Bce, i mercati temono la stretta sul Pepp
Meeting clou giovedì tra annunci sul programma pandemico e proiezioni di crescita. Gestori divisi tra chi si aspetta una riduzione degli acquisti e chi punta sulle colombe
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Alla fine l’hanno spuntata i falchi, complice una ripresa economica sempre più forte che farà tornare l’Eurozona ai livelli pre-Covid già alla fine di quest’anno. E così, come molti operatori avevano previsto, la Bce ha deciso di ridurre la potenza di fuoco del Pepp, il piano di acquisti da 80 miliardi al mese nato per aiutare gli Stati a riprendersi dalla crisi pandemica. Lo shopping di asset targato Francoforte continuerà infatti ad un ritmo “moderatamente inferiore rispetto ai due trimestri precedenti”, mentre i tassi, come ampiamente atteso, restano invariati (il principale a zero, quello sui depositi a -0,50% e il tasso sui prestiti marginali a 0,25%) e la nuova guidance confermata.
Su quanto il Pepp verrà ridotto, il Consiglio direttivo non ha fornito una cifra precisa, spiegando che “condurrà gli acquisti in maniera flessibile in base alle condizioni di mercato, allo scopo di evitare un inasprimento delle condizioni di finanziamento incompatibile con il contrasto dell’effetto al ribasso della pandemia sul profilo previsto per l’inflazione”. Nel comunicato post meeting, non emerge alcun dettaglio nuovo neppure sulla scadenza del Qe pandemico, ma viene ribadito che la dotazione finanziaria totale del programma è di 1.850 miliardi di euro e sarà condotto almeno sino alla fine di marzo 2022), sottolineando che “se le condizioni di finanziamento favorevoli possono essere mantenute mediante flussi di acquisti di attività che non esauriscano la dotazione nell’orizzonte degli acquisti netti del Pepp, non sarà necessario utilizzare appieno la dotazione”.
Confermate tutte le altre misure. Francoforte continuerà gli acquisti di bond tramite il programma tradizionale App al ritmo mensile di 20 miliardi di euro, e “continua ad aspettarsi che gli acquisti netti procedano per tutto il tempo necessario a rinforzare l’impatto accomodante dei tassi, e terminare poco prima che inizi ad alzare i tassi d’interesse”. Stesso discorso per le operazioni di rifinanziamento, con le quali Francoforte “continuerà a fornire abbondante liquidità”, con la terza serie di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (OMRLT-III) che “resta per le banche una fonte di finanziamento interessante, a sostegno del credito bancario alle imprese e alle famiglie”.
A spiegare la riduzione dello shopping sono state appunto le prime parole pronunciate al termine del meeting dalla presidente della Bce, Christine Lagarde. La ripresa economica è “sempre più avanzata e le nostre aspettative sono per il superamento dei livelli di attività pre-pandemia per la fine di quest’anno”, ha detto nel corso della consueta conferenza stampa. Anche se, ha precisato, la diffusione globale della variante Delta potrebbe rallentare la ripartenza.
Francoforte ha dunque migliorato la sua stima di crescita per l’Area euro nel 2021, portandola al 5%, mentre quelle per il 2022 e 2023 restano pressoché invariate a 4,6% e 2,1%. In aumento anche le previsioni d’inflazione per quest’anno e i prossimi due, rispettivamente a 2,2%, 1,7% e 1,5%. Dopo il 3% toccato in agosto “ci aspettiamo un rialzo ulteriore in autunno, ma un calo nel prossimo anno”, ha spiegato Lagarde.
Inevitabili le precisazioni sul taglio del Pepp, che i mercati hanno già ribattezzato “soft tapering”. “Quello che stiamo facendo non è un tapering: stiamo ricalibrando il Pepp che è un programma d’emergenza”, ha evidenziato la presidente. Che ha aggiunto un chiarimento ulteriore: la Bce oggi ha deciso all’unanimità di rallentare, “non abbiamo discusso il ‘dopo’, per questo ci prepareremo nei mesi a venire e penso che ci saranno temi più interessanti che discuteremo a dicembre e su cui sarete informati prontamente”.
Stesso discorso per l’App (che secondo molti osservatori potrebbe diventare più flessibile una volta terminato il programma pandemico), “chiaramente destinato a continuare”, le cui sorti verranno discusse nel meeting di fine anno. Lagarde, interrogata su un’affermazione del capo economista della Bce, Philip Lane, secondo cui gli acquisti terranno conto delle necessità di fare deficit dei Paesi dell’Eurozona, ha anche spiegato che il ritmo degli acquisti è basato esclusivamente “sulle condizioni finanziarie e sulle prospettive d’inflazione”, non sugli impegni di bilancio degli Stati.
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