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Settimane decisive per la vendita di Aspi tra l’offerta di Cdp e le avance della spagnola Acs. Valutazioni tra 9 e 10 miliardi. Giuricin: “Draghi di fronte al dilemma citato all’insediamento: Stato imprenditore o Stato regolatore?”
A quasi tre anni dal crollo del Ponte Morandi, la vendita di Aspi (Autostrade per l’Italia) si trova di fronte a un bivio. Dopo lunghe trattative per definire l’uscita della famiglia Benetton dalla compagine azionaria, tra minacce di revoca della concessione e varie ipotesi risolutive, Atlantia – la capogruppo con l’88% – ha di fronte a sé due opzioni: vendere a Cassa depositi e prestiti che in tandem con i fondi Balckrock e Macquarie ha avanzato una offerta vincolante da 9,1 miliardi, o attendere e capire quanto sia concreta la manifestazione di interesse arrivata, a sorpresa, l’8 aprile dalla spagnola Acs.
Una situazione di stallo il cui esito dipenderà non solo dalla volontà dei soci di Atlantia, ma anche dal governo che fin dagli inizi ha cercato una soluzione, senza trovarla, alla vicenda.
“Le minacce del governo Conte sulla revoca erano difficilmente applicabili e di fatto si sono persi oltre due anni, con pericolosi saliscendi dell’azione in Borsa in funzione delle affermazioni dei membri del Governo Italiano”, commenta a FocusRisparmio Andrea Giuricin, docente di Economia dei Trasporti all’Università Bicocca di Milano. “Ora Draghi si trova di fronte a quel ‘dilemma’ che lui stesso aveva annunciato in Senato nel suo discorso di insediamento: Stato imprenditore o Stato regolatore? Il ruolo dello stato regolatore (fatto male per troppi anni nel settore delle autostrade) deve essere riportato al centro, mentre il ruolo dello stato imprenditore dovrebbe essere lasciato al margine e riguarda una pagina politica del passato. A mio parere, la rinazionalizzazione tramite Cdp non è una soluzione ed è meglio che vi siano operatori del settore. Detto questo, è evidente che le mosse del governo Conte hanno indebolito una leadership italiana nelle concessioni”.
Guardando nel dettaglio alle due ipotesi, la prima, quella avanzata da Cdp, arriva dopo 5 mesi di due diligence e prevede una valutazione di 9,1 miliardi per il 100% e, secondo una nota di Via Goito, risponde ai seguenti obiettivi: promuovere l’ammodernamento della rete, favorendo la digitalizzazione e l’innovazione; dare stabilità alla governance di un’infrastruttura chiave per l’Italia in un’ottica di lungo periodo; contribuire alla realizzazione di un ingente piano di investimenti esteso all’intera rete autostradale di Aspi, con l’obiettivo di accelerare i programmi di manutenzione dell’infrastruttura, assicurando i più elevati standard di performance e sicurezza per gli utenti.
Quanto alla spagnola Acs, la società che controlla Abertis ha espresso interesse a partecipare, insieme con altri investitori (inclusa Cdp), all’acquisizione di una partecipazione di Aspi, valutata nel complesso – in base ai dati pubblici – tra 9 e 10 miliardi di euro.
Gli analisti di Equita fanno notare come da un lato l’interesse di Acs non sarebbe sull’intera quota dell’88% di Aspi detenuta da Atlantia, al contrario dell’offerta di Cdp-fondi, mentre la valutazione iniziale sarebbe del 4-15% superiore a quella di Cdp (aggiustata per garanzie e potenziali ristori per Covid-19). “Sarà importante verificare quale quota Acs vorrebbe acquisire di Aspi, se sarà affiancata da altri fondi nel deal e quali aggiustamenti effettuerà alla valutazione di Aspi dopo un’eventuale due diligence. La fusione di Aspi con Abertis – aggiungono gli analisti – sarebbe positiva per quest’ultima, permettendole di allungare la duration delle concessioni. Sulla base dei nostri calcoli, se in futuro si arrivasse alla fusione Aspi-Abertis e Acs volesse mantenere la stessa quota di Atlantia nella nuova Abertis, dovrebbe acquisire una quota del 42-44% di Atlantia”.
Una mossa che porta alla ribalta alcuni temi: l’italianità e il controllo di un assett strategico; la necessità di chiudere in fretta un accordo per non trascurare investimenti e manutenzioni, nonché la giusta valorizzazione del gruppo per i soci.
Sul fronte del titolo, la speculazione e l’idea che ci possa essere una “battaglia” di contendibilità sul gruppo hanno acceso le quotazioni. L’azione Atlantia viaggia stabile sopra 16 euro, sui massimi da marzo 2020. E le attese degli analisti nelle prossime settimane sono tutte al rialzo visto che Atlantia ha tempo un mese per analizzare l’offerta Cdp e potrebbe avviarsi ad aprire la data room agli spagnoli di Acs.
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