Azionario, ecco in che direzione sta andando il mercato
Capital Group prevede un risorgimento industriale negli Usa, mentre per Notz Stucki è ora di una rotazione settoriale. E in Europa? Ad AcomeA Sgr piacciono le banche italiane
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La crisi che seguirà il Covid 19 non ha precedenti nell’ultimo secolo. Nell’anno successivo al fallimento di Lehman Brothers, l’economia ha segnato un calo dello 0,6%, mentre il 2020 si appresta a chiudere con un Pil a -3%, secondo le stime della Banca Mondiale. Qualcuno ha paragonato lo scenario attuale alla Grande Depressione, qualcun altro non ha esitato a parlare di economia di guerra. Quello che è certo è che i mercati dopo un tonfo profondissimo, hanno ripreso a salire, pur mostrando una elevata volatilità, con il Vix che ha toccato il livello massimo dal “lunedì nero” del 1987. Cosa accadrà sui listini ora e nei prossimi mesi? Proprio perché la crisi attuale non ha precedenti comparabili, neppure nelle precedenti epidemie (limitate a una regione geografica) guardare ai movimenti del passato non offre necessariamente indicazioni affidabili ma può fornire una direzione agli investitori. La società di wealth management Usa Ifa, rileva per esempio che, dopo la Sars, esplosa nell’aprile del 2003, l’S&P 500 abbia segnato una performance del 15,53% (e del 22,66% in un anno); l’influenza suina dell’aprile 2009 ha visto il mercato salire del 20% in sei mesi e di quasi il 39% in un anno. Dinamiche che sono simili a quelle osservate per crisi con origini diverse da quella sanitaria. Dopo l’11 settembre 2001, chi dopo un anno risultava in perdita del 20% a tre anni mostrava un rendimento annualizzato del 4% circa e a 5 anni di quasi il 7%. Lo stesso si può dire per il post fallimento di Lehman: anche in questo caso il risultato a un anno era negativo per il 6,6%, ma quello annualizzato dopo cinque anni, superiore al 10%.
Cosa accadrà stavolta? Secondo Invesco, dopo una profonda recessione quest’anno, si assisterà a un sostanziale cambiamento dell’economia globale negli anni a venire,” poiché i profondi mutamenti strutturali già in atto prima della crisi del coronavirus sono probabilmente destinati a perdurare. In alcuni casi saranno addirittura amplificati dalla consapevolezza che bisogna mettere in conto anche gli eventi più estremi e che pertanto è utile poter contare su maggiori “assicurazioni” pubbliche, private e di portafoglio”.
“Ormai è evidente che questa recessione sarà molto più violenta rispetto a uno scenario tipico, ma la buona notizia è che non ci aspettiamo una crisi finanziaria sistemica, a differenza del 2008-2009, in ragione della risposta energica e abbondante dei principali istituti centrali e governi, che sono intervenuti per costruire una rete di protezione per l’economia globale”, secondo Arnab Das, Global Macro Strategist EMEA di Invesco. “I pacchetti di politiche monetarie e fiscali non possono certo compensare del tutto il crollo della spesa privata, e per estensione dell’attività economica globale, ma senza di essi sarebbe molto più lecito aspettarsi di finire in una spirale decrescente verso una recessione pluriennale, simile alla pandemia di spagnola del 1918-20, che probabilmente contribuì alla depressione dei primi anni Venti del secolo scorso”.
Il team global market strategy di Invesco, guardando più avanti, al 2021 e alla fase di normalizzazione post-pandemica dell’economia mondiale, prevede un ulteriore aumento dei rendimenti obbligazionari, il protrarsi dell’indebolimento del dollaro Usa ma anche la diminuzione della volatilità e dei premi al rischio per gli asset rischiosi.
Sui listini europei, intanto, il crollo di metà marzo è già stato ampiamente recuperato.
“Dal 16 marzo al 29 aprile, l’indice tedesco DAX ha avuto una performance positiva del 26,7%, l’EuroStoxx 50 del 23,1%, il Cac francese del 20,6%, il FTSEMIB italiano del 20,2%, il FTSE 100 britannico del 18,7% e l’IBEX spagnolo del 15,3%”, dice Giacomo Tilotta, Head of European Equity di AcomeA SGR. “Ad oggi analizzare la natura di questo movimento, cercando di individuare quali fattori abbiano avuto un impatto su di esso, risulta essere cruciale per capire, volgendo lo sguardo in avanti, quale potrà essere la direzione sui mercati. Di certo ci sono motivazioni tecniche alla base del rimbalzo in essere, come sempre avviene quando si toccano eccessi di negatività, ma allo stesso tempo riteniamo che vi siano stati altri fattori che hanno contribuito in modo rilevante”. Fattori come l’elevata flessibilità delle banche centrali, attraverso il loro programma di acquisti ha gettato le basi per il recupero in atto e il maggior grado di apertura e lo spiraglio lasciato aperto dalle promesse politiche dai principali paesi europei, seppur ancora in assenza di totale coesione, ha avuto un ruolo importante.
“Guardando al futuro, risulta chiaro come tra le condizioni essenziali per poter proseguire il rialzo in essere, non vi siano soltanto quelle relative alle decisioni e all’ammontare delle risorse messe in campo dalla politica monetaria e fiscale, ma anche quelle relative alla velocità di esecuzione delle misure – conclude Tilotta – Intraprendere le adeguate misure nel minor tempo possibile risulta essere fattore cruciale per permettere una ripresa economica meno difficile rispetto a quanto scontato dai mercati. D’altro canto, anche l’evoluzione della diffusione del virus e le prospettive su possibile rallentamento giocano un ruolo importante. I fattori politici e monetari precedentemente citati, pur nella loro importanza, sono dei fattori di risposta a una situazione di crisi che ha un origine di natura sanitaria. Ed è infatti sotto questo aspetto che si gioca la partita più importante sia per il suo risvolto finanziario che sociale. Dal flusso di notizie derivante dal fronte sanitario dipenderà largamente la tenuta dei mercati e la possibilità di continuare il recupero in atto rispetto invece alla possibilità di rivedere i minimi”.
