Bund e treasury, la bolla non scoppierà. Per ora
Secondo Ethenea, Bce e bassa inflazione manterranno negativi i rendimenti dei bond tedeschi. Mentre dollaro e tassi positivi continuano a giocare a favore dei titoli Usa
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La corsa del dollaro non sembra incontrare ostacoli per ora. Anzi, la discesa del cambio con l’euro al di sotto dell’1,10 sta fornendo spunto ai commentatori di mercato per parlare di rinnovata forza della divisa americana. Ma la tesi non convince Massimo De Palma, responsabile team multi asset Italia di Gam (Italia) Sgr, secondo cui osservando i dati si nota che il movimento è spiegato più da un ‘mini euro’ che da un ‘super dollaro’. “Il progressivo indebolimento della moneta unica – spiega – è infatti avvenuto nei confronti di tutte le principali valute senza eccezioni. È da capire se questa tendenza proseguirà, o invece se si stia trattando di un movimento di breve periodo”.
Quel che appare certo, a detta dell’esperto, è che gli investitori stiano rivedendo al ribasso le stime di crescita dell’area, già di per sé non eclatanti, sulla base di due elementi: il primo riguarda i dati di produzione industriale di inizio mese, dai quali si sperava di desumere una stabilizzazione del manifatturiero, e che invece hanno marcato l’ennesima variazione negativa (in particolare della locomotiva tedesca); l’altro fattore riguarda la particolare posizione dell’Europa, che ha una produzione significativa in Cina e un notevole volume di interscambio commerciale con il gigante asiatico, non certo di aiuto in questo periodo.
“Per quanto riguarda il rapporto di cambio di maggior peso, ovvero quello con il dollaro, dal punto di vista tecnico ci sono margini per una possibile continuazione del trend, con obiettivo a 1,05, tenendo conto però che l’ipervenduto potrebbe determinare rimbalzi tecnici – afferma De Palma -. Dal punto di vista fondamentale invece il dollaro era, ed è oggi a maggior ragione, sopravvalutato: se prendiamo come riferimento l’indice di parità del potere d’acquisto dell’Ocse, il tasso dovrebbe situarsi tra 1,30 e 1,40. Tuttavia come sappiamo questa relazione tende ad avere una valenza solo nel lunghissimo periodo”.
Dal punto di vista operativo, per chi volesse puntare su un dollaro in rafforzamento, l’esperto consiglia bond a breve termine, Treasury o corporate, per evitare il rischio durata finanziaria. “L’investimento valutario rientra anche nelle scelte di diversificazione e in particolare in questa fase, dove i rischi geopolitici risultano particolarmente elevati, contribuisce a proteggere il portafoglio nella sua veste di valuta rifugio”, aggiunge.
Per quanto riguarda invece i mercati azionari, ovviamente un movimento del genere avvantaggia le imprese esportatrici, quelle cioè che hanno costi in euro e una percentuale rilevante di ricavi in dollari. “Non ci si deve però scordare dell’impatto che potrebbe avere il coronavirus. Ad esempio il settore del lusso, avvantaggiato da un dollaro forte, può risentire negativamente del potenziale rallentamento dell’economia, così come i titoli petroliferi”, avverte infine De Palma.
