Cinque fondi a prova di climate change
Le soluzioni d’investimento Esg-compliant sono in espansione. Solo in Europa i fondi azionari rappresentano oltre la metà degli asset gestiti con mandato sostenibile
2,30 min
Tra i temi che terranno banco nel 2020 secondo gestori ed esperti di mercati una menzione d’onore spetta sicuramente a cambiamento climatico e transizione energetica, che diventano sempre più centrali nelle strategie di asset allocation delle società di gestione del risparmio. Jessica Ground, Global Head of Stewardship di Schroders, ritiene che quest’anno “il cambiamento climatico passerà dall’essere percepito soltanto come tema di investimento interessante ad avere un impatto reale sugli investimenti, per tre motivi”: la crescente preoccupazione dell’opinione pubblica, che inizierà a far confluire consistenti investimenti nei settori legati al clima; le regolamentazioni più stringenti, che imporranno un cambiamento anche nei portafogli degli investitori; e le sempre maggiori pressioni per la disclosure delle aziende su opportunità e rischi legati al climate change.
Ann-Katrin Petersen, Investment Strategist nel team Global Economics & Strategy di Allianz Global Investors, ricorda che secondo le stime della Banca Europea per gli Investimenti (BEI), “nell’Unione Europea saranno necessari tra i 175 e i 270 miliardi di euro all’anno per raggiungere tre obiettivi climatici ed energetici entro il 2030, tra cui la riduzione del 40% delle emissioni di CO2 dai livelli del 1990”. Sottolineando l’importanza del ruolo dei fondi che integrano i criteri ESG (tra cui quelli ambientali) e che quindi permettono di investire per arginare il cambiamento climatico.

Sono in molti a pensare inoltre che i cambiamenti climatici siano uno dei principali rischi che incombono attualmente sui portafogli. È questa per esempio l’opinione di Richard Lacaille, Global chief investment officer di State Street Global Advisors, secondo il quale tali rischi non sono limitati alle aziende che inquinano ma sono presenti trasversalmente in tutti i settori e segmenti di mercato. “Al più alto livello, i cambiamenti climatici creano un rischio sistemico per i mercati finanziari, i quali cercano di metabolizzare l’impatto del clima sulla crescita economica, sulla società e sul mix energetico del pianeta in generale. A livello paese, gli stati produttori di petrolio sono sotto pressione in quanto devono reinventare il loro ruolo nel tempo. Per la singole società, da quelle che si occupano di trivellazione ai produttori di motori diesel, fino alle aziende di trasporti e alle banche, i cambiamenti climatici e la normativa legata al clima avranno un impatto sui modelli di business e sulle catene di approvvigionamento, a volte in modi inaspettati e imprevedibili”, riflette Lacaille.
Per gli investitori una delle sfide maggiori riguarda lo smaltimento di titoli di società legate all’uso di combustibili fossili, che avrà un impatto sulle valutazioni dei prossimi anni, così come il cambiamento del mix di fonti di energia, ora che i costi delle rinnovabili sono in discesa. Le strategie basate sulla sostenibilità climatica sviluppate da State Street Global Advisors “utilizzano un metodologia basata sulla riduzione e sull’adattamento per spostare il capitale dagli attivi a rischio verso le società che beneficeranno del cambiamento del mix energetico e maggiormente resistenti ai rischi materiali provocati dai cambiamenti climatici”. Le strategie sono allineate agli obiettivi più ambiziosi fissati dall’Accordo di Parigi del 2015, tra cui contenere l’aumento della temperatura globale al di sotto dei 2° centigradi rispetto ai valori dell’era preindustriale.
