Elezioni Usa: banche, energia, tech e salute a rischio volatilità
12 febbraio 2020
di Redazione
3,30 min
Secondo M&G Investments, le proposte fiscali e di regolamentazione eserciteranno la principale influenza sul mercato. Ma non conviene essere troppo ribassisti, meglio diversificare
Ritu Vohora, investment director equities di M&G Investments
Nonostante le politiche monetarie accomodanti, il sostegno continuo da parte delle banche centrali che dovrebbe prolungare il ciclo economico e la distensione sul fronte Usa-Cina, sui mercati rimane l’incertezza. “Le azioni americane hanno registrato buone performance nel 2019, facendo salire le valutazioni e creando un cuscinetto sottile per assorbire sia la minaccia di una pandemia globale di coronavirus, che un anno caratterizzato da elezioni Usa probabilmente polarizzate e controverse”, afferma Ritu Vohora, investment director equities di M&G Investments.
E saranno proprio le urne americane a tenere banco sui mercati nel 2020. Prova ne è che l’ultimo Global Fund Manager Survey di Bank of America Merrill Lynch ha mostrato come l’esito delle elezioni presidenziali Usa è ora considerato il rischio di coda più rilevante nel prossimo futuro. Le guerre commerciali sono scese al secondo posto per la prima volta dallo scorso maggio, dopo averla fatta da padrone a lungo. “Sebbene vediamo ancora il persistere di minacce e tweet su questo fronte, a meno di 10 mesi dalle elezioni è difficile che la retorica si intensifichi ulteriormente – afferma l’esperta -. Ora che la campagna elettorale entra in una fase cruciale, le politiche pubbliche americane sono quelle che forse catalizzeranno in modo maggiore l’attenzione”.
A detta della Vohora, anche se a un ritmo più lento, l’economia statunitense è destinata a continuare la sua crescita, sebbene sembri che siano state scontate finora solo alcune delle conseguenze connesse alle elezioni. Ma con l’avvicinarsi del giorno del voto, l’ampio spettro di possibili risultati elettorali e di relative agende politiche concorrenti potrebbe pesare sul sentiment, con effetti che si ripercuoterebbero sia sull’economia che sui mercati.
“Le elezioni sembrano essere una battaglia di eccessi tra candidati polarizzati – osserva l’esperta -. I Democratici devono ancora decidere il candidato e le primarie sono iniziate il 3 febbraio. È una corsa serrata tra candidati popolari ma ideologicamente disparati. Mentre il vicepresidente Joe Biden mira a rafforzare e a costruire l’agenda democratica centrista, i contendenti di sinistra Bernie Sanders ed Elizabeth Warren chiedono grandi cambiamenti strutturali. Hanno avanzato proposte che modificherebbero radicalmente il contesto aziendale, con un probabile impatto negativo sulla crescita e sui mercati azionari. Un secondo mandato per Trump comporterebbe molto probabilmente il protrarsi della retorica sul commercio, che ha guidato la volatilità del mercato e l’incertezza degli investimenti aziendali”.
Sebbene le politiche commerciali e monetarie avranno un peso considerevole, le proposte fiscali e di regolamentazione, in particolare, meritano secondo la Vohora un attento esame, in quanto saranno queste a esercitare la principale influenza sui risultati del mercato. “Le implicazioni per un aumento sostanziale della spesa pubblica non sono scontate nei rendimenti dei titoli di Stato statunitensi, e nemmeno un aumento materiale dell’aliquota dell’imposta sulle società Usa nei mercati azionari”, evidenzia.
“Settori come quello finanziario, l’energia, la tecnologia e la sanità potrebbero essere volatili, a causa del rischio di una maggiore pressione normativa – avverte -. Tra le questioni in gioco ci sono il modo in cui strutturare un sistema sanitario per una popolazione che invecchia, la crescente disuguaglianza di reddito, il cambiamento tecnologico, la frammentazione delle Big Tech e le questioni ambientali. La diversità dei candidati, l’entità delle problematiche e l’importanza degli Stati Uniti per i mercati globali, rendono queste elezioni rilevanti per gli investitori di tutto il mondo. La politica darà forma alle tendenze globali e definirà i vincitori e i vinti settoriali”.
L’esperta non si sbilancia e sottolinea che come si è visto alle ultime elezioni americane e con la Brexit, è difficile prevedere i risultati politici e ancora più difficile prevedere la reazione dei mercati. “Con il mercato statunitense ora con valutazioni molto alte, la sensibilità del mercato al flusso di notizie sarà probabilmente significativa in vista delle elezioni e dovremmo vedere una maggiore volatilità con l’avvicinarsi del giorno del voto”, spiega.
Ma non conviene essere eccessivamente ribassisti, secondo la Vohora: negli ultimi 20 cicli elettorali statunitensi, ci sono stati solo due casi di mercati in ribasso nei 12 mesi precedenti i risultati elettorali. “Come sempre, però, la diversificazione rimane fondamentale. Gli investitori devono essere selettivi per trovare quelle aziende che possono continuare a realizzare profitti aziendali e concentrare l’attenzione sulle priorità politiche fondamentali dei candidati. Nei prossimi mesi i sondaggi saranno un fattore cruciale”, conclude.
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