I nuovi emergenti
Sono i mercati di frontiera. Paesi in forte crescita e con popolazioni giovani che tra qualche anno andranno a sostituire i “vecchi” Bric nei panieri che puntano sull’aspetto esotico
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Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Giu – Lug 2018 |

Negli ultimi anni l’Asia è stata il motore della crescita globale. Per gli esperti l’espansione macro proseguirà, con effetti favorevoli sui mercati, soprattutto sulle azioni. “Restiamo fiduciosi in termini di crescita globale nel prossimo futuro, e l’Asia, assai esposta al contesto ciclico, dovrebbe beneficiarne”, spiega Patrick Brenner, head of Multi-Asset Investments Asia di Schroders, secondo cui la crescita sia di Asia sia di Cina dovrebbe restare solida per almeno i prossimi 12 mesi. Brenner è rassicurato sulla Cina, che acquisirà un peso sempre maggiore sulla crescita dell’area, visto che i vertici del Partito popolare cinese ritengono oggi la stabilità prioritaria e hanno avviato iniziative per ridurre gli squilibri legati alle massicce iniezioni di liquidità che hanno spinto il Pil in passato.

Analoga la posizione espressa da Maarten-Jan Bakkum, senior Emerging Markets Strategist di NN Investment Partners: “Le autorità stanno gestendo bene questa transizione economica, riducendo l’effetto leva nel sistema e stimolando al tempo stesso, ove possibile, la crescita, mentre i consumi delle famiglie rendono l’economia meno sensibile alla domanda globale”. Ottimismo anche sugli altri Paesi asiatici, in cui “la ripresa della crescita del credito è di buon auspicio per la crescita della domanda interna”, con view particolarmente positiva sull’India. “Nel complesso, per la regione, riteniamo che una crescita del 5% sia sostenibile”, aggiunge Bakkum. Quanto ai fattori di rischio, se le incognite cinesi sembrano gestibili, sui Paesi del Sud-Est asiatico “un fattore importante da osservare è l’outlook della Fed e il suo impatto sulle condizioni finanziarie dei mercati emergenti, mentre per le economie asiatiche più aperte è importante seguire i negoziati commerciali tra Cina e Stati Uniti”, anche se per ora il protezionismo di Trump non ha avuto un grande impatto.
Quanto ai mercati, per Bakkum sono soprattutto gli azionari a essere attraenti, perché “beneficiano maggiormente delle buone prospettive di crescita economica e degli utili”. Più complesso il discorso su bond e valute, “dati i bassi tassi d’interesse e il difficile contesto di liquidità globale”, con grandi differenze tra i Paesi. Sul fronte valutario, “l’Asia orientale è in buone condizioni e il Sud-Est asiatico è più volatile. Paesi come l’Indonesia e le Filippine dovrebbero registrare un deprezzamento della valuta nei prossimi trimestri a causa di squilibri macroeconomici e di politiche economiche non ottimali”, aggiunge Bakkum.
Anche Brenner di Schroders predilige l’azionario asiatico, “perché le valutazioni sono ragionevoli e la crescita degli utili resta tra le più forti tra le varie regioni del mondo”. Sul reddito fisso, nonostante un minore ottimismo sui bond emergenti, Brenner mantiene tuttavia una preferenza per il debito asiatico, “dati i rendimenti più interessanti e la dinamica favorevole domanda/offerta, visto che la gran parte dei bond asiatici è in mano a investitori asiatici”. View positiva anche sulle commodities, “visto che gli squilibri tra domanda e offerta sono in gran parte superati e al fatto che le materie prime tendono a performare bene nelle fasi finali dei cicli”, conclude Brenner.
