionale era pari al 21,8%, lo 0,1% in più rispetto al mese precedente, mentre la vita media residua del debito è rimasta stabile rispetto a gennaio, a 7,3 anni. A febbraio è stata erogata un’ulteriore tranche da 4,5 miliardi dei prestiti previsti nell’ambito dello strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza, il cosiddetto Sure, e alla fine del mese i prestiti erogati dalle istituzioni europee al nostro Paese ammontavano nel complesso a 21 miliardi.
Se il debito continua a salire, prosegue anche la discesa delle entrate. A febbraio le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato sono state pari a 29,2 miliardi, in calo del 7,6%, pari a 2,4 miliardi, rispetto allo stesso mese del 2020. Nel primo bimestre dell’anno, viene specificato, le entrate tributarie sono state pari a 65,8 miliardi, in calo del 2,5% (1,7 miliardi) rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Intanto è da segnalare il terzo mese di crescita consecutivo per l’inflazione, che torna così ai livelli di maggio 2019. A marzo, infatti, l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registri un aumento dello 0,3% su base mensile e dello 0,8% su base annua (da +0,6% di febbraio). La lieve accelerazione dell’inflazione si deve prevalentemente all’inversione di tendenza dei prezzi dei beni energetici non regolamentati, che passano da -3,6% a +1,7%, e in misura minore all’accelerazione di quelli dei servizi relativi ai trasporti (da +1,0% a +2,2%).
La cosiddetta inflazione di fondo, al netto cioè degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici rallentano lievemente portandosi entrambe a +0,8%, da +0,9% di febbraio. L’inflazione acquisita per il 2021 è pari a +0,9% per l’indice generale e a +0,5% per la componente di fondo.
Inversione di rotta per i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, il cosiddetto carrello della spesa, che passano da +0,2% a -0,1%, mentre i prodotti ad alta frequenza d’acquisto accelerano da +0,1% a +0,7%. L’indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca) registra un aumento su base mensile dell’1,8%, prevalentemente per effetto della fine dei saldi invernali dell’abbigliamento e calzature, di cui il NIC non tiene conto, e dello 0,6% su base annua (da +1,0% di febbraio), confermando la stima preliminare.
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