Consulenza e trading online, nemici-amici
Sempre più operatori offrono servizi di consulenza affiancati da piattaforme online per operare in autonomia. Il quadro di chi sono e come operano i nuovi trader-investitori
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Alessandro Moretti nasce come trader e investitore privato certificato (SIAT, MFTA) per poi evolvere e accreditarsi come analista e consulente finanziario indipendente. La storia è quella di uno che si è fatto da solo: “Per arrivare sono necessarie tante, tantissime ore di formazione”, ama ricordare ai clienti e ‘follower’ dei suoi numerosi profili social. Lo abbiamo intervistato per chiedergli un parere sull’evoluzione del settore alla luce della crescente spinta alla digitalizzazione della consulenza e dell’interesse degli investitori per i mercati finanziari.
Il fintech sta rivoluzionando l’industria finanziaria in tutte le sue forme, compresi i servizi di trading, investimenti e consulenza. Sul fronte della consulenza oggi è possibile seguire clienti in tutta Italia senza doverli andare a trovare direttamente a casa loro. Grazie ai social, inoltre, i consulenti possono sensibilizzare centinaia di migliaia di risparmiatori e dimostrare le proprie competenze. Sul fronte del trading e degli investimenti, la tecnologia ha permesso una forte riduzione delle commissioni di compravendita e di gestione di strumenti finanziari. Oltre che semplificare l’utilizzo delle piattaforme per operare sui mercati. Per i risparmiatori è una notizia positiva perché possono accedere a più strumenti prima irraggiungibili, spendendo meno e operando con più semplicità. Attenzione però a non farsi prendere la mano e pensare di essere dei guru della finanza. Bisogna essere sempre seguiti oppure è necessaria una profonda preparazione. Per gli intermediari invece è aumentata la concorrenza e si sono ridotti i margini di profitto. Non mi stupirei se dovessi vedere qualche big non farcela nei prossimi 10 anni.
Sono due profili estremamente diversi. Il trader è un profilo molto dinamico e con un’alta tolleranza al rischio. Sono persone decise, calme e con il sangue freddo anche nelle situazioni più difficili. Sono molto disciplinate e metodiche sia nella vita di tutti i giorni che durante la loro operatività. Vivono di trading per cui il loro obiettivo principale è tirare fuori dal mercato i soldi necessari per vivere. Di solito hanno capitali piccoli (tra i 10.000 e i 50.000€) e si aspettano rendimenti alti. Il loro orizzonte temporale è di breve termine. Gli investitori dall’altra parte hanno capitali elevati e puntano principalmente alla protezione del patrimonio (dall’inflazione e altri rischi). Quindi minori rischi, orizzonti temporali lunghi e rendimenti attesi più bassi. Chi investe non lo fa di mestiere. Gli investimenti non sono una professione. Gli investitori hanno tutti un proprio lavoro, ma i soldi che mettono da parte li investono per raggiungere obiettivi futuri di lungo termine.
Entrambe le attività sono accomunate dalla necessità di essere disciplinati e metodici perché altrimenti non si va da nessuna parte. Nella nostra attività ci capita spesso di avere dei trader che investono nel lungo termine parte di quello che guadagnano e investitori che utilizzano una piccola parte del proprio patrimonio investito con una finalità più speculativa e rischiosa. Chiaramente è una parte che sono disposti a perdere anche interamente senza avere delle ripercussioni negative nella vita di tutti i giorni. Bisogna sempre trovare il giusto equilibrio perché come abbiamo visto le personalità e le aspettative sono ben diverse. Non nego però che ottimi trader possono essere pessimi investitori e viceversa se abbandonati al loro destino. Non è un caso che infatti ci impegniamo moltissimo per una continua formazione sia in un campo che nell’altro.
L’errore principale che commettono è quello di credere che i movimenti di mercato si possano prevedere. Molti associano bravo consulente o bravo trader con colui che è in grado di prevedere il mercato e di dargli quindi le migliori dritte. Questo non esiste nel mondo reale. Il futuro non si può prevedere e perdere soldi in operazioni sbagliate è normalissimo. Bisogna accettarlo, altrimenti si finirà con il rimanere delusi. Quello che conta è avere una strategia ed applicarla con metodo e disciplina.
Noi manteniamo le due strade separate. È importante che le persone facciano un passo alla volta. Se vogliono fare i trader è giusto che partano dal trading per poi eventualmente imparare a reinvestire i profitti per il lungo termine. Se vogliono imparare ad investire correttamente i propri risparmi è giusto che prima sistemino i propri portafogli e poi eventualmente imparino come far trading con una piccola parte del proprio capitale.
La nostra strategia principale è l’educazione finanziaria: la prima cosa che le persone devono imparare è che non si diventa trader o investitori dall’oggi al domani anche se molti vogliono farci pensare questo. È un po’ come guidare la macchina. Per guidarla in sicurezza in città non dobbiamo diventare dei piloti di formula uno, ma dobbiamo imparare un insieme di regole fondamentali di base e fare qualche mese di pratica. Ecco lo stesso vale per il trading o gli investimenti. Dovrebbero istituire dei patentini finanziari nazionali che attestano che il risparmiatore sia alfabetizzato finanziariamente e che sia in grado di operare responsabilmente in autonomia o valutare l’operato del proprio consulente. Sul fronte dell’educazione finanziaria lavoriamo tantissimo perché purtroppo in Italia siamo al penultimo posto tra i vari paesi europei e questo è inaccettabile. Una maggiore educazione finanziaria avrebbe ripercussioni positive non solo per le finanze delle famiglie, ma anche per le casse dello stato.
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