“Ci sentiamo valpolicellesi, veneti e italiani e con orgoglio portiamo nel mondo quanto di bello, buono e ben fatto c’è nelle nostre terre”: Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola, ripercorre il filo rosso che lega la Valpolicella a Piazza Affari
Origini famigliari antiche risalenti al 1772 e un forte legame con il territorio di provenienza fanno di Masi Agricola uno dei fiori all’occhiello dell’imprenditoria italiana.
Dal Vaio dei Masi – questo il vigneto dal quale prende il nome – a Piazza Affari il passo è stato quasi naturale: “Abbiamo deciso di compiere questo passo quando abbiamo capito che l’azienda doveva assumere una dimensione globale, pur rimanendo legati ai valori della tradizione della mia famiglia”, commenta a FocusRisparmio Sandro Boscaini, presidente di Masi Agricola.
D’altronde la società era già avvezza a solcare i parterre milanesi, avendo negli anni precedenti alla quotazione, partecipato al programma Elite di Borsa Italiana rivolto ad una platea di piccole e medie aziende d’eccellenza. La società ha avuto bilanci certificati fin dai primi anni 2000 e dal 2006 ha aperto il suo capitale al fondo di private equity Alcedo.
Federico Girotto e Sandro Boscaini
Qual è la sua personale visione di impresa e imprenditore? Quanto è importante il rapporto con il territorio?
Sandro Boscaini: Chi fa vini di qualità e di alto pregio come noi deve pensare in primo luogo al territorio, d’altronde è una componente fondamentale: non esiste un marchio di qualità se non è associato a un territorio di qualità. Essendo nati nella Valpolicella classica e riconosciuti quali specialisti dell’Amarone e delle tecniche dell’appassimento, la nostra attività d’impresa è molto legata al territorio, ai suoi valori e ai prodotti autoctoni che hanno caratteristiche di omogeneità, dalle uve ai terreni delle Venezie. Per questo ci sentiamo valpolicellesi, veneti e italiani e con orgoglio portiamo nel mondo prodotti che testimoniano quanto di bello, buono e ben fatto è frutto delle nostre terre.
Qual è lo stato di salute del mercato del vino? Che cosa vi aspettate quest’anno?
Federico Girotto (amministratore delegato): Quello del vino fermo è un settore oggi giunto in una fase di maturità a livello internazionale. Per quanto ci riguarda, l’80% del nostro fatturato proviene dall’estero dove esportiamo i nostri prodotti in quasi 140 paesi. In termini di competizione, bisogna tenere in considerazione diversi fattori: da un lato c’è la concorrenza internazionale qualificata, dall’altro quella del vino italiano prodotto con o senza marchi. Dal nostro canto, stiamo investendo per la ricerca di un maggior governo della nostra catena distributiva nei mercati core. Questo perché pur lavorando con gli importatori nazionali di ciascun paese abbiamo riscontrato la necessità di controllare più da vicino la catena distributiva, che comprende anche la parte di comunicazione e marketing. Ora che il mercato vive una fase di maturità, abbiamo bisogno di comunicare al meglio e trasmettere al distributore il valore del nostro brand e dei nostri prodotti, affinché quest’ultimo li trasferisca a sua volta al consumatore finale.
Boscaini: Un esempio di investimento che nasce come strategia di comunicazione è il progetto Masi Wine Experience che consente di creare un legame sempre più diretto con il cliente, legandolo ai valori del marchio e del nostro territorio e ai valori della famiglia Boscaini, portandolo a fare un’esperienza a tutto tondo del mondo del vino. Ne sono una dimostrazione i nostri spazi monomarca, i Masi Wine Bar come quello aperto a Cortina d’Ampezzo lo scorso anno, e l’ottava location che presto aprirà in Germania, a Monaco di Baviera, proprio nella via del lusso Maximilianstrasse. Esiste poi un altro modo per fare innovazione che è quello di innestare sul mercato nuovi prodotti che cercano di combinare i trend di mercato con le espressioni enologiche del territorio e con i valori del marchio.
Quali sono i mercati più importanti per Masi?
Girotto: In termini di volumi il Canada e i paesi del nord Europa, dove Masi è veramente un marchio onnipresente e storicamente riconosciuto. Vi sono poi mercati importanti per il posizionamento di marca, dove ci concentriamo sulle fasce di clientela premium o ultra-premium ma dove per attitudini al consumo locali non possiamo incrementare più di tanto la nostra top line: tra questi, ad esempio, i mercati del Far East asiatico come Singapore, Hong Kong o il Giappone. Germania, Russia e Usa sono invece mercati che presidiamo sempre con forza, rappresentando ancora una opportunità nonostante il livello di maturità del mercato, perché mostrano un differenziale che dobbiamo che provare a colmare. Infine, un mercato che ci sta dando grandi soddisfazioni è l’Italia dove, negli ultimi quattro/cinque anni stiamo crescendo con tassi importanti a livello di gruppo.
Quali iniziative per il futuro?
Boscaini: Abbiamo le idee molto chiare sulle direttrici di sviluppo del business, basate essenzialmente su tre pilastri: crescita interna, sviluppo per linee esterne e la Masi Wine Experience già citata: il nostro obiettivo è mantenere la vicinanza con il consumatore finale attraverso le strategie tipiche delle aziende della moda e del lusso. Sono tante le iniziative avviate per aprire le porte delle nostre tenute ai visitatori. Un esempio è anche il Wine Discovery Museum che si trova presso Masi Tenuta Canova a Lazise, sul Lago di Garda, e che offre un’esperienza sensoriale unica e coinvolgente per il cliente.
Quali vantaggi dalla quotazione in Borsa?
Boscaini: Crediamo che lo sbarco su Aim Italia ci abbia dato maggior visibilità nei rapporti con tutte le tipologie di stakeholder. Lo status di società quotata, inoltre, ci responsabilizza a mantenere un certo modus operandi nella maniera di comunicare all’esterno. Penso che il mondo della finanza e del wine in futuro andranno sempre più di pari passo poiché il nostro settore è diventato ad alto impiego di capitale: i costi dei vigneti di alta qualità in Italia sono alle stelle, le esigenze del marketing, della distribuzione e le strutture tecniche, dalla vigna alla cantina, sono tutte attività sempre più onerose. Quindi se si vuole crescere si deve affrontare per forza di cose il tema della capitalizzazione.
Avete dei cantieri aperti al momento?
Girotto: Stiamo intensificando l’attività con gli investitori con la volontà di farli sentire sempre più parte di tutti i nostri progetti. Anche per questo, con la quotazione, abbiamo dato vita al Masi Investor Club, un’iniziativa esclusiva che ha riscontrato grande successo anche presso gli investitori retail. Il nostro obiettivo, infatti, è quello di offrire a ogni azionista la possibilità di diventare, idealmente, proprietario di “un pezzo di cantina”, di una botte o di un piccolo vigneto. E nel caso di Masi di essere parte di una cantina affermata in tutto il mondo, bandiera dell’eccellenza del Made in Italy. A questo si aggiunge poi l’opportunità per i membri dell’Investor Club di frequentare le nostre tenute, partecipando anche a programmi e eventi esclusivi come degustazioni esclusive o incontri dedicati, per sperimentare il mondo Masi ed esserne parte integrante.
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