Europa, ancora spazio per l’equity
I dati macro confermano la ripresa e gli utili societari continuano a crescere. I gestori guardano con interesse a tlc, utility regolamentate e finanziari
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Il QE non è finito. Proseguirà ancora, fino a fine anno. Ma con un ritmo meno intenso rispetto a quanto visto fino a fine marzo. Sono le nuove “regole” dettate dalla Bce nel meeting di dicembre 2016 e confermate nell’ultimo incontro di marzo. Ciò lascia presagire un futuro meno accomodante, a fronte di un’economia in miglioramento e di un’inflazione in ripresa.
Le nuove regole
Da aprile 2017 fino a dicembre 2017 gli acquisti viaggeranno a un ritmo di 60 miliardi al mese, contro i precedenti 80 miliardi. La Bce, pur ribadendo la necessità di disporre “ancora di un notevole grado di accomodamento monetario”, a differenza dello scorso anno non ha fatto più riferimento al fatto di “essere disposta a ricorrere a tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del suo mandato per raggiungere il proprio obiettivo”. Infatti, come ha spiegato il numero uno dell’Eurotower Mario Draghi, è venuto meno il carattere di urgenza. Inoltre, le stime sulla crescita del Pil sono state riviste al rialzo e la Bce ritiene che i rischi riguardo alle prospettive economiche siano “meno pronunciati”.
I tassi di interesse, intanto, rimangono fermi ai minimi storici: il tasso principale è allo 0,00%, quello sui depositi bancari a -0,40% e quello di rifinanziamento marginale allo 0,25 per cento.
Ancora prudenza
L’uscita dal QE, comunque, sarà graduale. “Nonostante il rinnovato ottimismo, la Bce rimane prudente ed è ancora in attesa di un rialzo dell’inflazione sottostante – fanno notare da Amundi – Sebbene l’inflazione complessiva abbia centrato per la prima volta l’obiettivo del 2% dal gennaio 2013, si tratta di un’accelerazione illusoria, perché l’inflazione sottostante, che fotografa in maniera più precisa le spinte inflazionistiche, non dà segnali di ripresa (solo + 0,9%). In ogni caso, la Bce ha rivisto al rialzo le stime sull’inflazione sottostante per il 2018 (1,5%) e il 2019 (1,8%)”. Ma la Bce rimane prudente anche in vista delle scadenze elettorali nella zona euro. Archiviato il capitolo Olanda con la vittoria di Rutte sull’anti-europeista Wilders, ora si guarda all’appuntamento francese. “La Bce non può essere precipitosa – sottolineano ancora da Amundi – Da inizio anno, gli spread sovrani si sono ampliati in quasi tutti i Paesi. Al riguardo, lo stesso Draghi ha spiegato che è stato difficile valutare l’impatto economico di alcuni avvenimenti politici. Probabilmente la Bce deciderà di accelerare il ritmo solo dopo che si saranno tenuti alcuni degli appuntamenti elettorali”.
Verso l’investment grade in dollari
Sulla stessa lunghezza d’onda il pensiero di Olivier Debat, specialista investimenti obbligazionari di Union Bancaire Privée: “Solo dopo le elezioni francesi il mercato comincerà a focalizzarsi sul rischio di un tapering da parte della Bce. Questo ridurrebbe l’attrattività di tenere un posizionamento sulla duration in euro, supportando una preferenza per un’esposizione ai titoli del debito corporate Investment Grade in dollari. C’è un chiaro dibattito aperto invece sull’high yield statunitense – aggiunge – in quanto il messaggio più ricorrente di Trump riguarda tagli fiscali per le aziende e la deregolamentazione; fattori che sarebbero positivi per l’S&P, per il quale l’high yield statunitense rappresenta il miglior sostituto nei mercati del credito. A ogni modo – conclude – i mercati finanziari restano concentrati principalmente su Donald Trump, tentando di capire a quale delle sue politiche darà la precedenza e quali riuscirà a far approvare ora che ha scelto la maggioranza del suo gabinetto. L’aumentata probabilità di un pacchetto di misure fiscali è valso un premio nel mercato dei tassi statunitensi che ora sembra sia ampiamente finito, con 2,5 rialzi prezzati dal mercato per il 2017 rispetto alla previsione della Federal Reserve che nel suo “dot-plot” mediano (il grafico che riflette le attese in tema di tassi di interesse, ndr) ne prevedeva tre”.
