Dazi, chi vince e chi perde
Gli analisti non credono all’innesco di una guerra commerciale. Intanto, però, ci sono Paesi che potrebbero avvantaggiarsi della disputa tra Usa e Cina
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Il protezionismo Usa ha una vittima designata in Europa: la Germania, che deve ancora guardarsi dalla minaccia delle nuove tariffe che Donald Trump intende imporre al settore delle auto, di cui Berlino è un grosso esportatore. Un impatto che è stato stimato dall’istituto Ifo di Monaco in 5 miliardi di dollari e da altre fonti – per esempio Unicredit Research – anche fino ai 20 miliardi. La Vda, l’associazione che rappresenta le maggiori case auto tedesche, offre una panoramica dell’export tedesco in Nord America: nel 2017 sono state 657mila le auto esportate nella regione per un valore (se si include anche la componentistica) di 31,2 miliardi di euro (contro un import pari a 7,4 miliardi).

Di dazi auto il presidente Usa che si appresta alle elezione di mid-term il 6 novembre ha ricominciato a parlare a fine agosto, minacciando un inasprimento fino al 25% dal 2,5% attuale. Forse una boutade elettorale, ma allarmante, secondo gli analisti. Perché se si trasformasse in azione, sarebbe una batosta per l’economia tedesca, nonostante un agosto molto soddisfacente in cui “si era comportata bene riuscendo a superare la debolezza manifestatasi nel primo semestre. Tutto grazie al miglioramento dei servizi e dell’industria manifatturiera anche se l’inflazione è rimasta sotto il 2% – dicono Peter Rosenstreich, head of market strategy, e Vincent Mivelaz, analista di Swissquote – Riteniamo che la Germania crescerà solo moderatamente nella seconda parte dell’anno e che il calo della fiducia si riscontrerà a partire proprio dal mese di ottobre”.
Dunque, il “mode” è ancora settato sul risk-off e i buoni numeri tedeschi sembrano doversi rivelare effimeri. “La domanda estera di beni potrebbe calare rapidamente come si evince dalla lettura degli ordini manifatturieri che sono rimasti in territorio negativo per il secondo quadrimestre consecutivo (nonostante il rafforzamento dell’economia domestica) sulla scia delle nuove tariffe che gli Usa potrebbero imporre al settore automobilistico. A questo si sommano gli ultimi dati di bilancio che mostrano un surplus in declino”, continuano gli esperti di Swissquote.

Nulla che debba sorprendere: visto che, come già detto, fin da maggio diversi analisti paventavano un effetto dannoso per l’Europa e la Germania in particolare dalle politiche protezioniste di Trump. “Ovunque vengano applicati i dazi, le transazioni diventeranno più costose e probabilmente ci sarà un rallentamento dei volume commerciali – puntualizza Esther M Baroudy, portfolio manager global equities di State Street Global Advisors – In Europa, un’area in cui le esportazioni e le spese in conto capitale sono relativamente elevate, questo potrebbe tradursi in un nuovo rallentamento dell’economia che, a sua volta, potrebbe rivelarsi difficile da gestire per via di un quadro politico frammentario, una già fragile ripresa economica e un elevato tasso di disoccupazione in molti Paesi. La Germania potrebbe subire fortemente l’impatto di tali misure, visto che le esportazioni rappresentano quasi il 47% del Pil”. L’incertezza sulle prospettive di business e la difficoltà di misurare questo impatto sui futuri flussi di reddito e di profitto inevitabilmente hanno un impatto sui corsi azionari.
