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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Ago – Set 2018 |
Lo rileva la classifica elaborata da Degroof Petercam Asset Management tra gli Stati Ocse. A completare il podio un’altra scandinava, la Danimarca, e la Svizzera, che spodesta la Svezia
I Paesi del Nord e del Centro Europa si posizionano nella top 10 della classifica semestrale sulla sostenibilità dei Paesi Ocse presentata da Degroof Petercam Asset Management. Il tris di testa è composto dalla Norvegia (era al quarto posto nella precedente rilevazione), Danimarca e Svizzera, con quest’ultima che spodesta la Svezia dal podio grazie a un posizionamento di eccellenza relativamente a tutti i criteri presi in esame, anche se rimangono margini di miglioramento sul tema delle energie rinnovabili. Nella top ten si segnala l’ingresso dell’Olanda e del Lussemburgo, rispettivamente all’ottava e nona posizione, mentre, allargando lo sguardo all’universo investibile delineato dalla classifica, costituito dai migliori 19 paesi, a emergere è la performance della Francia di Macron. Questo risultato è stato reso possibile, oltre che dalla performance relativa negativa fatta registrare da altri Paesi in graduatoria, anche dal forte impegno circa il tema del cambiamento climatico e dai buoni risultati ottenuti sul fronte della parità di genere. Parigi resta comunque sotto osservazione, perché, complessivamente, le sue istituzioni non performano in maniera particolarmente positiva in nessuna delle dimensioni di sostenibilità prese in esame. “Sono ormai più di 10 anni che realizziamo, sulla base di una metodologia proprietaria, l’analisi di sostenibilità dei Paesi membri dell’Ocse – commenta Ophélie Mortier, responsabile degli investimenti responsabili di Degroof Petercam Am – Nel corso di questo lasso di tempo, non è venuta meno, si è anzi di molto rafforzata, l’utilità che la classifica porta con sé. Ciò è legato soprattutto al peso crescente che il debito governativo sta assumendo a livello internazionale. Il Fondo Monetario Internazionale ha di recente lanciato l’allarme debito, che nel mondo ha raggiunto i massimi storici essendo arrivato al picco record di 164mila miliardi di dollari nel 2016, equivalente al 225% del Pil mondiale. Questo contesto rende indispensabile individuare i Paesi in grado di affrontare le sfide della sostenibilità e di impegnarsi per rispondere alle necessità della generazione attuale senza compromettere il benessere di quelle future”.
In questo contesto, l’Italia però non brilla, piazzandosi in 29esima posizione nella classifica della sostenibilità. Quattro gradini in meno rispetto alla classifica di fine 2015. Secondo Mortier, l’Italia non ha compiuto significativi passi avanti rispetto al secondo semestre 2017: rimangono scarse le performance registrate in termini di incidenza della corruzione, libertà di stampa e stabilità delle istituzioni. Altrettanto deludenti i risultati ottenuti in merito a dimensioni quali, da un lato, l’istruzione e l’innovazione, vere e proprie cartine di tornasole per valutare le aspettative delle generazioni più giovani, e, dall’altro, il tasso di povertà e l’equa distribuzione della ricchezza. Segnali relativamente positivi arrivano invece da ambiti quali l’efficienza energetica, le emissioni inquinanti e il peso delle fonti di energia rinnovabili sul totale del fabbisogno nazionale.
L’Italia, comunque, non è la sola tra le principali economie globali ad aver deluso: nella parte bassa della classifica rimangono infatti anche gli Stati Uniti, 28esimi, la Spagna (27esima) e il Giappone.
