2019, moderato rialzo dell’azionario
Dufossé (Candriam): “Le probabilità di una recessione su un orizzonte prevedibile sono ridotte. In tale contesto, gli utili delle imprese dovrebbero continuare a registrare una crescita positiva”
2,30 min

La volatilità e i movimenti di correzione registrati sui mercati nell’ultima parte dell’anno appena concluso hanno lasciato un po’ di amaro in bocca agli investitori. Ma secondo Carlo De Luca, responsabile asset management di Gamma Capital Markets, non siamo (ancora) in una fase di bear market. “Nonostante le forti correzioni delle ultime settimane, il mese di dicembre 2018 si è chiuso con l’indice S&P 500 ancora sopra il canale rialzista di lungo termine”, commenta De Luca.
Sul Nasdaq 100, per esempio, i cali sono stati un riposizionamento dopo un rally eccessivo e troppo rapido, poco sostenibile. “A nostro modo di vedere, la correzione attuale era attesa e benvenuta, tanto che ci aspetteremmo un ulteriore 10% di discesa dagli attuali livelli”, aggiunge il manager. Il fatto che gli indici abbiano perso più del 20% non equivale automaticamente a indicare che si sta attraversando una fase di orso. Ma è pur vero che “la grande volatilità suggerisce di avere un esposizione più bassa rispetto al normale e una selezione di titoli con beta inferiore e meno ciclici”, spiega De Luca.
Quella che vivono i mercati oggi è una fase di correzione, ma non di recessione. Gran parte del pessimismo visto finora è stata innescata dai timori per un inasprimento della guerra commerciale Usa-Cina, che però i recenti segnali positivi sembrano avere attenuato. Certamente in caso di accordo l’ipotesi di una recessione si allontanerebbe, mentre in caso contrario De Luca ammette che le Borse potrebbero perdere ancora 10-20 punti percentuali, generando una spinta recessiva per effetto delle perdite di portafoglio che diminuirebbero il potere di acquisto dei consumatori.
“In tale contesto ancora in via di definizione, la nostra strategia di investimento si adegua, tanto che stiamo aumentando i titoli meno ciclici, considerato che il ciclo è giunto a maturazione, pur prediligendo ancora una selezione di titoli growth rispetto a quelli value, o blend (cioè con medi tassi di crescita e media redditività, ndr), che sono la giusta via di mezzo per questi mercati. I titoli growth che manteniamo in portafoglio sono solo quelli che si stanno avvantaggiando della disruption tecnologica o dei megatrend demografici”, aggiunge De Luca.
L’esperto ha ridotto la componente beta ed è uscito dai titoli tecnologici sopravvalutati e che scontavano utili futuri un po’ troppo alti, consevando le posizioni in quelli con utili consolidati e p/e tra 15 e 18. “Tra le scelte settoriali, abbiamo aumentato pharma, food & beverage e siamo usciti dall’automotive, mentre abbiamo ridotto difesa militare e aumentato i servizi sanitari. Siamo usciti anche dai titoli della robotica industriale per entrare in quelli legati all’intelligenza artificiale (meno automazione e semiconduttori e più software)”.
Nel modificare il portafoglio non si sono trascurati i megatrend: per esempio la virtualizzazione dei dati sul cloud impongono una sicurezza di base, fornendo sostegno quindi alle società di cybersecurity. “Tutte le aziende che vendono cybersecurity stanno avendo un exploit fortissimo e conviene tenerle in portafoglio”, precisa De Luca, convinto inoltre che il 2019 sarà l’anno della robotica e dell’intelligenza artificiale.
