Secondo l’analisi di Flossbach von Storch AG, il conflitto Usa-Cina non si chiuderà mai con un accordo, ma al massimo con una tregua temporanea. E l’impatto sulla Germania sarà superiore alla media
Philipp Vorndran, capital market strategist di Flossbach von Storch AG
Molte delle critiche nei confronti della Cina e delle sue pratiche commerciali appaiono giustificate. Pechino continua a impegnarsi molto duramente sul piano del commercio globale perché la Cina è ancora un Emergente, e di conseguenza gode di maggiore libertà. Ne è convinto Philipp Vorndran, capital market strategist di Flossbach von Storch AG, che sottolinea come tuttavia sia evidente che non si tratta più di un Paese in via di sviluppo.
“Al di là delle pratiche commerciali cinesi – spiega l’esperto -, Donald Trump è probabilmente spinto dalla consapevolezza che il futuro egemone del mondo sarà la Cina. Non si tratta tanto di stabilire se questo accadrà, quanto piuttosto di quando succederà. Trump lo ha riconosciuto e vuole ritardare il più a lungo possibile il cambio della guardia. Il che significa niente di più che il conflitto tra Stati Uniti e Cina non si chiuderà mai con un ‘accordo’, che al massimo potrebbe rappresentare solo una tregua temporanea”.
“A nostro avviso – aggiunge – sarebbe compito dell’Unione europea svolgere il ruolo di mediatore, ma l’Ue si presenta attualmente all’estero in uno stato meno che convincente. Ci aspettiamo quindi che l’economia globale si raffreddi, cosa in parte già avvenuta, ma non ci aspettiamo una grave recessione”.
Venendo alle principali economie, Vorndran conclude che è la Cina ad aver il maggior margine di manovra: “La banca centrale e il governo possono adottare contromisure e lo hanno già fatto con successo. Questo avrebbe dovuto essere sufficiente per la Cina e per l’economia globale. Per la Germania e le sue industrie esportatrici, d’altro canto, probabilmente questo non è sufficiente. L’impatto sulla Germania è superiore alla media, poiché l’economia di esportazione tedesca dipende in particolare dalla forte crescita dei mercati emergenti e della Cina”.
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