I mercati azionari pesano l’accordo (parziale) Usa-Cina
Il dollaro Usa conferma il quadro di un'economia globale per il momento ancora debole
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Cosa succede quando quello che è stato il motore della crescita globale negli ultimi anni, cioè la vorticosa avanzata dell’economia cinese, rallenta? In questo periodo di bilanci per l’anno che si chiude e di previsioni per il prossimo, è fisiologico che gli addetti ai lavori si pongano tutti questa domanda. Soprattutto in una situazione in cui non si registra ancora una conclusione definitiva sulla guerra commerciale tra Washington e Pechino.
Al tema è dedicato anche un recente investment talk di Amundi. “Stiamo assistendo a un rallentamento continuo dell’economia cinese. Nel terzo trimestre del 2019 il Pil cinese è cresciuto del 6% a fronte di una previsione nel range 6%-6,5% delle autorità cinesi; si tratta della crescita più lenta dai primi anni Novanta. Ora che ci avviciniamo al 2020, riteniamo che le autorità cinesi fisseranno il nuovo obiettivo attorno al 6%, se non addirittura in un range compreso tra il 5,5% e il 6%, mentre in base alle nostre stime attuali la crescita si attesterà al 5,8% annuo”, si legge. Visto il contesto, argomentano gli esperti, non sorprende la debolezza delle esportazioni; gli investimenti privati hanno subito una forte contrazione e la ripresa delle infrastrutture pubbliche è stata inferiore alle attese. Ma per quanto riguarda il futuro, Amundi si aspetta un’accelerazione della spesa per le infrastrutture pubbliche e una potenziale moderazione delle restrizioni sull’immobiliare che dovrebbero avere un impatto positivo. “Il policy mix cinese rimane favorevole agli stimoli, anche se in misura più limitata e alleggerita rispetto agli ultimi anni”, si legge nella nota, firmata da Vincent Mortier, Deputy Cio Asia ex Japan Supervisor, Alessia Berardi, Deputy Head of Macroeconomic Research, Angelo Corbetta, Head of Asia Equity e Esther Law, Portfolio Manager Emerging Market Debt.
In generale Amundi nutre un certo ottimismo sul mercato azionario cinese, “le cui valutazioni ci appaiono favorevoli nonostante prospettive sulla crescita degli utili contenute”, e mantiene una preferenza per le azioni di classe A che sono più esposte all’economia interna che, a sua volta, sta beneficiando del processo di inclusione nell’indice Msci. “Intravediamo delle opportunità anche nei cambiamenti della catena di fornitura (settore tecnologico taiwanese e cinese) e nei marchi domestici che offrono prodotti sempre più competitivi ai marchi internazionali”, aggiungono gli esperti.
Joseph Little, Global Chief Investment Strategist di HSsbc Global Asset Management, nota anzi che la crescita in Cina ha registrato una lieve ripresa dal primo trimestre del 2019, “ed è probabile che questo trend prosegua in maniera graduale, considerate le tensioni legate all’incertezza in ambito commerciale e dato l’allentamento monetario relativamente modesto”. Little ritiene che, se necessario, gli organi di governo saranno pronti a fornire ulteriore supporto, per limitare un ulteriore rallentamento della crescita.
Keith Wade, chief economist & strategist di Schroders, ha alzato le previsioni sulla crescita cinese. “Il 2020 sarà un anno importante per la Cina. Nel 2010, il Governo promise di raddoppiare la sua economia e i redditi medi entro il 2020. Per raggiungere tali obiettivi le autorità dovranno assicurarsi che la crescita resti al livello simbolico del 6%. È possibile che vedremo ulteriori allentamenti nelle politiche”, commenta Wade, convinto che molto dipenderà dal deal tra Washington e Pechino.
