È la tesi dell’analista dell’ufficio studi della società di investimenti e consulenza. Che invita a creare portafogli dinamici con una fetta di emergenti, sia equity sia bond
Thomas Candolo
“La spinta rialzista non è ancora finita. I mercati nel brevissimo termine potrebbero raggiungere nuovi massimi storici e diversi sono i fattori a sostegno della tesi”. A dirlo a Focusrisparmio.com è Thomas Candolo, dell’Ufficio Studi di Copernico Sim.
Quali sono questi fattori?
La politica monetaria statunitense, che non è espansiva ma è estremamente prudente, in quanto negli ultimi anni i tassi sono aumentati di pochi decimi di punto; la proroga che l’Unione Europea ha concesso al Regno Unito sul tema Brexit e il terzo round da parte della Bce che ha concesso un ulteriore Tltro agli istituti bancari europei a partire da settembre. Inoltre, un’ulteriore spinta rialzista potrebbe arrivare dall’accordo commerciale Usa-Cina, che sembra essere alle battute finali; questo deal dipanerebbe il clima d’incertezza che si protrae da troppo tempo tra le due principali economie mondiali con ripercussioni positive sull’intera economia globale.
In questo contesto come si colloca l’Europa?
Il quadro macroeconomico europeo non è molto confortate e pur essendo ancora inserita in un contesto positivo, si tratta comunque di una crescita debole. Una fase di recessione, in ogni caso, è scongiurata nel breve e medio periodo. Inoltre, bisogna ricordare che il 2019 sarà l’ultimo anno di Mario Draghi e la cosa potrebbe far aumentare l’incertezza sulla politica monetaria.
Ritiene che la corsa della valuta europea verso il dollaro sia conclusa?
Consideriamo piuttosto remota la possibilità che l’euro si rafforzerà, almeno in maniera significativa, ulteriormente sul dollaro. Il cross euro/dollaro dovrebbe oscillare in un range compreso tra 1,10 e 1,20, un dato che considera anche le stime di un tasso d’inflazione statunitense superiore rispetto a quello della zona euro.
Come strutturare i portafogli?
Uno dei consigli potrebbe essere quello di costruire un portafoglio dinamico, con percentuali sull’azionario dei Paesi emergenti, che possiedono tutti i requisiti per ottenere rendimenti più elevati e un grande potenziale da esprimere nel medio lungo termine. Siamo consapevoli che un’asset class di questo tipo potrebbe essere maggiormente volatile nel breve, ma nel medio e lungo termine i rendimenti dovrebbero ripagare i rischi.
Dunque, gli emergenti come elemento per aumentare la redditività: guarda esclusivamente all’azionario?
In un’ottica di diversificazione, per i profili più conservativi potrebbe essere interessante prendere esposizione sui mercati obbligazionari emergenti a breve termine; questa soluzione diversificherebbe il portafoglio consentendo investimenti in Paesi caratterizzati da bilanci statali e politiche monetarie diverse rispetto a quello dei principali Paesi occidentali, come Stati Uniti ed Europa. Da valutare anche la possibilità di investimenti, in percentuali contenute, in debito emergente in valuta locale.
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