La Bce conferma gli stimoli e avvia la revisione strategica
La Lagarde si dice preoccupata per i tassi bassi, che saranno tra i temi della revisione strategica. “Ma serve ancora politica accomodante”. Critiche dai banchieri
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Per la prima volta dal 2003 il Consiglio direttivo della Bce lancia ufficialmente la revisione della strategia, che si concluderà entro fine anno, ma per il momento si va avanti sullo schema già visto: tassi invariati (che resteranno ancora a lungo sui livelli attuali, o addirittura inferiori, finché l’inflazione non riprende slancio), e programma di acquisti di asset al ritmo di 20 miliardi di euro al mese. In ogni caso, gli esperti si aspettano che la revisione (non una rivoluzione, ma un’evoluzione, secondo le parole di Lagarde) potrà produrre una politica ulteriormente accomodante. E l’elaborazione di un target di inflazione superiore al 2%.
“Come ci si aspettava, l’ultimo incontro della Bce è stato denso di annunci e cambiamenti strategici ma scarno di provvedimenti”, osserva Andrew Mulliner, global bonds portfolio manager di Janus Henderson Investors. I rischi restano orientati al ribasso e la politica accomodante va avanti. Durante la conferenza stampa Lagarde ha dribblato le domande più ostiche, ma nel comunicato stampa secondo Mulliner c’è un punto importante, cioè “l’annuncio che la revisione della politica sarebbe stata globale, in grado di valutare il modo in cui essi adempiono al loro mandato, come si valutano rispetto ad esso, come comunicano e gli strumenti che utilizzano, così come la stabilità finanziaria e gli aspetti ambientali”. Altro punto importante per l’esperto è l’attenzione alle questioni legate al cambiamento climatico. “Dovremo aspettarci altre domande e riflessioni su come la politica della banca centrale possa avere un impatto sul cambiamento climatico e promuovere una politica più verde”, riflette Mulliner.
Ulrike Kastens, Economist Europe di DWS, ritiene che proprio quello del cambiamento climatico potrebbe essere uno dei punti che potrebbero creare frizioni in Consiglio, anche se l’obiettivo di Lagarde è quello di ottenere una maggioranza nell’organo decisivo. Un altro punto, menzionato anche in conferenza stampa, è il fatto che a Francoforte sono ben consapevoli che l’era prolungata dei tassi bassi può creare storture, e che quindi la revisione si occuperà anche di analizzarne gli effetti negativi. Ma “anche se alcuni Paesi scandinavi potrebbero riporre qualche speranza nell’imminente analisi degli effetti collaterali della politica monetaria della Bce, non crediamo che questo possa annunciare la fine della politica espansiva”.
“Lagarde ha suggerito che la Banca centrale seguirà le orme della Fed adottando un processo inclusivo, che coinvolga esperti, accademici ma anche stakeholder provenienti dalla società civile”, commenta Silvia Dall’Angelo, senior economist di Hermes Investment Management. L’esperta sottolinea che al di là degli aspetti di facciata, ciò che in questo momento appare essenziale è capire se la politica monetaria abbia esaurito le proprie opzioni al livello attuale e se sia ancora efficace in un quadro in cui alla base di una bassa inflazione vi sono probabilmente ragioni più strutturali che cicliche. In ogni caso, prosegue Dall’Angelo, la Bce ha ritenuto che le condizioni economiche siano provvisoriamente migliorate rispetto alla precedente riunione, rispecchiando una prospettiva un po’ più rosea per quanto riguarda la domanda esterna e l’affievolimento delle tensioni commerciali internazionali”.
Per Andrea Iannelli, investment director per l’obbligazionario di Fidelity International, “il Consiglio direttivo della Bce sembra avere una visione più positiva della crescita, in linea con la recente stabilizzazione dei dati macroeconomici e con i rischi meno pronunciati di ribasso. L’inflazione, tuttavia, rimane ancora una preoccupazione. Le pressioni inflazionistiche sottostanti rimangono contenute e si prevede che l’inflazione globale si aggiri intorno ai livelli attuali, con una politica monetaria che rimarrà molto accomodante per un periodo di tempo prolungato. Alla luce del contesto attuale e delle difficoltà che la Bce ha avuto nell’aumentare l’inflazione, Iannelli argomenta che “è ampiamente previsto che l’obiettivo si sposti in un range intorno al 2% (piuttosto che l’attuale ‘al di sotto, ma vicino al 2%’). Ciò implicherebbe la possibilità di un superamento dell’inflazione, se ritenuto temporaneo, e rafforzerebbe una propensione maggiormente accomodante per il futuro”, aggiunge.
