A Davos la Cina consacra la propria leadership globale
Dalla Belt&Road al Cai, passando per il Rcep: la Cina conquista il mondo a suon di accordi commerciali. E durante la pandemia ha aumentato il proprio commercio con l'estero
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Crescono le tensioni politiche tra Occidente e Cina, dettate da ragioni
economiche, ma non cala l’appeal finanziario verso la più grande economia asiatica e la seconda al mondo dopo gli Stati Uniti. A sentire i gestori, la sospensione del processo che avrebbe portato a ratificare gli accorsi sugli investimenti tra Ue e Cina non avrà un impatto particolare su chi guarda a Pechino come destinazione dei propri investimenti finanziari. Perché più di tutto conta il ciclo economico, che vede il colosso asiatico ormai saldamente sulla strada della ripresa e perché i commerci internazionali non sembrano destinati a fermarsi nonostante le tensioni geopolitiche.
“L’economia cinese è stata la prima a riprendersi dalla recessione imposta dalla pandemia di Covid, grazie a un rapido ed efficace contenimento del contagio, e a una robusta dose di stimolo fiscale e monetario”, ricorda Giuseppe Sersale, partner e portfolio manager di Anthilia Sgr. Negli ultimi mesi, però, il focus delle autorità è gradualmente passato dal supporto del ciclo al contenimento degli sbilanci, primo tra tutti l’eccessivo ricorso al credito. “La People Bank of China ha da qualche mese adottato un approccio definito prudente, consistente nel ridurre la liquidità iniettata nel sistema. Coerentemente, le autorità hanno annunciato un target di deficit fiscale inferiore alle attese e varato una serie di misure volte a reprimere comportamenti irregolari da parte dei grandi operatori come Alibaba, Tencent e altri. Infine sono state adottate misure di contenimento della speculazione immobiliare”, spiega l’esperto.
Il cambio di passo di Pechino ha influito sull’attività economica, che ha visto un picco nella parte finale del 2020 e nei primi mesi del 2021 sta mostrando i primi segnali di rallentamento, complice una campagna vaccinale che stenta a decollare. Guardando alle prospettive di fondo, Sersale resta comunque ottimista. “La progressiva riapertura dell’economia globale dovrebbe mantenere la domanda globale su livelli elevati, permettendo al canale estero di contribuire attivamente a supportare l’economia nazionale, e con essa i profitti delle aziende cinesi. Inoltre le crescenti pressioni inflazionistiche impatteranno positivamente sulla marginalità”. Sul fronte politico, secondo Sersale le relazioni sono destinate a rimanere tese, ma senza degenerare. D’altro canto, le caratteristiche dell’economia dell’Eurozona, aperta ed export oriented, impediscono a Bruxelles di adottare atteggiamenti troppo duri con un partner commerciale così rilevante.
Robert Gilhooly, senior emerging markets research rconomist di Aberdeen Standard Investments, vede un possibile peggioramento delle prospettive solo in caso di strategia transatlantica coordinata contro la Cina. “Detto questo, i tentativi dell’Ue di compartimentare i suoi rapporti con la Cina – separando i suoi affari dalle aree di cooperazione (ambiente) e dalle preoccupazioni sui diritti umani – sono già sotto pressione”, avverte. Le contro-sanzioni cinesi si fanno sentire e anche il mercato interno cinese è attraente, ricorda. Per Nicholas Yeo, che in Aberdeen è responsabile azionario Cina, gli utili dei titoli dell’indice MSCI China A Onshore quest’anno cresceranno abbondantemente su due cifre percentuali.
“La forza economica intrinseca della Cina ha visto il mercato delle azioni A diventare attraenti tra gli investitori, anche se gli stranieri di solito partono da una posizione molto sottopesata”. L’indice MSCI China A Onshore è scambiato leggermente al di sopra della sua media decennale, con un rapporto prezzo/utili a termine di 15,6x (basato sulle previsioni degli utili del 2021), comunque inferiore di oltre il 40% rispetto all’S&P500 americano. Quanto ai settori più interessanti, per Yeo “gli investitori potrebbero puntare ai titoli di qualità dei beni di consumo discrezionali e dei beni di consumo pronti a beneficiare della crescita strutturale della Cina”.
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