Al giro di boa 2017 l’Asia è campione tra i fondi
In 6 mesi gli emergenti salgono sul podio nonostante la stretta monetaria della Fed
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Il protezionismo da un lato e la deriva populista dall’altro. Due “fiammelle” che hanno acceso l’attenzione di Moody’s, secondo cui la crescita globale rischia di essere intaccata da cambiamenti significativi. “Tra i rischi principali c’è la virata significativa verso il protezionismo nella politica commerciale Usa – ha sottolineato Elena Duggar, associate managing director dell’agenzia di rating a stelle e strisce – che potrebbe pesare sui flussi commerciali globali e danneggiare la ripresa dell’economia globale”.
Un uso aggressivo di dazi insieme a una retorica improntata al nazionalismo potrebbe innescare una guerra commerciale deleteria per un ampio numero di economie avanzate ed emergenti. “Se altri Paesi dovessero seguire l’esempio Usa con politiche protezionistiche, allora l’impatto sulla crescita e produttività globale sarebbe sicuramente dannoso”, ha precisato Moody’s.
A gettare poi ulteriore benzina sul fuoco ci sono i crescenti rischi a livello politico in Europa, che rappresentano una seria minaccia per la ripresa Ue. A farlo notare è sempre Moody’s nel report “Rising political risk, slow economic growth cast shade on outlook for 2017”, pur sottolineando che le probabilità di una nuova crisi sono contenute, almeno nel breve periodo, come molto basse sono quelle di un’uscita di Italia e Francia dalla zona euro.
“I probabili successi elettorali di partiti anti-Ue e anti-globalizzazione alle prossime elezioni in Paesi di primo piano come Olanda, Francia e Germania potrebbero complicare la creazione di un nuovo governo o tradursi in un esecutivo più instabile e con politiche meno prevedibili che nel recente passato – si legge nel report – Tuttavia, crediamo che il rischio di una nuova situazione di crisi sia molto contenuto, almeno nel breve periodo. Riteniamo inoltre assai poco probabile che si verifichino scenari estremi come quelle di un’uscita di Italia e Francia dalla zona euro in qualunque momento”.
A preoccupare di più l’agenzia è la situazione nel medio termine: “Perché la zona euro si rafforzi servono governi forti in Paesi importanti. Se non ci saranno, vediamo il rischio che il disincanto nei confronti di Unione europea e zona euro continui ad aumentare nei prossimi anni”.
