Un settore che coniuga megatrend e Esg, con l’ascesa di nuove tecnologie agricole, produzione di proteine alternative, packaging sostenibile
Rahul Bhushan, cofondatore di Rize Etf
Siamo nel bel mezzo della di una rivoluzione alimentare che cambierà in maniera dirompente il modo in cui coltiviamo, produciamo, trasportiamo e consumiamo il cibo. Un megatrend che non è possibile ignorare, che nasce in risposta a una serie di fattori, come la maggiore sensibilità a quello che mangiamo, l’innovazione tecnologica, ma anche la prospettiva di una scarsità alimentare in un pianeta con popolazione in aumento, e dal quale emergono nuove ghiotte occasioni di investimento. Il mercato infatti registra l’ascesa di società produttrici di cibo salutistico, o che investono in tecnologie agricole innovative, o impegnate nella sicurezza alimentare, e che offrono interessanti opportunità di investimento a lungo termine.
“Il sistema alimentare già ora fatica a garantire l’approvvigionamento necessario per una popolazione mondiale di oltre 7 miliardi di persone”, osserva Rahul Bhushan, co-fondatore di Rize ETF. “L’obesità e le malattie ad essa legate sono in crescita e gli impatti sull’ambiente di allevamenti intensivi e di processi industriali inquinanti sono ormai più che evidenti. A meno che non cambi qualcosa, queste problematiche non potranno fare altro che peggiorare, dato che la popolazione si sta avviando a raggiungere i 10 miliardi di persone per il 2050”, aggiunge Bhushan.
Questo problema è emerso con evidente chiarezza con la pandemia. Nella ricerca “The world after Covid-19” del team Global Economics & Strategy di Nomura, si sottolinea che durante la pandemia si temeva un rialzo dei prezzi degli alimentari, dovuto alla corsa all’approvvigionamento e alla chiusura di alcuni stabilimenti di produzione, ma in effetti si è verificato l’effetto opposto: sia a causa della chiusura dei ristoranti che ha frenato la domanda, sia perché il calo del prezzo del petrolio ha fatto scendere i costi della produzione agricola. Ma il quadro è tutt’altro che tranquillo, visto che la FAO ha parlato di una possibile “emergenza del cibo di dimensioni sconosciute”, e per Nomura ci sono diversi fattori che inducono a credere che “questa potrebbe essere la quiete prima della tempesta di una crisi alimentare globale”.
Questo problema non è sconosciuto alle società più innovative, che stanno elaborando nuovi sistemi per rispondere a problemi di penuria alimentare, come per esempio le startup che producono olio di palma sintetico per evitare le deforestazioni che mettono a rischio la biodiversità di diverse aree del pianeta.
Per fortuna, stiamo anche diventando dei consumatori più coscienziosi, commenta Bhushan. “Facciamo attenzione alla provenienza, ad acquistare prodotti del luogo e, cosa più importante, ci preoccupiamo della nostra salute. E queste sono buone notizie. Attualmente, un gran numero di imprese è nato per soddisfare la crescente domanda di cibo salutare, nutriente ed economico, coltivato con tecniche a impatto ambientale basso o nullo e che non comportano un’impennata dell’emissione di gas serra o la perdita di biodiversità”.
Presi nel loro insieme, i modelli di business che ruotano attorno all’alimentazione sostenibile rappresentano secondo l’esperto un enorme mercato in espansione e destinato a durare nel tempo. L’innovazione nel food “tocca numerosi settori tradizionali, pertanto il cambiamento non sarà solamente profondo, ma anche trasversale. Insieme al passaggio alla mobilità elettrica e alla crescente importanza delle energie rinnovabili, vediamo nella rivoluzione alimentare in atto una di quelle opportunità di investimento destinare a generare rendimenti notevoli sul lungo termine”, aggiunge Bhushan.
La rivoluzione è inevitabile, perché il tradizionale sistema produttivo di cibo è insostenibile per un pianeta con una crescente popolazione da sfamare. ” L’approccio di “economia di scala” ha causato conseguenze devastanti. Qualche esempio? L’uso senza limiti di prodotti chimici, fertilizzanti sintetici e ormoni; pessime condizioni igieniche e di vita degli animali allevati; deforestazione e distruzione della biodiversità; erosione del suolo e degli ambienti naturali; proliferazione di imballaggi di plastica. Qualsiasi scienziato può confermare oggi che tutte queste pratiche hanno portato a danni ambientali estesi e a emissioni di gas serra con conseguenze sugli ecosistemi locali, regionali e persino globali”, commenta Bhushan.
Il World Resource Institute ha dichiarato che se i livelli di efficienza produttiva di oggi dovessero rimanere costanti fino al 2050, “nutrire la popolazione del pianeta comporterebbe la distruzione della maggior parte delle foreste, la scomparsa di altre migliaia di specie e l’emissione di talmente tanto gas serra da superare da solo gli obiettivi di 1,5° e 2° fissati con l’Accordo di Parigi, anche se si portassero a zero le emissioni di ogni altra attività umana”.
Tutto questo senza considerare le conseguenze sulla salute, perché l’accento sulla quantità alimentare ha messo in ombra la qualità, comportando l’aumento di obesità e malattie metaboliche come il diabete, di cui oggi soffrono 463 milioni di persone nel mondo. Secondo la International Diabetes Federation, nel 2045 il numero potrebbe raggiungere i 700 milioni.
Questa emergenza ha messo in moto lo spostamento verso nuovi sistemi di produzione più sostenibili, con l’emersione di nuovi attori sul mercato: dalle società impegnate nella produzione di “proteine alternative” (ovvero carne di origine vegetale), a quelle che testano la qualità degli alimenti, o impegnate nell’agricoltura di precisione e innovativa, o nel packaging sostenibile. “Un’alimentazione sostenibile è ora considerata fondamentale da molti, se non da tutti, i sottoscrittori dei 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile (SDG) dell’ONU. Le società che si allineano con questi obiettivi presentano il mix perfetto di altissimo potenziale di crescita e piena sostenibilità del proprio business; essere esposti a questa opportunità di investimento tematica dovrebbe essere considerato, perciò, praticamente imprescindibile”, conclude Bhushan.
Per Credit Suisse nutrire la popolazione mondiale in modo sostenibile è una delle più interessanti opportunità di investimento. McKinsey sottolinea il ruolo della tecnologia in agricoltura