Azionario giapponese a gonfie vele
Kaye (Comgest): “Crediamo che il Paese asiatico sia pieno di società con una grande disciplina del capitale, solide barriere all’entrata e con potenziale di crescita”
2 min

Il rallentamento economico globale non dovrebbe più di tanto pesare sul Giappone, destinato a crescere nel lungo periodo grazie al suo programma di riforme. È questa l’opinione di Daisuke Nomoto, gestore di portafoglio senior di Columbia Threadneedle. “Il Giappone sta introducendo tre corpus di riforme concepite per risolvere le debolezze strutturali e quelle attinenti alla governance societaria”, commenta Nomoto.
Si tratta in particolare della riforma dell’immigrazione, di quella dello stile di lavoro e della corporate governance. Dopo la lunga fase di deflazione seguita alla crescita degli anni ’80, dal 2012 in poi si è entrata nella fase della “Abenomics”, cioè delle riforme strutturali portate avanti dal presidente Shinzo Abe, che oggi stanno dando i suoi frutti, con il Pil che si avvicina all’obiettivo del governo di 600mila miliardi di yen e la deflazione ormai alle spalle.
“Pur non escludendo la possibilità che la BoJ modifichi la sua politica monetaria per consentire al rendimento dei titoli di stato decennali di salire lievemente, crediamo che rimarrà accomodante ancora per qualche tempo”, spiega Nomoto. La riforma dell’immigrazione mira a potenziare la forza lavoro tramite gli immigrati per far fronte all’invecchiamento della popolazione.
Negli ultimi cinque anni, il numero di lavoratori esteri è aumentato dell’87% a 1,3 milioni, ma si tratta ancora del 2% appena della forza lavoro totale, contro il 17% circa degli Stati Uniti e l’11% del Regno Unito. Secondo il rapporto “Replacement Migration” dell’ONU, nel periodo 2000-2050 il Giappone avrà bisogno di 343mila migranti l’anno per mantenere la popolazione in età lavorativa di 77 milioni.
“L’obiettivo del governo di 500mila lavoratori è sicuramente esiguo, ma la decisione di aprire agli stranieri rappresenta un primo passo verso la trasformazione della struttura demografica del Giappone, ed è probabile che il numero di ingressi verrà alzato a tempo debto”, commenta Nomoto. La seconda riforma punta a intervenire sul lavoro per aumentare la produttività – oggi abbondantemente sotto la media Ocse – con la promozione dell’innovazione in aree come l’intelligenza artificiale, automazione industriale e IoT.
“Nel 2018 il governo giapponese ha introdotto la riforma dello stile di lavoro nell’ambito di un più ampio pacchetto di riforme del mercato del lavoro. Benché il settore manifatturiero nipponico sia leader mondiale nell’adozione dell’automazione industriale, la produttività del lavoro nei settori non manifatturieri rimane alquanto bassa”, prosegue. Facendo un parallelo con l’accelerazione della produttività statunitense a seguito dell’informatizzazione, alla diffusione di Internet, della posta elettronica e dei cellulari, Nomoto ritiene probabile che il divario di produttività con le medie Ocse venga colmato nei prossimi anni.
Infine, con la riforma della corporate governance il Giappone si sintonizza con un trend pluriennale e irreversibile che sta già dando maggiore spazio alle strategie di lungo termine, ai rendimenti, alle politiche di gestione del capitale e alla creazione di modelli di business originali. “A lungo termine, l’effetto combinato di queste tre riforme dovrebbe essere un potente propulsore per l’economia e il mercato azionario del Giappone”, conclude Nomoto.
