Le riforme spingeranno la crescita del Giappone
Per Columbia Threadneedle il Pil nipponico sarà sostenuto dagli interventi strutturali su immigrazione, lavoro e corporate governance
2,30 min

Il 2018 è stato un anno da dimenticare per l’azionario giapponese, che ha visto il Topix crollare di quasi il 18% in valuta locale. Ma il 2019 si preannuncia più roseo. “La brusca correzione del mercato azionario in Giappone è stata chiaramente trainata dai titoli growth, poiché la prospettiva di un aumento dei rendimenti obbligazionari ha spinto gli investitori a interrogarsi sull’opportunità di conservare in portafoglio i settori più costosi del mercato azionario globale”, si legge in un commento a cura di Ernst Glanzmann e Reiko Mito, responsabili strategie azionarie per il Giappone di Gam Investments, in cui si chiedono se l’equity del Sol Levante non sia stato punito ingiustamente.
“Da un punto di vista tematico, la crescita ha rallentato in diversi settori manifatturieri, in particolare quelli relativi a smartphone e automazione”, spiegano Glanzmann e Mito. Ma i rischi di una recessione globale sembrano contenuti sulla base dei consumi privati, che dovrebbero essere sostenuti da un pacchetto di stimoli economici che il governo si appresta a varare per controbilanciare l’aumento dell’Iva. E della domanda nel mercato del lavoro che dovrebbe restare elevata, facendo così salire i salari, mentre il prezzo del petrolio in calo dovrebbe contenere l’inflazione.
A livello di temi di investimento, spicca il settore dei macchinari, “poiché l’automazione dell’industria è necessaria non solo per far fronte alla carenza di manodopera ma anche perché molti prodotti e componenti elettronici sono sempre più sofisticati e richiedono tecniche di produzione avanzate”. Inoltre il Giappone resta all’avanguardia dell’innovazione tecnologica, soprattutto nella robotica, e si prevede che la motorizzazione elettrica, l’automazione nelle auto e i pagamenti cashless (voluti dal governo) prevedibilmente accelereranno. Per gli esperti di Gam le società quotate dovrebbero essere in grado di sostenere una crescita degli utili annuale intorno all’8-9% nel prossimo futuro.

“Gli investitori dovrebbero puntare di più sull’azionario giapponese perché rappresenta una solida fonte di diversificazione, meno correlata ai trend degli altri mercati azionari”, suggerisce Joël Le Saux, head of Japan equities di Syz Am e gestore di portafoglio del fondo Oyster Japan Opportunities. Per Le Saux il Giappone gode anche di una minore esposizione alle bufere che colpiscono periodicamente i mercati emergenti asiatici, e i titoli scambiano attualmente a prezzi ragionevoli, “con valutazioni che integrano già il rallentamento dell’economia mondiale e la revisione al ribasso delle stime degli utili”.
L’esperto osserva che la fuga di capitali del 2018 non è un fenomeno nuovo, visto che il Giappone viene periodicamente trascurato dagli investitori, in un’ottica di sottoponderazione dovuta al fatto che il mercato nipponico è spesso visto come periferico dagli occidentali. Tuttavia, le azioni giapponesi, in quanto classe di attivi, rappresentano una solida fonte di diversificazione, perché il Paese è addirittura più decorrelato dei mercati emergenti rispetto ai mercati europei, anche grazie alla sua componente valutaria. E la sua lontananza lo rende anche meno reattivo ai rischi geopolitici occidentali. Ma anche meno sensibile alle bufere che colpiscono i mercati asiatici, perché poco esposto alla Cina, anche se il rallentamento dell’economia cinese sta incidendo su alcuni settori ciclici più difficili da sostituire, come la robotica, l’automazione delle fabbriche e le materie prime, come l’acciaio. Infine, le azioni sono sottovalutate: “a tali livelli di P/B, gli investitori possono attendersi guadagni annui in linea con una redditività del capitale di oltre il 7%”, aggiunge Le Saux.
