Banche, i rischi sono tutt’altro che svaniti
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Più si è fragili più il Covid è pericoloso. E questo vale anche per le banche. A lanciare l’allarme è il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, che nel corso di un webinar a porte chiuse organizzato da via Nazionale, ha sottolineato come gli effetti della pandemia sull’esposizione al rischio di credito degli istituti italiani potrebbero essere più pesanti per quelli di minori dimensioni.
Per il governatore, che cita una recente analisi dell’istituto centrale, le banche ‘non significant’ presentano infatti una composizione diversa del portafoglio di crediti. E l’imporre delle perdite ai creditori delle banche medie e piccole in assenza di adeguati cuscinetti (buffer) di capitale Mrel per assorbirle “finirebbe per colpire i loro depositi con un possibile effetto a catena negativo sulle altre piccole banche”.
Secondo Visco “il nuovo regime di risoluzione è applicabile solo a un piccolo gruppo di banche e gruppi bancari: nell’area euro solo circa 200, su un totale di 3000”. Tutte le crisi che riguardino le altre dovrebbero essere gestire attraverso le procedure di insolenza nazionali. Si tratta però, ha ammonito il governatore, di “procedure molto eterogenee fra i diversi stati dell’Unione.
“Questa varietà crea dei problemi di disparità di condizioni visto che creditori e debitori possono essere trattati in maniera diversa a seconda del Paese, alimentando la frammentazione finanziaria”. Visco ha quindi sottolineato come il richiedere alle banche più piccole di emettere delle passività secondo le richieste Mrel (liquide) le obbligherebbe a ricorrere al mercato all’ingrosso dei capitali con il risultato di cambiare la loro raccolta. E questo potrebbe “avere un forte impatto sui margini spingendole fuori dal mercato dal momento che i costi di raccolta sarebbero troppo elevati da sopportare”.
Intanto da Via Nazionale è arrivato l’aggiornamento sul debito pubblico, che a novembre è rimasto pressoché stabile rispetto al mese precedente, risultando pari a 2.586,5 miliardi di euro. A ottobre aveva segnato un record a 2.586,971 miliardi. Il fabbisogno delle amministrazioni pubbliche, pari nel mese a 16,8 miliardi, è stato infatti più che compensato dalla riduzione delle disponibilità liquide del Tesoro (-16,9 miliardi, a 61,5 miliardi) e dall’effetto degli scarti e dei premi all’emissione e al rimborso, della rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e della variazione dei tassi di cambio (che ha complessivamente ridotto il debito di 0,4 miliardi).
Alla fine di novembre la quota del debito detenuta dalla Banca d’Italia era pari al 21,2% (0,4 punti percentuali in più rispetto al mese precedente). La vita media residua del debito, viene spiegato dai tecnici di via Nazionale, è rimasta stabile rispetto a ottobre, a 7,4 anni. A novembre è stata poi erogata un’ulteriore tranche (6,5 miliardi) dei prestiti previsti nell’ambito dello strumento europeo di sostegno temporaneo per attenuare i rischi di disoccupazione in un’emergenza (Support to mitigate unemployment risks in an emergency, Sure); alla fine del mese i prestiti erogati dalle istituzioni europee al nostro Paese ammontavano nel complesso a 16,5 miliardi.
Per quanto riguarda le entrate tributarie contabilizzate nel bilancio dello Stato, a novembre sono state pari a 42,6 miliardi, un valore sostanzialmente in linea con quello dello stesso mese del 2019. Nei primi undici mesi dello scorso anno le entrate tributarie sono state paria 363,6 miliardi, in diminuzione del 5,9% (-22,9 miliardi) rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.
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