Lane (Bce): “Questa non è inflazione”
Per il capo economista Bce non c’è connessione con l’andamento di fondo dell’indice. Intanto l’Ocse segnala un rallentamento del Pil dell’area nel primo trimestre
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Nessun annuncio bomba, ma neppure una riunione di routine. Antenne dritte, i mercati aspettano infatti le parole di Christine Lagarde per capire soprattutto cosa succederà al ritmo di acquisti Pepp, ma anche per conoscere le nuove stime macroeconomiche targate Bce relative a Pil e inflazione, che peraltro arriveranno quasi in contemporanea con l’attesissimo indice Usa dei prezzi al consumo di maggio.
L’attesa generale degli investitori è di una conferma da parte dell’Eurotower del pacchetto di misure in atto, pur a fronte di una ripresa economica che sembra più forte del previsto grazie al successo delle campagne di vaccinazione e alle riaperture in atto in tutta Europa. Dopo aver deciso a marzo che gli acquisti sarebbero stati effettuati nel secondo trimestre “a un ritmo significativamente più elevato rispetto ai primi mesi di quest’anno”, il consiglio direttivo è infatti ora chiamato a indicare la strada per i prossimi mesi.
La previsione quasi unanime è che verrà mantenuto il livello attuale di 80 miliardi di euro al mese, sebbene l’estate potrebbe favorire un rallentamento. Ma quasi tutti i gestori sono dell’idea che se dovesse verificarsi una decelerazione degli acquisti, si tratterebbe più di una decisione operativa dettata da considerazioni di stagionalità, che non di non un cambio di marcia di politica monetaria, considerato l’impegno a “mantenere condizioni di finanziamento favorevoli” ribadito da tutti gli esponenti della Bce come un mantra.
Quanto all’allarme prezzi, per gli addetti ai lavori Lagarde ribadirà che si tratta di un fenomeno transitorio, frutto di una ripartenza economica da una situazione eccezionale di blocco che ha comportato strozzature e squilibri fra domanda e offerta in alcuni settori.
“Ci aspettiamo che la Bce mantenga il ritmo attuale degli acquisti di asset”, afferma Gero Jung, chief economist di Mirabaud Am, secondo per quanto riguarda l’inflazione il tema chiave saranno le proiezioni sull’indice dei prezzi al consumo per il 2023. “Un numero inferiore all’1,5% indicherà che l’obiettivo di un’inflazione ‘inferiore ma vicina al 2%’ è lontano”, sottolinea. Altro aspetto da monitorare, per Jung, è poi il consensus all’interno del consiglio direttivo: “Una convergenza tra le posizioni dei membri rafforzerebbe la risolutezza sulle decisioni future, tra cui quelle sul Pepp e sulla revisione strategica”, avverte.
Anche per il team strategie di credito globale di Algebris, la Bce fornirà sostanziali aggiornamenti sulle proiezioni di crescita, mentre i cambiamenti alle previsioni di inflazione saranno probabilmente attenuati. “Il tapering non sarà discusso in questa riunione – assicurano gli esperti -: se l’impegno ad acquistare ad un ritmo ‘significativamente più alto’ fosse attenuato, si tratterebbe di un cambiamento aggressivo, che non ci aspettiamo ancora. Tuttavia, gli acquisti del terzo trimestre potrebbero essere ridotti a fronte di un’emissione stagionale più debole, senza implicazioni più aggressive, ‘da falco’”.
Ma una riduzione del Pepp anche se non immediata è comunque, inevitabilmente, all’orizzonte, e per il team Algebris a Francoforte se ne discuterà nei prossimi mesi, probabilmente in parallelo con la Fed. “Tuttavia, la forward guidance evidenzierà che la politica monetaria rimarrà accomodante a lungo, poiché la Bce non può permettersi che i rendimenti dei governi periferici crescano in maniera sostanziale in una situazione di debito sovrano ancora elevato”, ribadiscono.
È convinto del mantenimento del programma di acquisto di emergenza pandemico, con eventuali rallentamenti dovuti alla stagionalità e non a un cambio di rotta, anche Konstantin Veit, senior portfolio manager european rates di Pimco. “Le politiche della Bce sostengono gli asset di rischio europei – sottolinea -, ma alle valutazioni attuali vediamo meno spazio per una compressione significativa degli spread, i rischi per le prospettive macroeconomiche rimangono elevati e un regime di forte dominio fiscale sfuggente”.
Per Veit i rischi che circondano le prospettive di crescita a breve termine sono attualmente giudicati ancora al ribasso e c’è quindi la possibilità che Francoforte aggiorni questa valutazione verso una posizione più equilibrata, in linea con la valutazione del rischio a medio termine. “Ancora più importante, per quanto riguarda l’inflazione – aggiunge -, mentre un’indicazione al mercato di dati leggermente più forti del previsto potrebbe vedere la previsione per il 2021 leggermente aumentata, è improbabile che le aspettative per le fasi successive dell’orizzonte di previsione vengano alterate, con la più rilevante proiezione di inflazione Hicp al 2023 probabilmente invariata all’1,4%”.
Per l’esperto Pimco, una volta che gli effetti legati alla pandemia sul percorso dell’inflazione saranno sufficientemente neutralizzati attraverso misure politiche temporanee come il piano pandemico, strumenti di acquisto di attività più regolari torneranno alla ribalta per mettere a punto la posizione di politica monetaria post-pandemia dal 2022 in poi, mentre i tagli dei tassi di interesse rimarranno in secondo piano. “In questo contesto – precisa -, la revisione della strategia dovrebbe aiutare a plasmare e comunicare il ruolo della politica monetaria in prossimità del limite inferiore effettivo. La Bce mira a presentare il risultato delle delibere sulla strategia in occasione della riunione di politica monetaria di settembre, riunione in cui ci aspettiamo anche alcune indicazioni sul futuro del Pepp oltre la data preliminare di fine marzo 2022”.
Veit si aspetta comunque che la revisione della strategia porti a un’evoluzione invece che a una rivoluzione e vede implicazioni radicali sugli investimenti come conseguenza. “Una proiezione di inflazione Hicp dell’1,4% per il 2023 è molto bassa e solleva dubbi sull’interpretazione della Bce della stabilità dei prezzi e su una strategia di semplice mantenimento dell’attuale configurazione di politica monetaria più a lungo invece di allentare le condizioni in modo aggressivo. La Bce dovrà rimanere altamente accomodante per gli anni a venire e, semmai, le conclusioni della revisione probabilmente propenderanno per un accomodamento più lungo e per lo sdoganamento di strumenti di politica monetaria precedentemente non convenzionali”, conclude.
Kaspar Hense, senior portfolio manager di BlueBay Am punta l’attenzione sul fatto che il board appare ancora politicamente diviso tra i ‘falchi’ del nord e le ‘colombe’ del sud e che possa deludere le aspettative in termini di supporto monetario. “È probabile che nel meeting di giugno venga rimosso il riferimento a un supporto ‘significativo””, avverte. Per l’esperto, i mercati si aspettano una delusione dal Riesame della strategia di politica monetaria che dovrebbe essere annunciato a settembre. Inoltre, la congiuntura sarà sfavorevole, con l’inflazione europea che avrà temporaneamente superato il target, lasciando Lagarde e colleghi meno margine di essere incisiva tanto quanto la Fed.
“Tutto ciò si ripercuoterà sui mercati obbligazionari europei. Per cambiare le dinamiche inflazionistiche attuali, le banche centrali devono prima disancorare le aspettative di inflazione” osserva Hense, secondo cui la Fed al momento lo sta facendo con successo. “Viceversa – evidenzia -, la Bce con tutta probabilità non riuscirà a disancorare le aspettative, dato il suo atteggiamento più conservativo verso le politiche monetarie. Ciò verosimilmente farà ripiombare l’Europa in un contesto di tassi ancora più negativi durante la prossima contrazione economica. Detto questo, il framework politico e finanziario dell’Europa è più solido di quanto sia stato negli ultimi anni”.
Inoltre, per l’esperto la Bce è meno divisa di quanto possa sembrare. “Isabel Schnabel si è dimostrata un’aggiunta di valore al board in termini di cooperazione. Nonostante l’attuale aumento dell’inflazione, i ‘falchi’ si sono avvicinati molto alla visione centrista sulle dinamiche inflazionistiche europee, mentre le ‘colombe’ sono politicamente sensibili sotto la guida di Lagarde. Alla luce di questi sviluppi, gli spread europei rimarranno probabilmente volatili nei prossimi due mesi, continuando però a muoversi all’interno di un range limitato”, conclude.
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