Al giro di boa 2017 l’Asia è campione tra i fondi
In 6 mesi gli emergenti salgono sul podio nonostante la stretta monetaria della Fed
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Il mutamento climatico sta già cambiando la geografia dell’Asia meridionale. Se ancora resiste una frangia di negazionisti, nel mondo reale gli effetti di quella che è una catastrofe di portata epocale si possono esperire facilmente. Per esempio in India, dove, come spiega Juan Salazar, responsible investmenti di Bmo Global Asset Management, “solo nell’ultimo anno ci sono state inondazioni da record nello stato del Kerala in cui sono stati colpite più di 5 milioni di persone; e in condizioni di estrema siccità versa il Tamil Nadu, condizioni che hanno portato a una grave crisi idrica nella capitale Chennai, una città di quasi 10 milioni di abitanti”. Non solo: diversi Stati del nord hanno sperimentato ondate di calore e anomale tempeste di sabbia e almeno quattro potenti cicloni tropicali hanno interessato entrambe le coste e costretto all’evacuazione milioni di persone.
La posizione geografica non aiuta e anzi fa sì che l’India sia altamente vulnerabile alle calamità naturali. Tanto che un recente studio della Banca Mondiale calcola che i cambiamenti climatici potrebbero costare al Paese il 2,8% del Pil e condannare quasi la metà della popolazione a un abbassamento del tenore di vita entro il 2050. Per questo sarebbe ragionevole aspettarsi che le aziende abbiano già iniziato a tenere conto di queste sfide relative all’adattamento climatico nel definire le proprie strategie commerciali.
“Le variazioni di temperatura e le cospicue precipitazioni stanno già avendo ripercussioni sulla popolazione, e in particolare sugli agricoltori – spiega Salazar – Il settore è ancora uno delle principali fonti di reddito: rappresenta circa il 14% del Pil e dà lavoro a quasi 800 milioni di persone. Dipende disperatamente dai monsoni, poiché la maggior parte dei terreni agricoli non ha accesso all’irrigazione. Tuttavia, i monsoni sono irregolari, e lo sono sempre di più a causa del cambiamento climatico; quando non si manifestano, i raccolti vanno male, i prezzi dei prodotti alimentari aumentano, le cisterne sono vuote e i mezzi di sostentamento degli agricoltori vengono meno”.
È chiaro che se non si attuano strategie di difesa il rischio di tracollo per le produzioni, non solo agricole, è elevatissimo. Gli esempi di aziende innovatrici in tal senso non mancano. “Marico, per esempio, è uno dei principali produttori indiani di prodotti per la cura della persona e il maggiore acquirente di cocco nel Paese. È coinvolta in partnership con istituti di ricerca per sviluppare varietà di colture migliorate e resistenti alla siccità, e coopera con una selezione di agricoltori per promuovere pratiche scientifiche sui nutrienti, malattie e gestione delle acque. Migliorando la resa dei raccolti, la salute del suolo e, infine, rilanciando le fonti di sostentamento degli agricoltori, si contribuisce a costruire catene di approvvigionamento più resistenti ai cambiamenti delle precipitazioni e delle temperature in tutto il Paese”.
Il passaggio alle energie rinnovabili è un’altra urgenza per un Paese che è il terzo produttore di emissioni di CO2 al mondo, dopo Cina e Stati Uniti e che continuerà a dipendere dalla produzione di energia fossile per soddisfare il futuro fabbisogno energetico (si prevede che rappresenterà ancora il 48% del totale nel 2040, con il risultato che le emissioni nette di carbonio raddoppieranno nello stesso periodo).
“Molte aziende hanno fatto passi da gigante nell’aumentare la quota delle rinnovabili nel mix energetico, fissando obiettivi ambiziosi. Questo passaggio alle rinnovabili non si basa su aspirazioni ambientali, ma su realtà economiche: negli ultimi mesi gli appalti per la fornitura elettrica hanno dimostrato che le rinnovabili possono essere proposte a tariffe significativamente inferiori rispetto al carbone – spiega Salazar – Ultratech, il più grande produttore di cemento indiano, sta lavorando duramente per alzare la quota di energia da fonti rinnovabili – in particolare il solare – nel suo mix energetico, da meno del 5% attuale al 20% entro il 2022. Titan Company, leader nel settore dei gioielli, consuma oltre il 50% di energia eolica e ha realizzato notevoli progressi nell’installazione di impianti solari nei punti vendita di tutto il Paese. Hul ha incrementato la quota di energia rinnovabile del 43% nel 2018 rispetto al 2008 e si è impegnata a rifornirsi al 100% da fonti rinnovabili per quanto riguarda l’approvvigionamento dalla rete entro il 2020”.
