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La Commissione ha presentato un Action Plan contro riciclaggio e finanziamento del terrorismo per creare un sistema di regole uniforme e coerente, sotto un’Autorità di vigilanza unica per tutta l’Unione
Sbarrare le porte del sistema finanziario europeo al denaro sporco: è questo lo scopo che si prefigge la Commissione europea con il lancio del suo Action Plan contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo. Un progetto ambizioso per una politica integrata contro il riciclaggio, che mette al centro la necessità di garantire in tutto il territorio dell’Unione europea l’applicazione uniforme delle regole in materia, e la creazione di un sistema di vigilanza unica che supervisionerà sulla corretta implementazione delle regole da parte degli stati.
Lo scopo del progetto è di rimuovere ogni possibile cavillo legale, buco legislativo e in generale qualsiasi punto debole nell’impianto europeo contro il riciclaggio, che facilitano le infiltrazioni di denaro sporco nel sistema finanziario e ne mettono a rischio la stabilità.
Nell’ambito dell’Action Plan, la Commissione intende varare una serie di iniziative entro il primo trimestre del 2021, ripartite su sei pilastri principali. Il primo è rappresentato dall’applicazione efficace delle norme dell’UE: la Commissione continuerà a seguire da vicino l’attuazione delle norme da parte degli Stati membri per garantire che le norme nazionali siano in linea con i più elevati standard possibili. Questo significa che per gli stati che non applicheranno con rigore le regole si prospetteranno delle procedure di infrazione. E anche l’EBA dovrà dare una mano, utilizzando tutti i suoi poteri per monitorare il lavoro svolto dalle autorità nazionali.
Il secondo pilastro riguarda l’adozione di un corpus normativo unico: l’attuale normativa vede diverse declinazioni da parte degli Stati membri. Un grosso problema, perché l’istituzione guidata da Ursula von Der Leyen sottolinea che è nelle differenti applicazioni che si creano le lacune che possono essere sfruttate dai criminali.
Per questo motivo, la Commissione potrebbe convertire alcune norme della direttiva antiriciclaggio in regolamento, che a differenza della direttiva è direttamente efficace negli ordinamenti dei singoli Paesi e non deve essere recepito con leggi nazionali (che possono produrre differenze). Per esempio, tra le regole che potrebbero essere trasposte in regolamento ci sono i requisiti dell’adeguata verifica della clientela, i controlli interni, gli obblighi di segnalazione, l’identificazione dei PEP.
Il terzo pilastro riguarda la vigilanza a livello dell’Ue: attualmente spetta ai singoli Stati membri assicurare la vigilanza delle norme Ue nel settore, e anche questo determina possibili lacune. A tal proposito si prospettano due possibili opzioni: affidare il ruolo all’Eba, che già vigila sul settore bancario, oppure creare un’autorità ad hoc.
Il quarto riguarda un meccanismo di coordinamento e di sostegno per le unità di informazione finanziaria degli Stati membri: le unità di informazione finanziaria negli Stati membri svolgono un ruolo fondamentale per individuare le operazioni e le attività che potrebbero essere collegate ad attività criminali.
Il quinto prevede di attuare le disposizioni di diritto penale e lo scambio di informazioni a livello di Unione: la cooperazione giudiziaria e di polizia, che dovrebbe coinvolgere anche gli attori del settore privato, è essenziale per garantire un adeguato scambio di informazioni. La Commissione pubblicherà orientamenti sul ruolo dei partenariati pubblico-privato al fine di chiarire e migliorare la condivisione dei dati.
L’ultimo riguarda il ruolo dell’Ue a livello mondiale: l’ambizione è quella di intensificare gli sforzi per operare in questo ambito come soggetto unico su scala mondiale. In particolare l’Ue dovrà adeguare il suo approccio ai paesi terzi che evidenziano carenze nei rispettivi regimi di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo tali da mettere a repentaglio il mercato unico. A tale scopo, la Commissione ha pubblicato una nuova metodologia per individuare i paesi terzi ad alto rischio, quelli cioè in cui i regimi nazionali non fanno abbastanza nella lotta contro il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, con carenze strategiche tali da costituire una severa minaccia per il sistema finanziario dell’UE. La nuova metodologia serve a garantire maggiore chiarezza e trasparenza nel processo di individuazione di questi Paesi, con l’interazione tra Ue e Gafi (Gruppo di Azione finanziaria internazionale, l’organizzazione transnazionale nata in seno al G7 per combattere il riciclaggio), maggiore coordinamento tra stati Ue e dialogo con i Paesi terzi.