Emergenti, chi vince e chi perde nel 2019
Secondo Jesiolowski (Union Bancaire Privée), questo nuovo anno potrebbe essere molto promettente per le piazze in via di sviluppo. Ecco il possibile scenario Paese per Paese
1,30 min
Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Dic – Gen 2019 |

Dopo un’estate turbolenta, segnata dal collasso della lira e dagli annunci sull’inasprimento delle tariffe sull’acciaio da parte degli Usa, l’economia della Turchia va verso una fase di stabilizzazione, che però potrebbe essere più effimera di quanto appaia, lasciando il posto, nel 2019, a una recessione. “La crescita sta decelerando rapidamente, mentre cala il credito al consumo e alle imprese”, dice Viktor Szabó, senior fixed income investment manager di Aberdeen Standard Investments, che segnala come “il saldo delle partite correnti si sia ribaltato negli ultimi due mesi, passando dal pesante deficit a un surplus”.

Dunque, come ha fatto il Paese a uscire dall’impasse di agosto? “Il primo punto di svolta è giunto dalla Banca Centrale, che il 13 settembre scorso ha alzato i tassi di 625 punti base – afferma Jamie Salt, analyst di Lombard Odier Im – La mossa, ben al di sopra delle aspettative del mercato, ha riacceso la fiducia nell’autonomia della Cbrt e nella sua volontà di riequilibrare la situazione e di affrontare la crisi valutaria in maniera ortodossa”.
Un’ulteriore nota positiva è un profilo del debito pubblico tutt’ora solido, “il che rafforza il settore finanziario, come evidenziato dalla capacità delle istituzioni di differire il debito negli ultimi mesi, anche se a costi molto più elevati”, dice Salt, che tuttavia invita a non abbassare la guardia: “Nonostante l’ampia ripresa, questa potrebbe essere finora essenzialmente un riassorbimento di tali shock. Non dimentichiamo che la valuta sta ancora sottoperformando con un deprezzamento di quasi il 30% sull’anno”.
Di conseguenza, è probabile che ci sarà bisogno di ulteriore impegno per ottenere il riequilibrio economico sia sul fronte fiscale che monetario, “al fine di assistere a un miglioramento duraturo delle partite correnti e a una riduzione degli attuali livelli di inflazione del 25%. Gli ultimi commenti della Banca Centrale hanno sottolineato la disponibilità ad agire ulteriormente”, fa notare Salt, che però teme una diminuzione drastica della domanda per via “dell’abbattimento sull’economia reale degli effetti del forte inasprimento delle condizioni monetarie: così nel 2019 è molto probabile che si verifichi un contesto recessivo. Ciò sarà un ulteriore banco di prova per l’impegno nella riforma fiscale e monetaria”.
Ciò detto, non esiste un rischio default secondo Szabò, il gestore di Aberdeen Standard Investments, che sostiene che “complessivamente, il premio per il rischio valutato sulle attività turche è stato eccessivo e potrebbe diminuire. Riduzione a cui abbiamo già assistito e che ha reso la Turchia uno dei mercati emergenti locali con i migliori risultati. Il trend potrebbe proseguire, ma bisogna prestare attenzione ai fattori di rischio”.
