4,3 min
Nel corso del suo primo intervento, il neopresidente dell’autorità italiana dei mercati critica le nuove norme sui Pir e non risparmia una stoccata all’Europa: “Pregiudizi sull’Italia: infondati i sospetti di insolvenza”. E propone un safe asset alternativo al Bund
La Consob punta ad “assecondare la destinazione del risparmio verso le attività che producono crescita reale e benessere sociale”. Debutta con questa importante dichiarazione d’intenti il neopresidente della Consob, Paolo Savona, al suo primo intervento pubblico in un incontro con il mercato. Tra gli obiettivi indicati da Savona, anche l’impegno dell’authority ad “accrescere l’educazione finanziaria con un’ottica che va al di là dei soli risparmiatori, raggiungendo tutti i cittadini, qualsiasi posizione essi ricoprano”.
Insomma, risparmio ed economia reale al centro, anche se non ad ogni costo. Tanto che Savona non ha nascosto il giudizio negativo sulle ultime innovazioni alla normativa sui Pir. Senza indicare esplicitamente il provvedimento, il presidente ne ha criticato chiaramente la finalità: “Le nuove forme finanziarie introdotte dall’Italia per veicolare risparmio attraverso le borse valori hanno prodotto frutti significativi ma è riemersa la concezione, non di mercato, che la destinazione dei fondi raccolti va forzata per innalzare la crescita. Si dispone di una buona evidenza che queste forzature operano invece in senso contrario”, ha avvertito, sottolineando come la dimensione della nostra borsa e del nostro mercato finanziario rimanga in Italia relativamente modesta e come l’esistenza di una base produttiva limitata lo giustifichi solo in parte. Nel mirino del neopresidente la norma, già criticata da Bankitalia, che obbliga i fondi comuni di nuova costituzione a investire il 3,5% della raccolta in Pmi e venture capital.
Da sottolineare, a tal proposito, l’apprezzamento espresso dal presidente di Assogestioni Tommaso Corcos per il passaggio della relazione di Savona relativo ai Pir. “L’ho apprezzato tantissimo. È inutile fare forzature di destinazione”, ha affermato Corcos, dal momento che possono essere controproducenti rispetto all’obiettivo di aumentare la crescita.
Come atteso, Savona ha poi dedicato ampio spazio alle questioni più squisitamente politiche, prima fra tutte quella che riguarda il rapporto con l’Europa. “Per la comunità europea e globale l’Italia non rappresenta un problema finanziario, ma una risorsa alla quale molti Paesi attingono per soddisfare le loro necessità”, ha sottolineato, evidenziando come “contrariamente a importanti paesi sviluppati”, come Usa, Regno Unito, Canada e Francia, “l’Italia non assorbe flussi di risparmio dall’estero ma ne cede in quantità superiori al suo debito pubblico”, disponendo dal 2013 di “flussi di risparmio in eccesso rispetto all’uso interno”.
Certo, ha chiarito Savona, la crescita italiana ha il suo “epicentro negli investimenti e da questi si deve ripartire”. “La fiducia – è stato il ragionamento – trova alimento nella crescita reale, che a sua volta la genera se il clima politico e sociale resta favorevole”. Da qui l’urgenza di far ripartire gli investimenti: “Il binomio fiducia-crescita riceverebbe un impulso certo e rilevante da un’azione congiunta del settore privato e pubblico italiano per attuare investimenti aggiuntivi nell’ordine di 20 miliardi di euro, utilizzando risparmio interno”.
E proprio riguardo alla fiducia, un altro importante obiettivo di Savona è stato di rispedire al mittente i sospetti di insolvenza sul debito pubblico italiano, definiti ”oggettivamente infondati”. Di qui il proposito che vede “il rispristino della fiducia nel futuro dell’Italia lo scopo prioritario” su cui si concentrerà l’azione della Consob sotto il suo mandato. Azione che prende spunto dall’analisi della situazione del Paese, “alla sottovalutazione di aspetti importanti della solidità economica” di cui gode come i flussi di risparmio in eccesso rispetto all’uso interno. Nel valutare il rapporto tra debito e Pil la fiducia ha un ruolo essenziale: Savona ha citato l’esempio del Giappone dove “livelli di indebitamento nell’ordine del 200% non contrastano con gli obiettivi economici e sociali perseguiti dalla politica”.
Ciò non significa che non esista un limite all’indebitamento, ha messo in guardia il presidente della Consob, “ma per garantirne la sostenibilità il suo incremento deve restare al di sotto del saggio di crescita del Pil”. E’ importante quindi parlando di debito applicare un criterio di razionalità che se “venisse accettato a livello europeo e fosse rispettato dalle autorità di Governo, restituirebbe ai debiti sovrani, incluso quello italiano, la dignità di ricchezza protetta che ad essi attribuiscono giustamente gli investitori. Il raggiungimento di questa condizione allontanerebbe i sospetti sulla possibilità di insolvenza del nostro debito pubblico, oggettivamente infondati”.
Quindi la stoccata. “I giudizi – ha tuonato – non di rado espressi da istituzioni sovranazionali, enti nazionali e centri privati, appaiono prossimi a pregiudizi, perché resi su basi parametriche finanziarie convenzionali che non tengono conto dei due pilastri che reggono la nostra economia e società: la forza competitiva delle nostre imprese sul mercato globale e il nostro buon livello di risparmio”.
Infine, Savona ha lanciato la proposta di un safe asset alternativo al Bund. ”Un contributo significativo alla stabilità finanziaria verrebbe dalla creazione di un titolo europeo privo di rischio (European safe asset)” mentre “l’unico safe asset esistente oggi in Europa è di fatto il Bund tedesco”, ha spiegato, aggiungendo che l’European Stability Mechanism “dovrebbe destinare i fondi raccolti con i safe asset per concedere prestiti agli Stati membri che disporrebbero di una fonte alternativa e a basso costo per il rifinanziamento del loro debito pubblico”.
Un bond europeo diverso da un eurobond, perché evita l’ostacolo della mutualizzazione del debito, insormontabile per la contrarietà dei Paesi del Nord Europa. “Per un corretto avvio dell’iniziativa va preso atto che la Ue rifugge dalla mutualizzazione dei rischi finanziari nazionali e, pertanto, il credito va concesso se il percipiente accetta la clausola di rimborso privilegiato”, è stata la spiegazione. Secondo Savona, “con questo nuovo strumento non sarebbe più necessario porre vincoli alla libera scelta di investimento delle banche europee allo scopo di garantire un minor rischio per i depositanti”.