Cina, focus sui default IG: Pechino verso la riforma del mercato obbligazionario
Il governo vuole una riduzione della leva finanziaria delle imprese pubbliche. Per farlo introduce il rischio morale nel mercato del reddito fisso in valuta locale
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Nel 2020, l’unico tra i grandi Paesi del globo a segnare una crescita economica è stato proprio quello da cui la pandemia di coronavirus era partita, la Cina, anche grazie a massicci investimenti statali. E Pechino ha appena citato un obiettivo di rialzo del Pil “sopra il 6%” per il 2021, un’indicazione che molti esperti interpretano come probabilmente un mantenimento dello stimolo monetario. Sta di fatto, che le valutazioni sulla Cina tornano a essere imprescindibili per le asset allocation. Gli esperti ritengono che l’economia crescerà. E che si profilano interessanti opportunità di investimento per chi vuole puntare sul Celeste Impero, come sottolinea Roberto Rossignoli, Portfolio Manager di Moneyfarm.
In questa fase, il consenso è stato abbastanza unanime nel prevedere un ottimo 2021 per la Cina. I normali fattori macro che avvantaggiano questa asset class sono tutti presenti: dollaro debole, ripresa economica, prezzi delle materie prime stabili o in aumento. Nei prossimi cinque anni il mondo definito “emergente” supererà anche in termini assoluti il mondo sviluppato per crescita generata. Più della metà di questa crescita sarà cinese. I nuovi accordi commerciali siglati lo scorso anno dovrebbero aiutare a ridurre il rischio legato all’incertezza politica, insomma, dal punto di vista economico, le prospettive per la Cina e per l’Asia sono positive, anche grazie a una gestione della pandemia molto efficace.
Le obbligazioni cinesi, in particolare i titoli di Stato e le obbligazioni bancarie pubbliche, sono sempre più importanti in molti benchmark obbligazionari. In un solo anno, le obbligazioni denominate in yuan sono diventate la terza più grande allocazione nell’indice di riferimento globale per il reddito fisso (il Bloomberg Barclays Global Aggregate Index). È probabile che questa tendenza attirerà sempre più flussi di investimento su questa asset class.
Le obbligazioni cinesi offrono vantaggi sia in termini di rendimento, che di diversificazione. I rendimenti delle obbligazioni cinesi tendono a posizionarsi tra quelli dei mercati sviluppati e quelli dei mercati emergenti, e storicamente hanno mostrato una correlazione relativamente bassa con le obbligazioni governative dei Paesi sviluppati.
Dato il basso rendimento atteso dalle obbligazioni sovrane dei Paesi sviluppati, non sorprende che gli investitori guardino al 3% offerto dalle obbligazioni cinesi con un certo interesse. Storicamente, la volatilità è stata bassa e le obbligazioni cinesi hanno offerto anche uno spunto di diversificazione rispetto alle asset class tradizionali, basandosi su una politica economica e monetaria non necessariamente sincronizzata a quella dei Paesi occidentali.
Certamente si tratta di uno spazio più rischioso, nel quale serve molta specializzazione e nel quale sono presenti ancora molti rischi, anche legati alle tensioni politiche che abbiamo visto, che possono creare problemi all’operatività delle società cinesi. I mercati azionari cinesi sono essenzialmente divisi in due: azioni quotate nei centri finanziari locali (onshore) e azioni quotate off-shore. Queste ultime rappresentano già una parte importante degli indici azionari emergenti, mentre le azioni onshore vengono lentamente integrate nei benchmark internazionali. Entrambi gli indici continuano a mantenere un profilo molto volatile.
Bisogna ricordare che l’azionario cinese negli ultimi anni non ha espresso nelle performance i grandi risultati economici del dragone; la tendenza potrebbe invertirsi nei prossimi cinque anni ma i rischi restano ancora molto alti, per questo il consiglio per l’investitore retail resta quello di adottare un approccio diversificato, che permetta di trarre vantaggio del momentum economico di Cina e Asia ma diluendo i rischi specifici e volatilità che soprattutto lato azionario restano molti e di diversa natura.
Ci sono chiare ragioni per essere cauti riguardo a questo investimento: controlli sui capitali ancora molto stringenti, un ambiente finanziario fortemente legato alla politica, la mancanza di un’infrastruttura finanziaria completamente sviluppata per supportare la negoziazione di obbligazioni, per citarne solo alcuni.
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