La Fed prepara la “stretta agile”
Mai rialzo dei tassi fu più annunciato. La strategia di Powell: partire con un aumento soft ma assicurare agilità, in un senso e nell’altro
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L’aggressione russa all’Ucraina ha portato l’economia europea in un territorio sconosciuto in cui l’unica certezza al momento è che l’inflazione non tonerà ai livelli pre pandemia, mettendo seriamente a rischio i risparmi. La presidente della Bce, Christine Lagarde, non usa giri di parole e descrive uno scenario in peggioramento per l’Eurozona, con la guerra che pesa come un macigno su un quadro già complicato di prezzi in ascesa.
Proprio nel giorno in cui Eurostat certifica un nuovo aumento record dell’inflazione, che lo scorso febbraio trainata dall’energia è arrivata a toccare nell’Eurozona il 5,9%, contro il 5,1 di gennaio, in rialzo rispetto alla stima di inizio mese (al 6,2% quella dell’intera Unione), la numero uno della banca centrale europea ha sottolineato, nel corso di una conferenza, come la guerra abbia “rivelato la nostra vulnerabilità collettiva che deriva dalla dipendenza economica da attori ostili”.
Il conflitto ucraino “ha gettato un’ombra sulla’Europa” e messo in moto nuovi fattori d’inflazione, ponendo “rischi significativi per la crescita”. Ed è improbabile che si torni ai bassi livelli d’inflazione visti prima della pandemia. Mentre è “sempre più probabile” che l’inflazione di medio termine si stabilizzi sull’obiettivo del 2%.
“I prezzi dell’energia dovrebbero rimanere più alti più a lungo, con il gas in aumento del 73% dall’inizio dell’anno e il petrolio del 44% – ha evidenziato -. È probabile che la pressione sull’inflazione alimentare aumenterà. Russia e Ucraina rappresentano quasi il 30% delle esportazioni mondiali di grano e i prezzi del grano sono aumentati di oltre il 30% dall’inizio dell’anno. La Bielorussia e la Russia producono circa un terzo della potassa mondiale, un ingrediente chiave, insieme al gas naturale, nella produzione di fertilizzanti, che già scarseggiavano”.
Tutto questo avrà inevitabilmente una serie di ripercussioni. “Come minimo – ha avvertito Lagarde – è probabile che i prezzi più elevati dell’energia intacchino i risparmi accumulati dalle famiglie durante la pandemia, distogliendole dal consumo non energetico”. In secondo luogo, gli investimenti delle imprese potrebbero risentirne. Infine, sotto osservazione c’è anche l’andamento dei salari che, se non riuscissero a recuperare a sufficienza, potrebbero esporre le famiglie “a una compressione ancora più forte del reddito reale”.
Dunque, ha assicurato, la Bce è pronta a fare marcia indietro sui suoi piani di riduzione dello stimolo monetario, se fosse necessario, anche mettendo in atto nuovi strumenti. Si muoverà, insomma, tenendo le “opzioni aperte, e in base a criteri di gradualità nella normalizzazione della politica monetaria, e flessibilità”. A questo proposito, il capo economista dell’Eurotower, Philip Lane, nel corso della stessa conferenza ha ribadito che la calibrazione degli acquisti netti nel terzo trimestre “dipenderà dai dati” e che ci sono ragioni per credere che l’inflazione di fondo, al netto dei prezzi alimentari ed energetici, tenderà a rallentare.
La guerra in Ucraina non sembra invece aver alterato i piani della Federal Reserve. Come atteso, la banca centrale Usa ha deciso di aumentare i tassi di 25 punti base, prima volta dal 2018, e di fronte a un’inflazione al 7,9%, livello massimo dal 1982, ha previsto sei ulteriori ritocchi. Il presiedente Jerome Powell ha anche confermato l’intenzione di iniziare a ridurre il bilancio nei prossimi mesi, senza però precisare tempi e modalità.

“Powell vuole riprendere la normalizzazione monetaria, rallentando lievemente l’economia americana”, osserva Nicolas Forest, global head of fixed income di Candriam, secondo cui però, storicamente, questo tipo di politica di normalizzazione non finisce sempre bene. “Poiché la Fed ha iniziato il suo ciclo di tightening più tardi del solito, in un momento in cui l’inflazione non è mai stata così alta, le condizioni finanziarie potrebbero anche inasprirsi, rendendo ambizioso, a nostro avviso, l’obiettivo del 2,80%. In questo contesto, è facile capire perché la curva statunitense si è appiattita. La curva dei rendimenti 2-30 anni ha raggiunto il livello più basso dalla crisi nel 2019”, sottolinea.

Per Allison Boxer, Us economist di Pimco, l’inflazione più elevata e le preoccupazioni sulle aspettative di inflazione continueranno a pesare di più sui funzionari della Fed rispetto ai rischi al ribasso sulla crescita nei prossimi mesi. “Di conseguenza, la nostra previsione di base continua a prevedere aumenti dei tassi nelle prossime riunioni della Fed e un ulteriore significativo inasprimento della politica nel corso dell’anno. Questo ritmo più veloce di inasprimento aumenta il rischio di un atterraggio brusco più avanti e suggerisce un rischio maggiore di recessione nei prossimi due anni”, avverte.

Sulla stessa lunghezza d’onda Salman Ahmed, global head of macro and strategic asset allocation Fidelity International. “La Commissione, come emerso nella dichiarazione del presidente Powell, è d’accordo nel riportare la stabilità dei prezzi nell’economia e lavorare per l’avvio del quantitative tapering. Crediamo che la Fed nel 2022 realizzerà 3 o 4 rialzi dei tassi, ma le conseguenti condizioni restrittive di un approccio molto ‘falco’ danneggeranno la crescita. Nel complesso, considerata la nostra prospettiva di stagflazione, inasprita dalla guerra Russia/Ucraina, sembra che l’attenzione della Fed si concentrerà di più sulla lotta all’inflazione, nonostante l’incertezza creata dalla guerra”, fa notare.

Secondo Silvia Dall’Angelo, senior economist per la divisione internazionale di Federated Hermes, mentre l’intonazione di Powell e colleghi è hawkish, non è invece così scontato che i fatti seguiranno a breve. “Dato che l’incertezza geopolitica c’è, la Fed continuerà probabilmente ad essere in qualche modo reattiva piuttosto che proattiva rispetto agli sviluppi sul fronte dell’inflazione – sottolinea -. La Fed non può controllare le pressioni dei prezzi che derivano dall’ultimo shock esogeno, quindi ha poco controllo sui fattori che hanno portato all’ultima impennata d’inflazione. Tuttavia, continuerà ad essere attenta alle indicazioni in base a cui le dinamiche inflazionistiche si stanno radicando attraverso le aspettative e/o il mercato del lavoro. La guerra in Ucraina, l’evoluzione del trade-off crescita-inflazione e le indicazioni riguardanti sugli effetti secondari dell’inflazione, detteranno il ritmo della stretta in futuro”.
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