Emergenti sotto scacco. Ma le opportunità non mancano
Secondo Nick Payne, head of global emerging markets di Old Mutual Global Investors, le valutazioni sono veramente “cheap”. Fari puntati su Cina, Messico, Indonesia e India
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Giu – Lug 2018 |

La robotica mostra i muscoli e fa crescere l’interesse negli investitori, istituzionali e non. Le performance degli ultimi anni sono sorprendenti, soprattutto se rapportate agli altri indici azionari. “Dalla data di lancio, settembre 2016, il nostro Etf specializzato sulla robotica e automazione sta guadagnando il 58,1% – commenta Marco Tabanella, head of wealth and retail clients di iShares Italy – L’indice azionario globale World Country All Index, che ha all’interno anche una percentuale di Paesi emergenti, ha invece realizzato nello stesso periodo una performance del 32%”. Ed è la performance ad attrarre gli investitori?Sicuramente la performance è uno dei principali catalizzatori. C’è un interesse crescente verso la robotica, da parte delle reti distributive ma anche dei gestori. Una testimonianza ci arriva proprio dalla raccolta del nostro Etf dedicato, che in un anno e mezzo ha raggiunto 2,5 miliardi di dollari di masse in gestione. La corsa degli ultimi anni ha portato a valutazioni del settore più care. Per il futuro, conservate comunque una view positiva?
Se guardiamo a multipli come il p/e, i valori della robotica sono abbastanza elevati. Parliamo di un ratio in Usa intorno a 25x. Ma la robotica non è più cara di altri settori. Sempre negli Stati Uniti, l’IT, per esempio, ha un p/e di 28x, il comparto consumer dei consumi discrezionali di 26x e l’energy addirittura di 32x. L’elevato ratio, comunque, è giustificato anche dal fatto che si tratta di un settore con caratteristiche growth. Detto questo, crediamo che il comparto si trovi oggi in una fase particolarmente positiva. Negli anni ‘90 già si sapeva che sarebbe stato un settore importante, ma i costi erano ancora molto elevati e c’era scarsa flessibilità. Oggi, invece, i costi sono scesi e c’è maggiore flessibilità. Per questo, siamo convinti che la robotica diventerà un elemento chiave per aumentare la produttività industriale in diversi settori. E poi c’è attività di M&A abbastanza intensa che favorisce le quotazioni.
Quali saranno secondo lei i principali driver di crescita?
Tra i principali driver c’è sicuramente un’offerta di robot industriale che è in continua crescita. Dal 2009 a oggi siamo passati da 60mila unità a quasi 300mila. E da qui alla fine del 2020, secondo un report di Ifr World Robotic, l’offerta potrebbe arrivare addirittura a 520mila. A questo si aggiunge il fatto che l’offerta sta crescendo nei settori più disparati, dall’auto alla elettronica, e pian piano sta arrivando anche alla vita quotidiana. Pensiamo alla domotica. Inoltre, ci sono Paesi, come la Cina, dove l’aumento eccessivo degli stipendi sta erodendo i profitti delle aziende. E per portare i valori in equilibrio molte società stanno incrementando l’utilizzo dei robot, a discapito del lavoro umano.
Guardando alle aree geografiche, dove vedete le maggiori opportunità?
Fino a oggi, contribuiti importanti alla performance del settore sono arrivati da Usa, Giappone, Francia e Regno Unito. Insomma, dalle aree sviluppate. In futuro, è verosimile pensare che a fare da driver saranno i Paesi emergenti. La Corea ne è un esempio, dove il settore cresce ogni anno a ritmi del 20 per cento. Ma anche Taiwan ha buone prospettive. Oltre ovviamente alla Cina, che da solido importatore di robotica si sta preparando a diventare produttore.
