Albanese (Fineco): “Consulenza, l’anno zero del digitale”
Intercettare il cambio di passo dei trend strutturali legati alla digitalizzazione e richiesta di consulenza. Parla il capo dei cf di Fineco
4,30 min

Il conto del lockdown arriverà anche alle banche, che quest’anno vedranno cadere i ricavi e balzare le rettifiche sui crediti, con conseguente impatto sugli utili. A stimare l’impatto del Covid-19 sugli istituti finanziari è Accenture che, nella sua Research Sensitivity Analysis basata sull’analisi del ciclo economico passato e sulle proiezioni degli analisti, prevede un calo dei ricavi bancari pari al 5-7%, una crescita delle rettifiche del 40-/50% e un conseguente impatto negativo sui profitti pre-tax del 50-60%.
E la ripresa non sarà immediata, ma si dovrà attendere il 2022. “Già nelle trimestrali – ha spiegato Massimiliano Colangelo, financial services lead di Accenture – abbiamo visto degli accantonamenti frutto di un approccio cauto ai crediti. Ora molto dipenderà dallo scenario macro dei prossimi mesi: se l’epidemia inizierà a regredire e l’economia a riprendersi, nel 2022 si potrà avere un rimbalzo dei ricavi del 4% e un recupero della marginalità che, a livello aggregato, potrebbe vedere un Roe attorno allo 0,5%”.
Inutile però piangersi addosso, anzi: secondo gli analisti Accenture le banche possono rispondere a questo scenario avverso orientando i propri investimenti per accelerare sulla digital transformation e aumentando i ricavi posizionandosi come il partner di fiducia per le imprese e le persone.
Stando alla ricerca, infatti, crescerà la migrazione sui canali digitali: il 10% degli italiani che prima dell’attuale emergenza preferiva svolgere le proprie operazioni esclusivamente all’interno delle filiali, passerà in futuro ai canali digitali. Le filiali stesse erogheranno, quindi, i servizi di consulenza online. Questo consentirà di portare a scala lo smart working, agevolando le richieste dei dipendenti e permettendo un risparmio dei costi di real estate. Un nuovo modello che può consentire un risparmio dei costi fino al 15%.
Non solo: il nuovo modello operativo basato sul digitale, una rinnovata relazione di fiducia con la clientela e l’implementazione di una nuova offerta di servizi datadriven possono portare, nel 2022, a far crescere i ricavi fino al +4%.
“Le banche devono agire ora alla costruzione di un futuro di valore per l’Industry ed essere il motore della ripartenza economica. Possono, e devono, posizionarsi come ‘partner di fiducia’ del sistema Paes – ha affermato Colangelo. – La banca del futuro, che si sta definendo in queste drammatiche settimane, deve essere in grado di generare valore per i propri dipendenti, i propri clienti e per l’intero ecosistema, fondando la propria governance su un sistema di valori rinnovato alla luce dei nuovi scenari. Dovrà, inoltre, rivedere il modello operativo accelerando al massimo la propria agenda digitale per essere sostenibile, resiliente e rilevante per il cliente”. Questo cambiamento sarà necessario per rapportarsi al meglio con il nuovo consumatore ‘post Covid-19’, più responsabile, attento alle questioni etiche e, soprattutto, votato al digitale.
Un cambiamento cui le banche sembrano essere pronte, visto che si sono dimostrate in grado di fronteggiare l’emergenza. Hanno infatti adottato rapidamente misure finalizzate a contenere il contagio non solo chiudendo filiali e uffici, ma, soprattutto, implementando prodotti e servizi tramite i canali digitali e adottando in maniera molto rapida la soluzione dello smartworking. Queste misure, secondo Accenture, affiancate alla migliore situazione patrimoniale rispetto al 2008/09, hanno permesso la continuità di business, una sostanziale tenuta dell’ecosistema e l’erogazione dei servizi ai clienti. Nello stesso momento sono emersi limiti e difficoltà legati alla parziale innovazione del settore, che possono adesso essere affrontati con determinazione attraverso un’alleanza con dipendenti, clienti e attori dell’ecosistema i cui bisogni e priorità sono stati modificati dalla pandemia di Covid-19.
Una trasformazione che secondo il direttore generale dell’Abi era già in corso prima dello scoppio dell’emergenza. “La trasformazione del modello di banca, dove la rete distributiva sarà dedicata più ad attività di stampo consulenziale e ad alto valore aggiunto era già sul tavolo prima dell’esplosione della crisi pandemica – ha detto nel corso dell’Accenture Banking Conference -. Dal 2008 ad oggi il numero di sportelli si è ridotto in modo considerevole. E’ importante aver concluso a dicembre l’accordo relativo al contratto bancario. Abbiamo un quadro di flessibilità che ci permetterà di gestire questo tema senza traumi sociali”.
Sabatini non è preoccupato neppure dal probabile aumento dei Npl. “Dobbiamo aspettarci un incremento dello stock di crediti deteriorati, ma abbiamo accumulato una buona expertise ed esperienza nella gestione di questi crediti e possiamo beneficiare di una maggiore flessibilità del quadro Ue”, ha assicurato, ricordando come la posizione delle banche sia fortemente rafforzata rispetto a quella del 2008 sia sotto il profilo patrimoniale, con un Cet 1 quasi al 14% in linea con lo standard Ue, ottenuto solo con aumenti capitale finanziati dal settore privato e con minime risorse pubbliche, sia sotto il profilo della qualità degli attivi.
“Lo stock dei crediti deteriorati è intorno al 3,3% sul totale degli attivi, prima era del 9,6% – ha sottolineato -. Le banche hanno fatto anche un gradissimo sforzo in termini di efficientamento. Oggi il cost/income è in linea con la media Ue, ed è stato fatto anche un processo di riduzione della rete distributiva e una riorganizzazione importante e senza impatti sociali. Tale riassetto è avvenuto sempre tramite accordi sindacali, facendo ricorso al Fondo esuberi completamente finanziato dal settore. Questo fotografa la capacità del settore nel reggere le trasformazioni e nel supportare l’economia italiana”.
Inevitabile, quindi, il riferimento ai prestiti garantiti dallo Stato previsti dal decreto Liquidità. Sabatini è infatti tornato a chiedere maggiore certezza giuridica al governo, contestando la definizione di ‘scudo penale’. “La garanzia statale garantisce il rischio di credito ma non quello legale. In una situazione di grande difficoltà, la prima cosa è avere un maggiore valore delle auto-certificazioni. Quello che noi chiediamo è la certezza del quadro giuridico”, ha ribadito.
