Civets, Mist, Eagles o N-11? Gli esperti preferiscono la selezione agli acronimi
8 marzo 2018
di Gaia Giorgio Fedi
2 min
Articolo pubblicato su FR MAGAZINE | Feb – Mar 2018 |
In un 2018 che potrebbe non essere sensazionale per gli emergenti è meglio selezionare attentamente le posizioni. Le aree più interessanti? Sud America ed Europa centrale
Non solo Brics. Da quando Jim O’Neill di Goldman Sachs ha coniato il termine Brics (Brasile, Russia, India, Cina, cui poi è stato aggiunto il Sudafrica) sono proliferati gli acronimi per indicare i Paesi emergenti da tenere d’occhio, come Civets, Biits, Eagles, Mist, Mint, Sane, N-11. Ma gli esperti interpellati da Focus Risparmio preferiscono lasciare perdere gli acronimi, sostenendo che oggi per gli emergenti è preferibile un approccio molto selettivo. Carl Vermassen e Michaël Vander Elst, entrambi senior portfolio manager di Degroof Petercam Am, nel medio periodo si mantengono positivi sul debito degli emergenti, ma ritengono anche che “sarà importante scegliere la propria esposizione attentamente”, perché “la forte disinflazione di tali Paesi, che ha rappresentato la causa principale dei movimenti dei rendimenti obbligazionari di questi mercati nel 2017, nel 2018 dovrebbe rallentare come fattore propulsore generale”. I due esperti sottolineano due macro aree di interesse: il Sud America, che nonostante il potenziale rischio politico dovrebbe mantenere valutazioni interessanti, e l’Europa centrale.
Theo Holland, co-manager dell’Emerging Market Bond Opportunities Fund di Kames Capital
Per Theo Holland, co-manager dell’Emerging Market Bond Opportunities Fund di Kames Capital, se il debito emergente ha dato grandi soddisfazioni nel 2017, “l’outlook per il 2018 potrebbe non essere così roseo”, anche se “rimangono opportunità interessanti per chi è alla ricerca di buoni rendimenti”. Nemmeno Holland ama ragionare per acronimi, perché “la soluzione migliore è quella di combinare un approccio top-down, o macro, con uno bottom-up, con un’analisi dei singoli Paesi e società”. L’esperto crede che “il credito africano possa mettere a segno un altro anno di solidi ritorni”, e ritiene interessanti “i titoli corporate e finanziari della Nigeria, così come i governativi di Etiopia e Senegal”. Mentre in Asia le sue preferenze “cadono su Sri Lanka e Mongolia per quanto riguarda il debito sovrano, e Indonesia e India per alcuni titoli corporate. L’unica scelta appetibile nel contesto europeo è la Turchia, che dopo il breve sell-off della seconda parte del 2017 oggi ha le valutazioni più ragionevoli”. Per Holland, inoltre, “i pericoli associati alla situazione politica del Medio Oriente sono sopravvalutati, cosa che rende la regione interessante”, e nel dettaglio raccomanda i titoli sovrani del Bahrein, le blue chip degli Emirati Arabi Uniti e i big petroliferi del Kurdistan.
Paul Jackson, head of multi-asset research di Invesco PowerShares
“Tra i mercati dei titoli di Stato privilegiamo quelli con rendimenti interessanti, indebitamento limitato e relativa stabilità – indica Paul Jackson, head of multi-asset research di Invesco PowerShares – Nonostante i rendimenti solidi degli ultimi anni, riteniamo che il debito brasiliano offra un rendimento reale interessante: 5,5% al netto dell’inflazione stimata. Il rendimento del decennale turco è pari a quasi l’11,8%, che riteniamo si traduca in un rendimento reale del 3,7% circa. Inoltre, la Turchia offre un rendimento dei titoli di Stato decennali denominati in dollari pari al 5,3%, tra i più alti disponibili”. Sul fronte equity, le preferenze di Jackson convergono sulla Russia: “L’economia è tornata a crescere dopo la profonda recessione del 2015-2016 e le valutazioni sono attraenti”, senza contare l’effetto volano su azioni ed economia atteso dalla Coppa del mondo 2018. “Da notare, inoltre, che i titoli del settore energetico in Russia sono interessanti e che i titoli oil & gas mondiali hanno ritardato l’aumento del prezzo del petrolio, il che lascia intravvedere spazio per un recupero», conclude Jackson.
Secondo il capo dei mercati emergenti globali di Martin Currie (gruppo Legg Mason), i mercati emergenti sono in testa in molte aree tecnologiche, grazie a società leader che ampliano il vantaggio competitivo rappresentando solide opportunità di investimento.
Il 2017 ha segnato il sorpasso dei frontier market sui paesi sviluppati grazie a Vietnam e Argentina. Secondo Oliver Bell, gestore azionario specializzato in mercati di frontiera per T Rowe Price, alcune economie africane hanno il potenziale per guidare le performance quest’anno.
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