Il prezzo del petrolio sale e la Russia ne beneficia. L’analisi
Jacob Grapengiesser, Partner di East Capital si concentra sullo sviluppo del settore petrolifero con un focus sui miglioramenti in Russia
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Dopo una performance che ha battuto gli altri mercati emergenti, ci sono diversi buoni motivi per continuare a essere ottimisti sull’azionario russo. È questa l’opinione di Hugo Bain, senior investment manager di Pictet Asset Management, secondo cui il 2019 sarà un anno positivo per questa asset class. Innanzitutto perché l’economia del Paese risente meno di quanto si pensi delle sanzioni: un impatto significativo sul mercato si produrrebbe solo se l’Occidente rinunciasse a petrolio e gas russi, da cui però è abbastanza dipendente.
Non solo. “Avendo contribuito a mantenere il rublo debole, le sanzioni hanno paradossalmente contribuito a mantenere il bilancio del governo in attivo, visto che le sue spese sono in una valuta locale depressa, mentre i ricavi sono in valuta forte”, argomenta Bain. Ai vertici politici conviene quindi che vengano mantenute le sanzioni per continuare a contenere le quotazioni del rublo.
In generale, sul fronte geopolitico le tensioni sono sotto controllo. L’accordo con la Turchia per creare una zona demilitarizzata a Idlib ha scongiurato per il momento un aumento di tensioni nella zona, in cui la Russia è al fianco di Assad contro i ribelli islamici. Restano aperti altri fronti: una possibile imposizione di nuove sanzioni da parte del Regno Unito dopo l’avvelenamento dell’ex spia russa Sergei Skripal su suolo britannico, un’offensiva statunitense in caso si provino le interferenze russe nelle elezioni di metà mandato 2018.
“Anche i conflitti con l’Ucraina si sono in qualche misura intensificati recentemente, ma siamo convinti che non siano destinati a incidere sui fondamentali economici o societari”, commenta Bain. Inoltre, secondo Pictet, Mosca dovrebbe portare avanti la sua partecipazione all’Opec+ (il nuovo supercartello che include nuovi Paesi membri, tra cui la Russia), e questo dovrebbe stabilizzare i prezzi del petrolio il prossimo anno.
Sul fronte economico interno, inoltre, ci sono segnali positivi. “Sia il ministro delle Finanze sia la Banca centrale hanno perseguito politiche assennate negli ultimi anni. Il rapporto debito/Pil è basso e il bilancio dello Stato è in attivo, in parte grazie alle sanzioni”, osserva Bain.
Per quanto riguarda il mercato azionario, l’esperto osserva che oggi tutti i segmenti del mercato sono convenienti: “Gli esportatori russi sono attualmente in una posizione ottimale per poter generare free cash flow e beneficiano della debolezza del rublo e di prezzi delle materie prime relativamente favorevoli”. Ma anche tra le aziende attive nel mercato interno “ci sono grandi società con fondamentali robusti che scambiano con valutazioni quasi in sofferenza e non è per nulla raro trovare società con rendimenti da dividendo a due cifre”, aggiunge Bain.
Inoltre, il mercato azionario russo paga circa il 7% in termini di dividendi rispetto al 3% dei mercati emergenti in generale. “È una previsione pericolosa da fare, ma nel 2019 potemmo assistere a meno notizie negative sulla Russia, con la possibilità per gli investitori di concentrarsi sui fondamentali interessanti del Paese. Quando succederà, crediamo che sarà inevitabile una rivalutazione dei prezzi”, conclude Bain.
