Assicurazioni, Solvency II apre agli investimenti alternativi
Nuove modifiche dalla Ue per aumentare la diversificazione. Occasioni anche per l'asset management
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L’operazione Generali-Cattolica scuote il mercato assicurativo e potrebbe riaccendere il risiko sul settore, che “procede in maniera intermittente a causa del basso numero di compagnie operanti in Italia”, commenta Alessandro Santoliquido, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo Assicurativo Amissima. Secondo Santoliquido, “la necessità di una dimensione maggiore è dovuta sia alla sempre maggiore complessità regolamentare, specie dopo l’introduzione di Solvency II, nel 2016, sia alla dinamica competitiva che rende necessario sviluppare economie di scala”.
Un contesto che potrebbe tendere, soprattutto dopo la pandemia, a favorire lo shopping, soprattutto tra i big player. “A breve il settore vedrà una contrazione dei premi per gli effetti del Covid sui rami tradizionali, mentre lo stesso Covid potrebbe spingere per una crescita dei settori Salute e Assistenza. Anche il perdurare dei bassi tassi d’interesse rende più difficile mantenere la redditività del settore”, aggiunge Santoliquido specificando che “a livello di singole compagnie ci sono comunque ancora molte possibilità di efficientamento tecnico e di miglioramento della struttura di costo, anche attraverso operazioni di M&A”.
La mossa di Generali su Cattolica Assicurazioni potrebbe essere solo l’antipasto: gli analisti di SocGen, in un recente report, si aspettano, infatti, che il leone di Trieste possa far salire la propria quota anche sopra il 25% che significherebbe il lancio di un’Opa sui titoli dell’assicuratore veronese.
Inoltre, anche altri player potrebbero muoversi. Il settore Danni italiano vede tre gruppi dominanti con quote di mercato del 21%(Unipol), 15% (Generali pre Cattolica) ed il 12,5% (Allianz). Poi ci sono altri player (Reale, Cattolica, Axa, Vittoria, Zurich, Groupama) con quote tra il 2,5 ed il 6,5%, seguite dalle altre compagnie minori. “Le prossime mosse dovrebbero arrivare soprattutto dai player medi che devono cercare di ridurre il gap con le prime tre o dall’aggregazione di player minori che permetta loro di raggiungere la dimensione minima necessaria per operare nel mercato” conclude Santoliquido.
Dalla dimensione, alla qualità, secondo Taos Fudji, Director Insurance Ratings di S&P Global Ratings, “le maggiori possibilità di consolidamento derivano dalla razionalizzazione delle attività dei gruppi assicurativi in alcuni mercati e segmenti di prodotto che offrono migliori prospettive di profittabilità. Un buon esempio di questa tendenza è la cessione delle attività di Axa nell’Europa orientale al gruppo assicurativo Uniqa, che vanta una presenza consolidata nell’area di Austria ed Est Europa, ed è tuttora in corso nonostante la crisi sanitaria e finanziaria. Per estensione, possiamo pensare che i gruppi assicurativi con maggiori prospettive di crescita e redditività in Italia siano quelli più propensi ad espandersi sul mercato locale”.
Attenzione, però, ammonisce S&P, “la crisi sanitaria e finanziaria ha reso i mercati molto volatili, e questo rende ancora più difficile trovare un accordo per la valorizzazione delle società potenzialmente oggetto di consolidamento”.
