Trade war, non scappate dall’azionario
La guerra dei dazi sta mettendo a dura prova gli investitori. Ma la qualità vince sempre. L’analisi di Flossbach von Storch
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Puntare sulle small cap per ottenere rendimenti più interessanti e navigare attraverso la disruption, ma con una forte attenzione alla selezione dei titoli. “Le aziende più ampie, longeve e ingombranti non sono sempre equipaggiate al meglio per adattarsi a rapidi cambiamenti”, si legge in un report a firma di Kristjan Mee, strategist research & analytics di Schroders, e Matthew Dobbs, head of global Small Cap. Questo perché le società più piccole hanno anche la capacità di crescere in maniera notevole, partendo da una base di utili e profitti bassa. E sono quelle che offrono agli investitori le migliori opportunità per esporsi a nuove tecnologie o a un mercato specifico.
“Con l’innovazione e gli sviluppi tecnologici che avanzano a un ritmo mai visto in precedenza, i vecchi settori sono parecchio sotto pressione. I nuovi competitor con tecnologie più avanzate possono rapidamente destituire le società consolidate che hanno dominato all’interno del loro settore per decenni. L’inarrestabile crescita di Amazon e il declino dei centri commerciali Usa è una chiara dimostrazione di questa tendenza”, commentano i due esperti. Sebbene non ne siano immuni, le small-cap possono beneficiare di questa disruption, perché possono “osare” e introdurre nuovi prodotti e servizi subendo meno delle grandi aziende ben consolidate il peso della struttura di management e il timore di perdere volumi di vendite e fette di mercato.
Mee e Dobbs offrono una sere di esempi a supporto di questa tesi: come il produttore giapponese di componenti auto Musashi Seimitsu, che ha rimodernato la sua offerta di prodotti, sviluppando componenti per motori elettrici, dopo aver realizzato che lo spostamento verso i veicoli elettrici avrebbe portato a una riduzione della domanda per i suoi prodotti classici. Oppure la francese Albioma, attiva nelle energie rinnovabili, che ha siglato un contratto di lungo termine con Edf per fornire elettricità nei territori francesi oltreoceano e in alcuni Paesi in via di sviluppo. E potrebbe beneficiare dell’annuncio del presidente Macron secondo cui la Francia cesserà di utilizzare il carbone per produrre elettricità dopo il 2022. Un altro esempio positivo è Chroma ATE, produttore di strumenti di misurazione e verifica elettronica taiwanese, che ha sempre prodotto apparecchiature di prova per l’elettronica tradizionale ma, con l’emergere delle nuove tecnologie, ha deciso di reinventarsi in modo sostanziale producendo tester per società di soluzioni wireless, illuminazioni a Led e semiconduttori.
Occorre però stare attenti alla selezione, e ricordarsi di diversificare. “Sebbene il settore sia ampio e vario, le società più piccole sono soggette a maggiori rischi specifici, a livello di singolo titolo. La dipendenza da un prodotto o da un mercato, il numero ridotto di manager, la più alta rappresentazione nei settori ciclici e un numero più limitato di opzioni di finanziamento sono alcuni dei principali rischi di tali società”, ammoniscono gli esperti di Schroders.

A livello geografico c’è chi suggerisce di puntare sulle small cap statunitensi, senza lasciarsi intimorire dalla recente debolezza. Come Curt Organt, gestore del fondo T. Rowe Price US Smaller Companies Equity di T. Rowe Price. “Se l’S&P500 ultimamente sta raggiungendo nuovi massimi storici, le small-cap Usa nell’ultimo anno hanno faticato a rimanere al passo. Ciò ha spinto alcuni investitori a mettere in discussione l’outlook per questa asset class nella propria allocazione. Tuttavia, a nostro avviso, non solo il contesto dei fondamentali rimane favorevole nel breve termine, ma vi sono solide ragioni per mantenere un’allocazione strategica di lungo periodo nelle small-cap”, commenta Organt.
A pesare sulle piccole capitalizzazioni è una combinazione tra il rallentamento economico globale e i timori per le guerre commerciali, anche perché le aziende più pccole tendono ad avere livelli di debito più alti in proporzione alle riserve di liquidità e ai ricavi, quindi sono nel complesso più sensibili al benessere dell’economia. Ma Organt è sereno: gli Usa stanno continuando a crescere in modo solido, e anche se certamente le small cap non sono immuni dai contraccolpi delle trade war, è pure plausibile che la guerra commerciale offra anche opportunità a certe aziende statunitensi, che potrebbero riempire gli spazi precedentemente occupati da quelle cinesi. Senza contare che investire nelle aziende Usa più piccole porta una serie di vantaggi nel nel lungo periodo: rendimenti storicamente superiori; diversificazione (i rendimenti sono meno correlati con altri segmenti importanti dei portafogli degli investitori europei rispetto a quelli delle large-cap); creazione di valore tramite selezione dei titoli, perché all’interno dell’asset class vi è una maggiore dispersione, che offre ai gestori attivi migliori opportunità. “In conclusione, nonostante i rischi e la volatilità più elevata, un’esposizione costante alle small-cap all’interno di un portafoglio ben bilanciato può generare valore nel lungo periodo”, conclude Organt.
