Con la selezione è possibile ancora trovare valore. Sì all’azionario e al debito emergente. No ai titoli di Stato
Yoram Lustig, responsabile delle soluzioni multi-asset Emea di T. Rowe Price
“Anche se i mercati appaiono costosi, soprattutto titoli di Stato e azioni Usa, in realtà le valutazioni non sono così elevate come ci si aspetterebbe di norma dopo un rimbalzo come quello che ha caratterizzato i primi sei mesi del 2019”. Ne è convinto Yoram Lustig, responsabile delle soluzioni multi-asset Emea di T. Rowe Price, che sottolinea: “Nel 2018, gli utili delle imprese statunitensi sono nettamente aumentati sulla scia delle riforme fiscali del presidente Donald Trump. Nel 2019, poi, una volta sgonfiato l’effetto delle riforme, abbiamo assistito a una notevole correzione delle stime sugli utili. E ora che le aspettative sui dividendi si sono assestate a livelli bassi, le azioni presentano un potenziale di rialzo niente male. Se le imprese riusciranno a mettere a segno utili superiori alle attese, crediamo che questo contesto possa essere favorevole alle azioni”.
Quali sono le vostre previsioni sugli utili?
Per il 2019 prevediamo che gli utili delle imprese Usa rimarranno in territorio positivo, anche se molto dipenderà da quanto accadrà nei prossimi sei mesi. Al di fuori degli Usa, la storia è più sfaccettata, visto che questi mercati dipendono maggiormente dal commercio mondiale e hanno una natura tendenzialmente più ciclica. In Giappone, le valutazioni sono a livelli relativamente bassi, a causa dei timori per il commercio globale, mentre in Europa e nei mercati emergenti le valutazioni sono migliorate, ma hanno dovuto fare i conti con utili societari deludenti.
Come muoversi in questo contesto?
La risposta è nella gestione attiva. I mercati si stanno avvicinando ai massimi storici, la crescita globale sta rallentando e le banche centrali stanno ipotizzando di ridurre i tassi d’interesse: un contesto difficile da decifrare. Di fronte alle nette differenze di valutazione tra i diversi mercati e al loro interno, riteniamo che sia essenziale essere selettivi: non tutto in una classe è costoso, e non tutto è a buon prezzo.
Mai come in questo caso, quindi, possiamo davvero parlare di “ricerca di alpha”…
Assolutamente. Dopo un lungo periodo di crescita, le valutazioni sono aumentate in diverse classi di asset, soprattutto tra i titoli di Stato e le azioni Usa. In prospettiva, crediamo che i rendimenti beta potrebbero essere limitati nei prossimi dieci anni rispetto al passato. Dunque, vista anche la notevole dispersione dei risultati tra le diverse classi di asset e anche al loro interno, le decisioni d’investimento più importanti saranno quelle attive. Non basterà più replicare semplicemente il mercato.
Come siete posizionato sul mercato oggi?
Nel clima attuale, crediamo che le azioni abbiano ancora margini per crescere, sebbene incombano notevoli rischi di ribasso. Di conseguenza, siamo modestamente sottoesposti alle azioni, con una preferenza per i titoli growth a discapito dei value. E ci piacciono anche i mercati emergenti. Fronte reddito fisso, invece, stiamo sottopesando i titoli di Stato, visto i rendimenti ai minimi storici. Per trovare rendimento è necessario prendersi dei rischi in più. In particolare, rileviamo opportunità interessanti sul debito emergente e sul mercato high yield. Non bisogna però mai dimenticarsi di mantenere in portafoglio un giusto equilibrio tra attivi rischiosi e prudenti.
Le banche centrali continuano ad avere un forte impatto sul posizionamento degli operatori. A beneficiarne saranno i mercati obbligazionari ad alto rendimento